0,00€

Nessun prodotto nel carrello.

0,00€

Nessun prodotto nel carrello.

TematicheItalia ed EuropaLe tensioni fra Serbia e Kosovo, alcune considerazioni

Le tensioni fra Serbia e Kosovo, alcune considerazioni

-

Le tensioni in Kosovo sono sfociate ancora una volta in violenza, nella quale sono rimasti feriti anche alcuni militari della Kfor, la forza Nato incaricata di mantenere la pace in un territorio carico di tensioni mai sopite tra la comunità serba e quella albanese. Il 29 maggio negli scontri sono rimasti coinvolti anche 14 militari italiani, appartenenti al Nono Reggimento Alpini L’Aquila. L’escalation in corso ha preso sempre più forza a partire dall’ultima tornata di elezioni amministrative. La popolazione serba, sostenuta da Belgrado, anche se non apertamente, contesta infatti l’elezione di alcuni nuovi sindaci di etnia albanese, come emerso dal voto locale del 23 aprile scorso

I cittadini di etnia serba hanno così iniziato a opporsi all’entrata in servizio dei nuovi primi cittadini, in particolare nei quattro maggiori Comuni del Kosovo del Nord: Mitrovica Nord, Zvecan, teatro degli scontri più gravi, Zubin Potok e Leposavic. Dopo ripetuti appelli alla levata dei blocchi che impedivano anche il movimento dei mezzi della polizia locale, i militari Nato oggi hanno affrontato i dimostranti serbi che assediavano da ore la sede del Municipio locale, continuando a impedire al nuovo sindaco di insediarsi nel suo ufficio. Per la popolazione serba resta inammissibile che sindaci in rappresentanza del 2% della popolazione governino città i cui abitanti sono al 98% di etnia serba. E se Belgrado punta il dito contro il Kosovo, Pristina fa lo stesso con la Serbia La presidente kosovara, Vjosa Osmani, e il premier, Albin Kurti, continuano a sottolineare la regolarità del voto, accusando la Serbia di aizzare le rivolte anche attraverso le strutture illegali che mantiene nel nord del Kosovo. Il presidente serbo, Aleksandar Vučić, aveva ordinato la messa in stato di massima allerta dell’Esercito serbo, inviando alcuni uomini al confine. Una risposta decisa, anche per mandare un segnale al paese per far vedere di avere il controllo della situazione, in un periodo in cui deve fronteggiare proteste di piazza sempre più partecipate in seguito ad alcuni tragici episodi di sparatorie che hanno colpito alcuni istituti scolastici. 

Nel quadro internazionale la Russia continua a sostenere la Serbia e a non riconoscere il Kosovo, poiché è contraria alla normalizzazione delle relazioni tra Belgrado e Pristina, considerata solo un tentativo di brutale imposizione alla Serbia del riconoscimento de facto del Kosovo. L’ambasciatore russo in Serbia, Alexander Botsan-Kharchenko, ha ripetutamente affermato ai media che la Russia è impegnata a rispettare la risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, non riconosce il Kosovo e rimane fedele al principio del sostegno a Belgrado. In sostanza però a Mosca non piace che la questione del Kosovo venga risolta senza la loro partecipazione. Il Cremlino ha influenza sulla Serbia attraverso la questione del Kosovo nelle Nazioni Unite e nel campo dell’energia, principalmente le importazioni di gas naturale, e i paesi occidentali hanno cercato di respingere l’influenza russa in queste due aree specifiche. La Serbia si trova in realtà in un’ottima posizione negoziale in quanto non deve riconoscere l’indipendenza del Kosovo, e può mostrare la costruttività che il mondo ha un disperato bisogno in questo momento. 

Ci sono stati continui sforzi internazionali per trovare un terreno comune tra i due ex nemici in tempo di guerra, ma finora non c’è stato un accordo globale finale. È stata lanciata un’idea per i cambiamenti dei confini e gli scambi di terre come via da seguire, ma questa è stata respinta da molti paesi dell’Ue per timore che potesse causare una reazione a catena in altre aree etnicamente miste nei Balcani e innescare ulteriori problemi nella regione che ha attraversato sanguinose guerre negli anni ’90. I funzionari internazionali sperano di accelerare i negoziati e raggiungere una soluzione nei prossimi mesi, anche per permettere il percorso verso l’adesione all’Unione europea. Qualsiasi intervento militare serbo in Kosovo significherebbe uno scontro con le forze di pace di stanza lì. 

La disputa sul Kosovo è un fatto secolare. La Serbia ritiene la regione come il cuore della sua statualità e religione, dove si trovano numerosi monasteri cristiani ortodossi serbi medievali. I nazionalisti serbi vedono la battaglia del 1389 sulla spianata dei Merli contro i turchi ottomani come un simbolo della loro lotta nazionale. La maggioranza di etnia albanese del Kosovo vede il Kosovo come il proprio paese e accusa la Serbia di occupazione e repressione. I ribelli di etnia albanese hanno lanciato una ribellione nel 1998 per liberare il paese dal dominio serbo. La brutale risposta di Belgrado ha provocato un intervento della NATO nel 1999, che ha costretto la Serbia a ritirarsi e cedere il controllo alle forze di pace internazionali. Belgrado controlla i serbi del Kosovo e il Kosovo non può diventare un membro delle Nazioni Unite e uno stato funzionale senza risolvere la controversia con la Serbia. Gli ultimi episodi di violenza sono solo l’ultima puntata di una storia che, a distanza di decenni, non trova ancora la via della normalizzazione.

Articoli Correlati

Italia e Francia: quale futuro per la cooperazione bilaterale?

Immerso nella storia delle relazioni europee, il Trattato del Quirinale del 2021 tra Italia e Francia spicca come una...

Fontana e il triangolo con Ungheria e Balcani

Il presidente della Camera ospite d'onore della riunione dei presidenti dei Parlamenti del Sudest europeo sull'allargamento ai Balcani occidentali....

Accordo Meloni-Rama: i rischi di infiltrazioni della mafia albanese

L’accordo Meloni-Rama, nella logica di una equa ridistribuzione dei migranti, serba un rischio che ha ricevuto poca attenzione mediatica:...

Perché le visite di Mattarella in Corea del Sud e Uzbekistan sono strategiche

Chiamarla manovra di accerchiamento della Cina sarebbe troppo. Ma l’espressione è chiarificatrice del senso del filo rosso che lega...