Taiwan: intervista al Senatore Lucio Malan, Presidente del Gruppo interparlamentare di amicizia Italia-Taiwan

Geopolitica.info ha incontrato il Senatore Lucio Malan, Presidente del Gruppo interparlamentare di amicizia Italia-Taiwan, per discutere dello stato dell’arte e dello sviluppo delle relazioni tra Roma e Taipei, anche alla luce delle nuova regolamentazione fiscale tra i due Paesi recentemente approvata dal Parlamento italiano.

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Come nasce il suo interesse per Taiwan e da quanto tempo si occupa dei rapporti con l’Italia?

Ho aderito al Gruppo interparlamentare di amicizia Italia-Taiwan subito dopo la mia prima elezione al Senato, nel 1994.

Allora, come oggi, le motivazioni sono essenzialmente due. Anzitutto un sentimento di solidarietà verso un Paese e un Popolo che, dal 1949, tra enormi difficoltà aggravate dal cinismo della politica internazionale, ha costruito una autentica democrazia, la prima in 5000 anni di storia cinese. Essa è autentica perché è fondata sulla libertà e sulla continua promozione dei diritti umani, sociali e politici di tutti i suoi cittadini. Per questo merita solidarietà e amicizia.

Nell’impegno per lo  sviluppo dei rapporti con un Paese di quasi 24 milioni di abitanti, che rappresenta la 18ᵃ economia del pianeta, vi è poi la convinzione di corrispondere all’interesse del nostro mondo del lavoro e delle imprese. Si tratta di una economia all’avanguardia e, in tanti comparti, complementare alla nostra: penso alle eccellenze del Made in Italy, che hanno a Taiwan un mercato attraente per l’alto PIL pro-capite (45 mila USD nel 2014), e a settori specifici come la ricerca scientifica e le più moderne nano e bio-tecnologie applicate alla farmaceutica, all’informatica, all’ingegneria e ad altri rami industriali cruciali per il progresso umano.

Inoltre, la posizione geo-strategica di Taiwan, le sue intense connessioni con le altre economie dell’Asia-Pacifico (Taiwan è il 1° investitore in Cina e in altri Paesi dell’Area) e la sicurezza di un affidabile contesto giuridico, civile e amministrativo, ne fanno una “piattaforma” ideale  per operare in Estremo Oriente.

Lo scorso 9 aprile, insieme ad altri 21 Senatori, si è fatto portavoce con una Interrogazione rivolta ai Ministri Gentiloni e Guidi della necessità di dare maggiore consistenza ai rapporti economici tra l’Italia e Taiwan. La definitiva approvazione parlamentare del Disegno di legge per la regolamentazione della disciplina fiscale tra Roma e Taipei soddisfa questa esigenza o si tratta di un dossier ancora migliorabile?

L’Interrogazione che lei cita è stata firmata da colleghi Senatori della maggioranza e dell’opposizione. Queste iniziative parlamentari – ricordo, tra le più recenti, anche una Interrogazione di 10 Deputati del PD, primo firmatario l’On. Guido Galperti – si inseriscono nella continuità di una lunga azione finalizzata a sollecitare i nostri Governi ad una maggiore sensibilità, e a concreti seguiti, nei confronti dei rapporti economici, commerciali e culturali con Taiwan.

Le vicende di 35 anni – cioè da quando opera in Parlamento il Gruppo di amicizia – dimostrano la necessità di questi stimoli. Ci vollero 10 anni per ottenere l’apertura, nel 1989, di un ufficio ICE a Taipei; e altri 5 anni, nel 1994, per un ufficio di diretta emanazione del Ministero degli Esteri. Tempi “biblici” mentre gli altri Paesi europei e occidentali, al momento del riconoscimento diplomatico del Governo di Pechino, avevano adattato subito, pragmaticamente, i loro uffici di rappresentanza a Taipei. E la stessa rapidità ha contraddistinto, dopo la caduta dei vari regimi comunisti, l’operato dei nuovi governi di Mosca, Varsavia, Budapest, Praga, Bratislava e Riga.

Anche dopo “pause di riflessione” così inutilmente lunghe e dispersive, la presenza italiana a Taipei si è rivelata insufficiente sia dal punto di vista della consistenza organica dell’ufficio di rappresentanza sia da quello della carenza di iniziative a sostegno dell’interscambio e per la promozione delle opportunità di investimento in Italia.

Sono passati oltre vent’anni ma i confronti con gli uffici a Taipei dei Paesi europei analoghi al nostro, e anche più piccoli, sono evidenti a nostro sfavore. Da queste debolezze deriva la nostra modesta posizione nella scala dell’import-export tra Taiwan e i Paesi dell’UE: nel totale, lo scorso anno, di 40 miliardi di Euro noi siamo al 5° posto – dopo Germania, Regno Unito, Olanda e Francia – con circa 2,7 miliardi di Euro.

Nell’ultimo quinquennio vi sono stati, finalmente, dei miglioramenti anche se ancora insufficienti: un passo avanti importante è stata la costituzione – ottenuta, nel 2010, dopo anni di sollecitazioni parlamentari – del Foro italo-taiwanese di cooperazione economica, industriale e finanziaria, copresieduto dai rispettivi Direttori Generali responsabili del Commercio Estero.

Questo “tavolo” permanente tra le due parti è essenziale per affrontare i problemi, risolvere i contenziosi e dare luogo ad appropriate iniziative per far progredire i rapporti bilaterali. La prossima sessione del Foro, la 5ᵃ dal 2011, si terrà a Taipei il 24 giugno. Ecco il senso dell’impegno che condivido con 120 Senatori e Deputati di tutti i partiti, nella consapevolezza che l’incremento delle relazioni economiche, commerciali e culturali con Taiwan è utile e positivo per il nostro Paese.

La esenzione della doppia tassazione è un esempio significativo. Il testo del DdL – approvato dal Senato il 25 novembre 2014 e dalla Camera dei Deputati il 15 aprile 2015, quindi pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 16 maggio scorso – era pronto da 7 anni ma tra elezioni, cambi di Governo e anche curiose “dimenticanze” (il Governo Letta l’ha tenuto nel cassetto un anno e, dopo quotidiani inviti, finalmente l’ha ripresentato al Parlamento proprio alla vigilia delle sue dimissioni) siamo arrivati al 2015.

Questa Legge sarà di sicuro aiuto ai nostri imprenditori nella loro competizione, finora svantaggiata, con i colleghi degli altri 13 Paesi europei che l’avevano già approvata da anni registrando, successivamente, un forte incremento nell’interscambio commerciale e nella crescita degli investimenti taiwanesi.

Taiwan vanta una delle economie più floride del Continente asiatico, con tassi di crescita, innovazione e competitività ben lontani dai risultati registrati in Italia e non solo nell’ultimo decennio. Quale valore aggiunto può trarre il nostro sistema-paese da una più stretta cooperazione con questa realtà?

Stiamo parlando di un Paese che, nel 2014, ha avuto un import-export totale di 587,965 miliardi di USD, dei quali ben 130 con la sola Cina, ed è il 21° partner commerciale dell’Unione Europea. Ecco perché sono convinto della esistenza di grandi spazi per una maggiore presenza italiana a Taiwan che vada oltre i nostri prodotti – ricercati e famosi per la loro altissima qualità – nell’agroalimentare, nella moda, nel design industriale e domestico, e in tanti altri settori.

Credo anche alle prospettive di uno sviluppo nella cooperazione culturale, scientifica e tecnologica. In questo campo sono già 30 gli Accordi in vigore tra Università italiane e taiwanesi che includono lo scambio di studenti e di docenti; un successo per l’entusiasmo suscitato, nei giovani italiani, da una esperienza di studio e di vita stimolante, gradevole e utile per la loro formazione umana e professionale. Ancora una volta la cultura si dimostra un valore aggiunto straordinario e, a Taiwan, essa si unisce alle favorevoli condizioni infrastrutturali e logistiche che la società e l’economia locali presentano a chi intenda operare nell’Asia-Pacifico.

Alla luce del crescente interscambio commerciale e dei 21 Accordi bilaterali sottoscritti tra Taiwan e la Cina continentale, la politica della esclusione di Taiwan dagli organismi internazionali appare sempre più un retaggio del secolo scorso, lontano dalla realtà dei nostri giorni. Cosa ipotizza per il futuro più o meno prossimo?

È vero, si tratta di una situazione ormai anacronistica. A seguito della svolta impressa nel 2008 dal Presidente Ma Ying-jeou,  tra Taiwan e Cina vi sono oggi quasi 1000 voli settimanali; milioni di turisti e uomini d’affari viaggiano tra le due sponde; incontri continui si svolgono ad ogni livello, gli ultimi due in maggio tra il Presidente cinese Xi Jin-ping e il nuovo Presidente del Kuomintang (il partito di Governo a Taiwan) Eric Chu, seguito da quello tra i Ministri responsabili, nei rispettivi esecutivi, delle relazioni bilaterali.

Ciononostante persistono molte rigidità del regime di Pechino e ci vorrà tanta pazienza per ulteriori progressi. Secondo l’analisi del giornalista Lucio Caracciolo, serviranno da 10 a 20 anni per vedere dei cambiamenti reali nella struttura politica autoritaria cinese. Nel frattempo la Cina aumenta continuamente, purtroppo, il suo budget militare e si esprime con atteggiamenti sempre più “muscolari” che irritano e allarmano non solo Taiwan ma tutti i paesi asiatici, dall’India al Giappone, dal Vietnam alla Corea del Sud.

Per la sicurezza e la stabilità dell’Area resta fondamentale la coerente responsabilità degli Stati Uniti a fianco di Taiwan. Lo ha ribadito, il 28 aprile scorso, il Segretario di Stato USA John Kerry alla Commissione Esteri della Camera dei Rappresentanti, confermando la garanzia del Governo americano per assicurare a Taiwan un adeguato livello di difesa e di deterrenza, come stabilito dal Taiwan Relations Act  approvato dal Congresso nel 1979.

Lo stesso Kerry ha espresso l’apprezzamento di Washington per la proposta di pace, di coesistenza e di collaborazione nel Mar cinese meridionale avanzata dal Presidente Ma, citando come esempio l’Accordo sulla pesca tra Taiwan e il Giappone, firmato nel 2013, che ha messo fine a 40 anni di dispute tra i due Paesi. E la nomina, il mese scorso, a Rappresentante degli Stati Uniti a Taipei di Kin W. Moy, dal 2011 al 2014 numero due per l’Est-Asia e il Pacifico al Dipartimento di Stato, dimostra l’importanza che Taiwan ha per la politica americana.

Per quanto riguarda la partecipazione agli organismi internazionali, ricordo che Taiwan fa parte del WTO, dell’APEC, dell’ADB, della BERS, è Osservatore all’AMS e invitata permanente all’ICAO. Naturalmente avrebbe diritto, e ogni requisito, per entrare in tutte le sedi multilaterali dove apporterebbe idee originali e contributi generosi come vediamo, ad esempio, nella sua efficace cooperazione umanitaria, ospedaliera, sociale, agricola e formativa in diversi paesi dell’Africa, dell’America Latina  e del Pacifico.

Una maggiore presenza taiwanese in tali organizzazioni corrisponderebbe all’interesse generale dei popoli e delle nazioni. Auspichiamo che sia possibile raggiungerla, gradualmente, partendo dalla realtà dei fatti e superando quello che lei, nella sua domanda, esattamente definisce “un retaggio del secolo scorso”.

Anche su questo terreno, e per questi obiettivi, continueremo ad operare nel nostro Parlamento, in sintonia e collaborazione con l’analogo lavoro condotto da tanti colleghi, di ogni parte politica, nei Parlamenti degli altri Paesi dell’U.E. e nel Parlamento Europeo.