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TematicheAfrica SubsaharianaMorte nella scuola di Mpondwe in Uganda

Morte nella scuola di Mpondwe in Uganda

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Il 16 giugno 2023, nella cittadina di Mpondwe, situata nell’Uganda occidentale e vicina al confine con la Repubblica Democratica del Congo (RDC), si è verificato un vile attacco a una scuola secondaria che ha attirato l’attenzione del mondo su questa piccola comunità. Nel corso dell’attacco, 41 persone sono state uccise brutalmente, bruciate vive o assassinate con machete, e molte ragazze sono state rapite. Questa violenza inaudita è stata perpetrata contro individui indifesi che lavorano per il bene della società africana. Le autorità politiche e militari ugandesi hanno identificato i responsabili di questi attacchi: l’ADF-NALU, che sta per Alleanza delle Forze Democratiche – Esercito Nazionale per la Liberazione dell’Uganda.

Secondo l’analisi condotta da Sunguta West, un giornalista indipendente di Nairobi, in Kenya, tali attacchi sono diffusi soprattutto nella provincia del Nord Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo. I massacri avvengono in modi simili, con aggressioni notturne a donne e bambini indifesi, utilizzando armi rudimentali come coltelli, asce, machete, martelli, pietre e zappe, oltre ad alcune armi da fuoco. Prima di essere sgozzate, le vittime vengono bendate con pezzi di zanzariere. Un elemento di estrema preoccupazione è il recente rafforzamento di questo gruppo terroristico, uno dei più antichi nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, attivo fin dal lontano 1995 nelle montagne Rowenzori, vicino al confine con l’Uganda nella provincia del Nord Kivu. Esistono anche collegamenti tra l’ADF-NALU e altri gruppi radicali come gli Al Shabaab in Somalia e nel Corno d’Africa. Storicamente, l’ADF-NALU è il risultato dell’unione tra fondamentalisti provenienti dal gruppo conservatore Tablighi Jamaat e i resti dell’Esercito Nazionale Islamico per la Liberazione dell’Uganda (NALU), che accoglie ex comandanti musulmani dell’ex presidente dell’Uganda Idi Amin (1925-2003), sanguinario e cannibale dittatore dal 1971 al 1979. 

Il fondatore dell’ADF-NALU nel 1989, finanziato dal Sudan e dalla RDC, è un cristiano convertitosi all’Islam, Shaykh Jamil Mukulu (nato David Steven), che pare abbia avuto in passato rapporti con il fondatore di al-Qaeda, Osama bin Laden. Sempre secondo West, Filipo Bogere è il capo delle operazioni speciali del ADF-NALU. Sotto la sua guida, il gruppo si è trasformato in una formazione spietata, ben finanziata e disciplinata. Con un numero stimato tra gli 800 e i 1.400 combattenti, l’ADF-NALU è un gruppo altamente organizzato e sempre più feroce nei suoi attacchi. Dalle sue basi nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), si ritiene che il gruppo ADF-NALU si autofinanzi attraverso l’estrazione artigianale e illegale di oro, nonché tramite il contrabbando di legname. L’obiettivo iniziale dell’ADF-NALU era quello di rovesciare il presidente dell’Uganda Yoweri Museveni, che è in carica dal 1986 e si avvicina agli ottant’anni, al fine di sostituire il suo governo con uno dichiaratamente musulmano. L’esercito ugandese ha esercitato una forte pressione militare sul gruppo, spingendolo fuori dalla regione e oltre il confine con la RDC. 

Attualmente, l’ADF-NALU potrebbe potenzialmente stabilire un’alleanza con gli Al Shabaab, contribuendo così a una grave destabilizzazione di una regione strategica nel cuore dell’Africa, ricca di risorse naturali e caratterizzata da una fragilità politico-istituzionale estrema. La pervasività della violenza, la porosità dei confini politici, la debolezza delle leadership politiche, la presenza di oltre cento gruppi armati, l’incapacità di garantire la sicurezza interna ed esterna, il riciclaggio di denaro sporco, la corruzione e il traffico di esseri umani sono solo alcuni degli aspetti drammatici che caratterizzano questa regione. La popolazione ha subito per troppo tempo una violenza macabra, privata di qualsiasi strumento di difesa, ed è costretta ad assistere all’impunità di continui crimini, stupri e massacri. In questo contesto, diventa cruciale e urgente adottare nuovi approcci, promuovere nuove consapevolezze e, soprattutto, attuare provvedimenti concreti per affrontare la situazione attuale.

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