Who is who: Samantha Lewthwaite

Nome: Samantha Lewthwaite
Nazionalità: Inglese
Data di Nascita: 5 dicembre 1983
Chi è: terrorista legata ad Al-Shaabab

Who is who: Samantha Lewthwaite - Geopolitica.info

Samantha Lewthwaite, anche conosciuta come Sherafyah  Lewthwaite o “The White Widow”, la “Vedova Bianca”, è forse uno dei volti più emblematici del terrorismo legato  all’Africa orientale, sospettata di essere connessa direttamente alla formazione  terroristica somala Al-Shaa-bab.

A soli 17 anni, a  seguito dello shock provocato dalla separazione dei suoi genitori, Samantha deci-se di convertirsi e abbracciare la fede islamica, cambiando  il suo nome in Sherafyah. Il  suo nuovo stile di vita la portò a  traslocare a Londra, dove si  iscrisse all’Università degli Studi Orientali e Africani, e dove incontrò  Germaine Linsday, che avrebbe sposato nell’ottobre 2002.Germaine Linsday fu uno dei  protagonisti degli  attentati suicidi che sconvolsero Londra il 7 luglio 2005. Lindsay si fece saltare in aria su una  carrozza della metropolitana  tra le stazioni di King Cross e Russell Square, uccidendo 26 persone. La Lewthwaite aveva denunciato la scomparsa del marito, che mancava da casa da sei giorni, pensando addirittura che fosse rimasto vittima degli attacchi del 7 luglio. Una volta  scoperta l’identità dell’attentatore, la  moglie si mostrò subito pronta  a condannare l’atto, negando di essere a conoscenza  dei progetti del marito. In realtà, come si scoprì solo più  tardi, essa era già a  conoscenza di questi piani, essendo addirittura  in contatto stretto con l’ideatore  degli attacchi suicidi, Mohammed Sidique Khan.

L’attenzione sulla  giovane donna  convertitasi  all’islam si  fece più  intensa quando  essa cercò  di vendere la propria  autobiografia, nella  quale perorava la  sua causa, definendosi  innocente e de-scrivendo il marito  come un uomo solo  recentemente  convertitosi all’Islam, convinto col raggiro a commettere  queste azioni. Presto venne alla luce il fatto che la donna stesse mentendo, in quanto  Linsday si era  convertito già all’età di 15 anni. Ciò non fece  altro che attirare pesanti critiche su  di lei, da parte della stampa, che l’accusava di strumentalizzare le sue vicissitudini, ma soprattutto da parte dei  parenti delle vittime, che si  sentirono profondamente offesi da come la moglie avesse ri-tratto il suo ex marito e dalle menzogne raccontate.

Poco si seppe  di Sherafyah  Lewthwaite fino al febbraio 2012, quando  la polizia keniota diffuse un mandato di cattura per una donna che viaggiava utilizzando un passaporto sudafricano falso, sotto il nome di Natalie Webb,in compagnia di tre  bambini. L’accusa non verteva  solamente sull’utilizzo di passaporti falsi. Si credeva che  la donna fosse collegata  ad Al-Shabab, l’organizzazione terroristica somala, che in quel  momento stava combattendo  contro le truppe keniote in Somalia, e che essa aiutasse il  gruppo, non prendendo parte direttamente ai vari attentati, ma fornendo soprattutto supporto logistico e detenendo materiale per la produzione di esplosivi.

Le autorità del Kenya credevano che questo gruppo terrorista stesse pianificando attacchi nel paese, in risposta all’intervento dello stato africano contro il montare della minaccia terroristica nel Corno d’Africa.

Non  appena furono  diffuse le foto, furono in  molti a tracciare  il collegamento tra Sherafyah e la donna ricercata in Kenya. Vi era incredibile somiglianza tra le due donne, entrambe avevano  tre figli  e le ulteriori indagini, alle quali prese parte sia Scotland Yard sia l’antiterrorismo britannico, appurarono che la “Vedova Bianca” era  stata in Sudafrica, dove aveva lavorato e dove aveva anche dato alla luce il  suo quarto figlio, frutto  di una presunta relazione con un ex ufficiale della marina keniota che aveva defezionato per entrare in Al-Shaabab.

In seguito, la CIA, sulle tracce del terrorista Habib Saleh Ghani, scoprì che egli  condivideva un appartamento a Mombasa con la donna inglese. Si pensò che i due si trovassero nella zona per condurre dei sopralluoghi volti a  individuare possibili obbiettivi. Nella casa furono trovate armi, detonatori e un computer, semidistrutto per cercar di non lasciare tracce. In seguito, sul computer furono ritrovati files riguardanti la costruzione di ordigni e persino un’ode a Bin Laden scritta dalla stessa terrorista.

Samantha Leiwthwaite fu anche sospettata di aver partecipato all’attentato contro il Jericho  Bar a Mombasa del 24 giugno 2012. La polizia raccolse il resoconto di un testimone che disse di aver visto una donna corrispondente all’identikit  aggirarsi  nelle vicinanze del  locale poco  prima  dell’esplosione degli ordigni.

Il  suo nome  apparve anche  dopo all’attacco contro il Westgate shopping mall a  Nairobi avvenuto nel settembre 2013. Tuttavia, sia Al-Shaabab sia la polizia keniota smentirono la  presenza di  don-ne tra gli attentatori.

L’ultima  notizia riguardante la terrorista inglese fu diffusa dalla BBC nel giugno scorso, quando l’emittente inglese sostenne che essa si trovasse in Kenya, nella città di Lamu, dove, secondo le ricostruzioni, era stata avvistata mentre veniva scortata da soldati kenioti nella vicinanza di una base navale. In realtà, il comandante della polizia della città categoricamente ogni coinvolgimento con Leiwthwaite. Ad oggi, nessuno sa di preciso dove si nasconda la Vedova Bianca.