Salafismo, le origini del terrore

Si considerano i più fedeli al Corano, perchè seguono alla lettera gli insegnamenti degli “Al-Salaf al Salih”, gli antenati devoti, ovvero i contemporanei del profeta Maometto. Il salafismo, movimento riformista islamico sunnita nato nella seconda metà del 19° secolo, è il più ortodosso e radicale tra le varie correnti che costituiscono il complesso mosaico della religione islamica, specie se al suo interno si fa rientrare la pericolosa corrente saudita: il Wahhabismo.

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È dal salafismo, dalla visione di una società chiusa, dalla cancellazione di ogni forma di innovazione e di progresso che nascono i movimenti fondamentalistici che rispondono al nome di Al Quaeda, Al Shabaab, Boko Haram e, più tardi lo Stato Islamico.

Sostenitori di un Islam puro, non contaminato dalle infuenze coloniali occidentali, i salafiti hanno come obiettivo il ritorno all’Islam degli antenati e la restaurazione della Sharia. Solo l’Islam originario è il modello da seguire, ciò che viene prima del Profeta è da estirpare. La visione laica della società e della vita non esiste, anzi, è da cancellare, come tutto ciò e tutti coloro che possono influenzare i veri mussulmani.

Per tornare all Islam degli antenati, i salafiti prendono come modello tre generazioni di mussulmani: i primi erano i “Compagni di Maometto”, coloro che hanno vissuto e condiviso la vita terrena del Profeta, i secondi sono i “Seguaci” e i terzi coloro che “Vengono dopo i Seguaci”.

Originariamente il salafismo è stato un movimento puramente religioso, quasi intellettuale e culturale, i giovani salafiti erano riconoscibili dalla barba lunga e incolta e dal loro verseggiare brani del Corano.

Successivamente, il salafismo ha assunto connotazioni politiche: sono nati i Fratelli mussulmani in Egitto nel 1930 e in Arabia Saudita, da una costola del salafismo è nato il Wahhabismo. Tra i modelli dei salafiti infatti, c’è Al Wahhab, teologo islamico vissuto nel 1700 compagno di B-Saud, fondatore della dinastia che ancora oggi regna in Arabia Saudita. Il teologo, giunto a Riyad, convinse Saud che solo l’affermazione del vero Islam gli avrebbe assicurato il potere, occorreva quindi Combattere per l’Islam, intraprendere una guerra Santa per convertire tutti.

Questo fece Muhammad Saud che conquistò, nel nome dell “Unico Dio” grandi territori e creò il regno saudita al cui interno sono custoditi i luoghi santi dell’Islam: La Mecca e Medina. Nella sua “Jihad”, Saud non esitava a sterminare le popolazioni sottomesse, a incutere loro terrore e paura, a porre i territori conquistati di fronte alla scelta: conversione al wahhabismo o la morte per apostasia. Questa ideologia, che inizialmente richiamava alla purezza della religione, si trasforma in violenza fanatica. Da qui, dai villaggi sauditi, nasce il terrorismo che tre secoli dopo avrebbe dichiarato guerra all’occidente. L’obiettivo dei wahhabiti è costringere tutti a seguire i veri insegnamenti dell’Islam, chi non lo fà è un “Jahili” e va combattuto e, se negli scorsi decenni la lotta per purificare l’Islam era nei confronti dei mussulmani infedeli, oggi, obiettivo della Jihad è l’occidente.

Non deve sorprenderci se Saud per creare il regno saudita distruggeva le opere d’arte del periodo pre islamico e massacrava chi non si convertiva al wahhabismo.   Questi comportamenti sono diventati il modello del Califfato dell’Isis. Perchè è proprio dal wahhabismo e di conseguenza dal salafismo che deriva il fondamentalismo islamico, la guerra contro gli infedeli. Sono salafiti i foreign fighter, i combattenti dell’Isis, i Talebani. Era salafita Osama Bin Laden. Tutti questi terroristi hanno in comune questa idea: bisogna ritornare a un Islam puro,   e per farlo, occorre combattere.