0,00€

Nessun prodotto nel carrello.

0,00€

Nessun prodotto nel carrello.

TematicheRussia e Spazio Post-sovieticoL’insuccesso delle forze armate russe

L’insuccesso delle forze armate russe

-

Le forze armate russe non sono state in grado di raggiungere i loro obiettivi iniziali. Sebbene gli elementi che hanno determinato l’insuccesso delle forze di Mosca siano diversi a seconda che si consideri il livello tattico, operativo e strategico della guerra, tutto sommato essi sembrano indicare che i vertici politici-militari russi si aspettavano una campagna di proporzioni ben più limitate: il loro strumento militare non era pronto a condurre un’operazione di questa portata.

L’offensiva russa in Ucraina ha ormai compiuto più di un anno. Sebbene sia difficile analizzare ciò che accade sul campo di battaglia quando ancora si combatte – dopotutto, anche la manipolazione delle informazioni rappresenta uno strumento utile per colpire il nemico – è possibile avanzare alcune ipotesi in merito alle ragioni che hanno determinato il mancato successo dell’offensiva russa nel primo anno di guerra. 

Perché la guerra è ancora in corso? Le forze armate russe non erano uno strumento formidabile? Quali fattori spiegano l’insuccesso dei russi? Non è possibile fornire un’unica risposta a questi interrogativi. A seconda della prospettiva che si adotta e del livello di analisi su cui si pone la lente, le risposte assumono contenuti alquanto diversi. Questo articolo tenta di fornire alcune ipotesi che spiegano l’insuccesso delle forze russe adottando una prospettiva prettamente militare e studiando tre differenti livelli di analisi: quello tattico, quello operativo e quello strategico. La distinzione tra questi livelli dipende dalla dottrina militare che si prende come riferimento. La dottrina militare italiana definisce il livello tattico quello “in cui le attività, i combattimenti e le battaglie sono pianificati e condotti allo scopo di realizzare gli obiettivi militari assegnati alle formazioni e alle unità tattiche”. Quello operativo è “il livello nel quale vengono pianificate, condotte e sostenute campagne e operazioni di maggior rilievo volte al raggiungimento di obiettivi strategici all’interno di teatri o aree di operazioni”.  Il livello strategico, infine, è definito come “il livello al quale una nazione o un gruppo di nazioni determinano una serie di obiettivi di sicurezza nazionali o multinazionali e dispiegano le proprie risorse nazionali, comprese quelle militari, per conseguirli”. Per semplificare, si può distinguere il livello in base al tipo di azione. A livello tattico, l’oggetto di studio sono le battaglie; a livello operativo, si studiano le operazioni condotte da una forza armata, a livello strategico, si studia la strategia, cioè il modo in cui si vuole raggiungere quello che la dottrina NATO chiama end state, l’obiettivo finale. 

Livello tattico

A livello tattico, il fallimento russo ha tre spiegazioni. La prima riguarda la dottrina d’impiego. Se c’è una cosa che gli osservatori militari occidentali hanno a lungo riconosciuto ai russi è la capacità di condurre operazioni interarma e interforze manovrando con centinaia di migliaia di uomini e mezzi. Al contrario delle forze occidentali, che per vent’anni si sono specializzate nel combattimento contro formazioni di ribelli, l’esercito russo era considerato l’unica forza europea in grado di condurre grosse operazioni terrestri in uno scenario di guerra convenzionale. I russi, in sostanza, erano considerati gli unici in grado di manovrare in un contesto simile a quello che caratterizza il conflitto in corso in Ucraina. Con manovra si intende la combinazione di movimento delle forze e gestione del fuoco allo scopo di assicurarsi un vantaggio nei confronti del nemico: sostanzialmente, le truppe si muovono sul terreno sfruttando il potere di fuoco erogato da esse o dai loro supporti. Una guerra di manovra è molto diversa, ad esempio, dalla guerra combattuta in Libia nel 2011 – non c’era movimento delle truppe occidentali sul terreno, solo bombardamenti – o quella in Afghanistan tra il 2006 e il 2014 – che è stata soprattutto una controguerriglia, dove l’obiettivo era guadagnarsi il favore della popolazione, e non eliminare le unità nemiche, né tantomeno occupare terreno. 

Contrariamente alle aspettative dell’occidente, tuttavia, nella prima fase della campagna in Ucraina i russi sembrano aver preferito un altro tipo di approccio. Durante le prime settimane di guerra, non abbiamo assistito a grandi manovre di truppe corazzate a livello brigata o divisione, bensì a intensi combattimenti urbani, accompagnati da massicci sbarramenti di artiglieria. I russi non hanno manovrato come ci aspettavamo. In particolare, hanno utilizzato come pedina centrale delle loro operazioni i Battalion Tactical Group (BTG), ovvero formazioni temporanee, altamente flessibili – la cui consistenza numerica varia generalmente dalle 800 alle 1.000 unità – ideate per condurre interventi limitati nell’ambito di campagne minori. I BTG si prestano male a essere impiegate in massicce operazioni contro avversari dotati di capacità militari moderne. A livello teorico, la soluzione più appropriate sarebbe stata quella di adottare la più classica suddivisone in reggimenti, brigate e divisioni, ma molto probabilmente i russi non avevano sufficienti uomini per “riempire” tutte le posizioni organiche necessarie. Secondo gli analisti più esperti, infatti, l’esercito russo era strutturato per una campagna veloce supportata da un massiccio impiego dell’artiglieria, non per un’offensiva prolungata e su vasta scala come quella che si sono trovati a dover condurre.

La mancanza di personale rappresenta la causa principale del secondo grande problema tattico delle forze russe, ovvero la mancanza di fanteria. Le formazioni russe erano spesso composte da un gran numero di veicoli corazzati accompagnati da uno scarso numero di unità appiedate. Si tratta di un problema che i russi avevano già vissuto a Grozny nel 1995. Le formazioni corazzate possono essere equipaggiate dai carri più moderni, ma se esse non sono accompagnate da truppe appiedate, i mezzi sono troppo vulnerabili. Questa ipotesi potrebbe spiegare il folto numero di carri russi colpiti da razzi o missili anti carro e da mine. Spiegherebbe anche il numero alto di carri abbandonati. I russi hanno provato a compensare questi problemi reclutando personale dalle truppe di marina, dalle milizie separatiste, dai mercenari della Wagner e anche dalla Guardia Nazionale Russa

Infine, la qualità dell’equipaggiamento russo. Prima dell’inizio dell’offensiva, l’opinione comune tra gli analisti e gli esperti che si occupavano delle forze armate russe era che lo strumento militare di Mosca fosse ormai divenuta un’arma ben più moderna e tecnologicamente avanzata rispetto a quanto visto ormai più di vent’anni fa in Cecenia. Dopotutto, si diceva, dal 2005 al 2018, la spesa militare russa era più che raddoppiata, il che aveva permesso una modernizzazione notevole di tutto l’apparato militare. Dopo poche settimane dall’inizio dell’operazione, tuttavia, era ormai evidente che questa tanto sbandierata modernizzazione era in realtà molto meno importante di quanto si pensasse. Decine di migliaia di soldati russi trovati morti o fatti prigionieri utilizzavano ancora materiale sovietico, specialmente quelle provenienti dal Distretto Militare Orientale. Molti carri, come i T-72A/AV, si sono dimostrati estremamente vulnerabili sul campo di battaglia. Solo ad aprile, le perdite confermate erano superiori alle 500 unità, più della metà dei quali completamente distrutta. Le difese dei carri molte volte o non erano presenti o erano totalmente inadeguate a proteggere i mezzi dai sistemi anticarro ucraini. Le comunicazioni a livello tattico si sono rivelate una vera debolezza, un fattore già notato in Georgia nel 2008. Anche i famosi missili da crociera a lunga gittata e le munizioni guidate, tanto lodate in Siria, non hanno dimostrato una grande efficacia. Si stima che, nei primi due mesi di combattimenti, la Russia abbia sganciato più di 1.900 missili a corta e media gittata, ma che circa il 60% di questi abbia funzionato come ci si aspettava. 

Il livello operativo

A livello operativo, sono stati due i deficit principali delle forze russe. Il primo riguarda la logistica. Secondo alcuni analisti, le forze russe non avevano pianificato il supporto logistico per un piano B, ovvero per un’offensiva su vasta scala in Ucraina, ma solamente per una breve e rapida offensiva come quella che ha caratterizzato la prima fase delle operazioni. L’esercito russo non è sembrato in grado di rifornire in maniera sufficientemente veloce le unità durante la loro avanzata. Il supporto logistico di unità in fase offensiva risulta estremamente complesso: la linea logistica si allunga di giorno in giorno, anche di svariati chilometri, e il rifornimento diventa sempre più difficile; inoltre, le truppe in avanzata hanno bisogno di enormi quantità di munizioni perché devono erogare un grande volume di fuoco. I deficit logistici sembrano essere stati particolarmente gravi nel settore settentrionale, probabilmente a causa della grande distanza dalle ferrovie, che imponeva un uso intenso di camion. 

Il secondo deficit riguarda invece l’impiego dell’aeronautica. I russi si sono infatti rivelati incapaci di ottenere e sfruttare la supremazia aerea sull’Ucraina, soprattutto nella fase iniziale del conflitto. Molti analisti si aspettavano maggiori operazioni nella terza dimensione, ma le Forze aerospaziali della Federazione russa (VKS) hanno esitato, centellinando l’impiego di velivoli, soprattutto ad ala fissa. Le forze armate russe si sono rivelate incapaci di scovare e neutralizzare le (deboli) difese antiaeree ucraine. La Russia non è mai stata in grado di impiegare le proprie forze aeree in territorio ucraino senza rischiare che i suoi velivoli fossero colpiti dalle postazioni ucraine, specialmente alle altitudini più basse. Essi hanno dovuto pertanto limitare l’utilizzo della VKS a sortite rapide condotte ad altitudini molto elevate, privilegiando l’impiego alle altitudini più basse alle ore notturne. 

Lo scarso impiego della VKS ha inevitabilmente avuto delle conseguenze negative sulle operazioni terrestri. Il terzo deficit a livello operativo, infatti, consiste proprio nella mancata coordinazione tra le operazioni aeree e quelle terrestri. Gli osservatori concordano nel ritenere che la manovra terrestre è sembrata spesso del tutto scollegata dalle operazioni nella terza dimensione. Le limitate attività della VKS sono sembrate essere finalizzate a colpire obiettivi che poco avevano a che vedere con quelli delle truppe sul terreno. 

Livello strategico

A livello strategico, sono stati tre i principali deficit. Primo, il fallimento dell’intelligence. La pianificazione russa sembra essere stata condotta con la profonda convinzione che le forze ucraine non avrebbero opposto una solida resistenza. A conferma di questa ipotesi sembra esserci l’assenza di un vero piano per la condotta della campagna. Nonostante la Russia avesse raccolto al confine con l’Ucraina una grande quantità di forza – lo schieramento superava le 100.000 unità già a fine gennaio – nella fase iniziale della campagna Mosca è sembrata puntare tutto sull’idea di un veloce blitz su Kiev, condotto tramite una componente limitata di forze leggere. Una volta fallito il tentativo di blitz su Kiev, le forze russe hanno condotto un’avanzata su molteplici fronti, invece di puntare sulla capitale ucraina, senza un chiaro focus. 

Secondo, l’attacco russo non è stato preceduto da una campagna shock and awe di tipo occidentale. C’è stato qualche attacco cibernetico e qualche attacco con missili balistici, ma di portata ridotta. Infine, è mancata la figura di un comandante generale nelle prime sei settimane di guerra. Mosca ha mobilitato forze da cinque distretti diversi, ma non ha nominato un comandante generale. Anzi, da quel che ci pare di capire, ogni comandante distrettuale ha condotto le sue truppe in maniera autonoma. Solo nel sud, dove ha le forze russe hanno ottenuto maggiori successi, le truppe erano dipendenti da un solo comandante, quello del Distretto militare meridionale. Il rispetto del principio dell’unitarietà di comando ha indubbiamente conferito maggiore efficacia all’azione delle formazioni che operavano in quel settore.Tutto sommato, l’analisi delle principali problematiche che, ad oggi, sembrano aver causato l’insuccesso delle forze russe – perlomeno nelle prime fasi della campagna – suggerisce che lo strumento militare di Mosca non era pronto a condurre un’offensiva di questo tipo. Molti dei problemi riscontrati, come la deficienza di personale, l’inefficacia del supporto logistico, e l’assenza di una campagna shock and awe iniziale, sembrano segnalare che l’idea di base fosse quella di condurre un’operazione veloce e limitata che avrebbe fatto crollare il regime ucraino nell’arco di poche settimane, se non addirittura pochi giorni. La possibilità di doversi invece confrontare in una campagna su vasta scala nel Paese più grande d’Europa, contro una popolazione così tenace – e così ben armata dall’Occidente – non sembra essere stata considerata con sufficiente accuratezza.

Articoli Correlati

Why do Kremlin bots need Jennifer Aniston? Russia’s disinformation attack on the eve of the peace summit

Following the conclusion of the pan-European elections and in response to the end of the G7 summit, Russia once...

La Chiesa di Kirill e la “guerra santa”

Dalla fine degli anni Ottanta il paradigma alla base delle relazioni tra il Cremlino e la Chiesa ortodossa russa...

La Cina in Serbia e Ungheria: un’alternativa alla via euro-atlantica?

Il viaggio di Xi Jinping, tornato in Europa lo scorso maggio a distanza di cinque anni, per la prima...

Perché la Conferenza di Lucerna traccerà la linea nei negoziati

La forza di 85 adesioni su principi fondamentali del diritto internazionale non può arretrare di fronte al mainstream della...