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TematicheRussia e Spazio Post-sovieticoLa strategia russa alla prova della controffensiva

La strategia russa alla prova della controffensiva

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La distruzione della diga di Nova Khakovka, frutto dell’isteria da controffensiva russa, sotto il profilo militare ha, quantomeno, contribuito a sgomberare il campo da quella che era una possibilità remota, per quanto fascinosa: lo sbarco di truppe ucraine sulla sponda orientale del Dnipro per avanzare, da lì, dritte sulla Crimea.

In realtà un’operazione del genere è sempre stata esclusa dallo stato maggiore di Kiev, poiché avrebbe comportato gravi perdite e ben pochi risultati. Su quel fronte si potevano ottenere – il passato è d’obbligo dopo il disastro ambientale causato dall’esplosione della diga – al massimo flebili teste di ponte per impensierire i russi e spingerli a disperdere truppe, ma non di più.

Al contrario, la “via maestra” per la Crimea, la cui riconquista resta l’obiettivo strategico principale del piano di guerra ucraino, passa per l’Oblast di Zhaporizhzia e, nello specifico, per la città di Melitopol. È proprio nel settore centrale, importante quanto il Donetsk, che i russi si aspettano la controffensiva ucraina. Non a caso, lungo una linea di fortificazioni che va da Kherson al Donbass, i generali russi abbiano scelto proprio l’Oblast di Zhaporizhzia come baricentro della resistenza.

La difesa in profondità dei russi si snoda lungo l’asse Vasylivka-Tokmak, i due centri attraverso cui raggiungere poi Melitopol, e sale a nord per venti chilometri fino alla prima linea, per una larghezza di massima di quindici chilometri. Lo schieramento difensivo russo è strutturato su tre linee composte da campi minati, reticolati, fossati, trincee e “denti di drago”, con le migliori unità di fanteria meccanizzata e corazzate posti lungo la terza linea, pronte ad aggredire le colonne nemiche, già “cannibalizzate” durante l’avanzata.

I villaggi sono i “centri di raccordo” della linea difensiva e, nello specifico, tra Kopani e Robotyne vi è il primo gruppo di trinceramenti; tra Rivne e Novoprokopivka il secondo; la seconda linea di difesa è posta tra Solodka Balka e Nove; poi c’è la terza linea, quella con i maggiori ostacoli per un esercito attaccante, con Tokmak come baricentro.

Sulle colline i russi hanno concentrato l’artiglieria, con il chiaro obiettivo di imporre alle colonne ucraine specifiche direttrici d’avanzata, impedendo, cioè, alle forze di Kiev di manovrare liberamente. La guerra manovrata, che ha consentito agli ucraini di riconquistare Kherson e Kharkiv nella controffensiva della scorsa estate, è stata brillantemente adottata anche nella difesa delle “strade della vita” di Ivanivske e Kromove, sul fronte di Bakhmut, ove gli ucraini hanno mantenuto una condotta offensiva, a fronte della difensiva passiva adottata nel centro della cittadina del Donbass, ormai assurta a simbolo del conflitto con la Russia.

La tattica adottata dagli ucraini è quella di creare, in determinati settori del fronte, superiorità numerica e di fuoco rispetto al nemico ed è proprio a questo che i russi debbono trovare un antidoto, consapevoli del fatto che, impedendo alle colonne ucraine di manovrare ed imbottigliandole entro un percorso prestabilito, essi possano far fallire la controffensiva.

Negli ultimi giorni gli ucraini stanno sondando le difese russe con attacchi in forze e mirati sui fronti di Bakhmut-Donbass e Zhaporizhzia, alla ricerca del “punto di rottura” dello schieramento nemico, del clausewitziano schwerpunkt, ma, come detto, a Mosca si aspettano che il fulcro dello sforzo ucraino possa essere proprio nel settore di Melitopol.

La scommessa russa si basa anche sulla capacità di mantenere la superiorità aerea – e proprio il controllo dei cieli è uno dei crucci di Zelensky, che preme sugli alleati della Nato per avere quanto prima la contraerea ed i caccia richiesti – per colpire in profondità le linee della logistica ucraine, per disarticolarne le capacità di rifornimento e, quindi, la continua alimentazione di armi e munizioni alle truppe al fronte. Se è vero, infatti, che l’Ucraina non può, per evidenti ragioni, permettersi contro la Russia una “concentrazione senza limiti della potenza”, pena il rischio della perdita delle risorse essenziali alla propria resistenza, essa può comunque concepire, sulla scorta dottrinaria della Nato, modelli di forze, armamenti e strategie che consentano di economizzare il numero di vittime tra i propri soldati. Da ciò deriva anche la priorità attribuita al fuoco, meglio se stand off, rispetto all’urto delle masse come invece concepito ed attuato dai militari russi. Ecco perché portare l’Ucraina ad una crisi logistica è funzionale ad annichilirne la spinta controffensiva.      

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