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TematicheRussia e Spazio Post-sovieticoDa Vladivostok a Samarcanda: il settembre russo di Vladimir...

Da Vladivostok a Samarcanda: il settembre russo di Vladimir Putin

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Dall’esercitazione militare Vostok 22 al Summit di Samarcanda passando per Vladivostok, due settimane di fuoco per la Russia di Putin, tra la ricerca di nuove partnership e una guerra in stallo.

Vostok 2022

Lo scorso 1° settembre 2022 nel distretto militare dell’Estremo Oriente Russo, le forze armate moscovite hanno avviato l’esercitazione Vostok 2022, una delle più imponenti degli ultimi dieci anni. Il ministro della difesa russo Sergej Shoigu, il capo di stato maggiore delle forze armate russe Valerj Gerasimov assieme agli osservatori delegati dei paesi CSTO (Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva) e dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shangai, hanno partecipato direttamente all’evento. L’imponente esercitazione, durata dal 1° al 7 settembre, ha coinvolto circa 50 mila uomini provenienti da quattordici paesi dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina. Dall’Algeria al Laos, dall’Azerbaijan alla Siria passando per India e Cina, queste ultime sono state le più numerose dopo quelle russe. L’esercitazione ha inoltre visto l’utilizzo di più di 5 mila pezzi di artiglieria, 140 aeromobili e 60 tra navi anfibie e di supporto, stando a quanto comunicato sul sito del Cremlino. Lo scenario è stato quello di operazioni su vasta scala in un potenziale conflitto nello scacchiere asiatico estremo-orientale. L’invio di corvette della marina dell’Esercito popolare di Liberazione cinese e le operazioni congiunte con l’omonima russa nelle acque del Mar del Giappone hanno avvalorato la tesi degli analisti occidentali per cui Mosca e Pechino, negli ultimi anni, hanno aumentato la loro cooperazione militare. Le manovre eseguite in Vostok 22 riportano lo scenario di una controffensiva congiunta russo-cinese ad una non ben definita “minaccia” militare proveniente da sud-est, generando preoccupazione a Tokio e Taipei, prima linea di contenimento della crescita politico-militare cinese. Vostok 22 è stata inoltre la seconda vasta esercitazione che ha coinvolto le forze cinesi negli ultimi due mesi, infatti a fine luglio, in concomitanza con la visita a Taiwan della Speaker della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, Pechino aveva eseguito dei war games intorno l’isola di Formosa, facendo temere una possibile escalation nell’area. Sebbene la cooperazione tra Russia e Cina sia piuttosto lontana dalla “cooperazione illimitata” sostenuta da Vladimir Putin e Xi Jinping in occasione delle olimpiadi invernali di Pechino, è chiaro come le due parti tentino di sostenersi, quanto meno tacitamente, sui dossier rispettivamente più importanti. 

Cinque anni dopo l’ultima grande esercitazione Vostok 2018, il sistema delle relazioni internazionali è cambiato drasticamente. Il conflitto in Ucraina e le crescenti tensioni nello stretto di Taiwan hanno riportato in auge la volontà di una maggiore interconnessione e cooperazione dell’apparato militare ed economico in Asia.

Il forum economico di Vladivostok

La volontà di aumentare gli interscambi tra Mosca e Pechino, il progetto di ampliare il sistema di gasdotti dalla Russia verso gli altri due BRICS Cina e India, oltre che i paesi del sudest asiatico è stata confermata all’annuale Eastern Economic Forum tenutosi a Vladivostok dal 5 all’8 settembre.

Fondato nel 2015 il Forum economico ospita annualmente decine di delegazioni provenienti da paesi “allineati” con Mosca e “non allineati”. Quest’anno le delegazioni rappresentate sono state 58. Oltre quella russa, le delegazioni più numerose sono state quella giapponese, sudcoreana, kazaka, indiana e cinese.

Il gigante economico asiatico, infatti, è stato il protagonista della kermesse. Li Zhanshu, emissario e numero 3 del Partito Comunista Cinese ha presenziato ai lavori. Li, primo esponente di rilievo della nomenklatura comunista cinese ad uscire dal Paese dallo scoppio del Covid-19 ha sottolineato la fondamentale importanza di una maggiore cooperazione economica, politica e militare con Mosca. Il progetto di avviare un nuovo mezzo di transizione dei bonifici bancari, dopo l’esclusione della Russia dal circuito Swift del marzo 2022, si va ad aggiungere alla volontà di Pechino di pagare in yuan e rubli il gas russo. L’accordo è stato siglato il 6 settembre tra il presidente del colosso energetico russo Gazprom Alexei Miller e l’omonimo cinese Houliang.

Prima di presenziare alla chiusura di Vostok 22, Il Presidente Vladimir Putin ha sottolineato la volontà di applicare il “sistema Hong Kong” alla città di Vladivostok, rendendola una Zona amministrativa speciale. Non sono mancate tuttavia le minacce verso i paesi Occidentali sanzionatori dell’economia russa. Putin ha sottolineato come le sanzioni graveranno ulteriormente sull’economia europea, dichiarando che qualora fosse raggiunto un accordo sul prezzo comune europeo al gas, la Russia non fornirà più nessun genere di idrocarburo o bene di prima necessità. 

Il forum di Samarcanda

Dal 15 al 16 settembre la pittoresca e secolare città uzbeka di Samarcanda ha ospitato il ventunesimo summit dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai. Nata nel 2001, la OCS comprende attualmente nove paesi, Cina, India, Iran, Kazakistan, Kirghizistan, Pakistan, Russia, Tajikistan e Uzbekistan, tre membri osservatori, Afghanistan, Bielorussia e Mongolia, e nove partner internazionali come la Turchia e l’Arabia Saudita. La due giorni uzbeka ha visto la partecipazione dei capi di stato e di governo dei paesi dell’Organizzazione. Il leader e presidente cinese Xi Jingping e il Primo ministro indiano Narendra Modi sono stati i due ospiti principali. Xi, anch’esso al primo viaggio post pandemia, ha voluto rimarcare la vicinanza tra Pechino e Mosca riguardo le sfide del mondo contemporaneo. Dall’economia alla sicurezza, i due governi si sono posti in plateali posizioni difensive antioccidentali. Tuttavia, Pechino ha sottolineato che non prenderà parte al conflitto in corso in Ucraina. Di tutt’altre posizioni invece l’India di Modi, presidente di turno dello OCS fino al settembre 2023. L’India ha sempre dimostrato una certa ambiguità sulle sue posizioni circa la guerra in Ucraina e le sanzioni occidentali. Se da una parte New Delhi è, dopo Pechino, il secondo partner commerciale russo, dall’altra parte, la sua posizione all’interno del QUAD (Quadrilateral Security Dialogue) come membro fondatore a fianco degli Stati Uniti, riporta in auge la sua vecchia appartenenza ai cosiddetti “Paesi non allineati” di Nerhuniana memoria. Per tal ragione la “strigliata” a Putin per cui “non è tempo di andare in guerra” è complementare alla volontà di maggiore cooperazione economica in chiave antioccidentale. 

Questo “settembre russo” porta con sé numerose incognite alla politica estera quanto alla politica interna russa. La controffensiva di Kiev, la perdita di territori e di militari, fa riaccendere la “speranza” in Occidente di una qualche congiura di palazzo per deporre Putin e parte del suo establishment. Nel frattempo, dal Cremlino iniziano ad emergere le difficoltà economiche che il paese si ritrova ad affrontare, mentre la possibilità per una cessazione delle ostilità non viene menzionata da nessuna delle parti.

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