La riforma di Putin: il referendum costituzionale 27 anni dopo.

Il 1° luglio 2020, il popolo della Federazione Russa sarà chiamato alle urne dal Presidente Vladimir Putin, in carica dal 2000, per votare gli emendamenti costituzionali. È il primo referendum dopo quello del dicembre 1993, quando si votò per la costituzione vigente, ponendo fine alla crisi costituzionale russa del settembre-ottobre dello stesso anno. Si apre così la possibilità di un potenziale mandato sine die per l’ex funzionario del KGB.

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I contenuti della riforma

La prima conseguenza della proposta del Presidente russo di avviare il processo di revisione costituzionale, lo scorso 16 gennaio, riguarda la sorte dell’ormai ex primo ministro della Federazione Russa, Dmitrij Medvedev. Il giorno stesso infatti, Medvedev annunciava le sue dimissioni e con queste quelle del governo, per garantire maggiore spazio di manovra al Presidente in vista della riforma, assumendo il ruolo di vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, che Putin presiede. A dimostrazione di un tecnicismo necessario, spunta la nomina di Michail Mishustin, personalità dal background puramente amministrativo, provenendo dal Servizio Tributario Federale. Dal 30 aprile al 19 maggio, quando contagiato dal coronavirus, Mishustin sarà costretto ad assentarsi, Andrey Belousov, ancora una volta una figura tecnica, sarà chiamato a svolgere l’incarico di primo ministro ad interim.

Nei primi giorni di marzo, durante il discorso del Presidente alla Duma, riunita per approvare in seconda lettura la vasta riforma costituzionale, protagonista della coreografia putiniana fu Valentina Tereshkova, prima donna a volare nello spazio, ex cosmonauta eroina sovietica, e oggi deputata 83enne. L’esito della votazione vide un trionfo indiscusso della mozione, con 382 sì, 44 astenuti e zero contrari. Parola chiave e principio cardine sia del monologo sia della riforma è stabilità, stabilità da donare, nell’ottica putiniana, ad una Federazione che la necessita e che la merita, stabilità che si traduce in una riforma costituzionale dai risvolti interessanti.

L’autoritarismo putiniano trova infatti in questa riforma conferma e naturale completamento. Se approvati, i nuovi emendamenti introdurranno nuovi elementi, istituzionali e valoriali, che rafforzeranno la “verticale del potere” costruita negli ultimi anni.

  • Un più forte sistema di controllo federale sui governi locali;
  • Il Consiglio di Stato della Federazione Russa, organo già esistente, ma per ora relegato a mera funzione consultiva, presieduto dal Presidente, vedrebbe un netto ampliamento dei suoi poteri. Spetterebbero ad esso infatti gli indirizzi fondamentali di politica interna ed estera della Federazione Russa e l’individuazione delle aree prioritarie di sviluppo socioeconomico del paese;
  • I governatori regionali faranno parte del Consiglio di Stato e vedranno, dunque, accresciuto il proprio ruolo, in cambio di una più salda lealtà al Cremlino;
  • Lo statuto del Consiglio di Stato sarà introdotto in Costituzione;
  • La riforma potenzia la “nazionalizzazione delle élite”, con l’introduzione del divieto di possedere una cittadinanza straniera o un permesso di soggiorno di un altro Stato per il Presidente del Governo, ministri, parlamentari, governatori di regione e giudici; stessa regola sarà applicata al candidato alla presidenza, che dovrà dimostrare, inoltre, di risiedere in Russia da almeno 25 anni, e non più da 10 anni, e che non potrà svolgere più di due mandati consecutivi;
  • Confermata e ulteriormente potenziata la preminenza della Costituzione russa sulle disposizioni dei Trattati internazionali: viene ribadita la primazia dello Stato russo e dei popoli costituenti la FR, nonché il principio della “democrazia sovrana”, che critica gli eccessi della difesa universale dei diritti dell’uomo e che rivendica la non interferenza negli affari interni da parte di entità straniere; è previsto, inoltre, il divieto di azioni volte ad alienare parte dei territori della FR;
  • Al Consiglio della Federazione spetta il diritto di presentare la proposta di licenziamento dei giudici federali al Presidente, si assiste in questo modo ad ulteriori penalizzazioni dell’autonomia di giudici e procuratori;
  • Alla Duma spetta l’approvazione, non più il consenso, delle candidature del Presidente del governo, nonché, su indicazione di quest’ultimo, anche di tutti i suoi vice e dei ministri federali, che saranno poi nominati dallo stesso Premier; inoltre, il Presidente della Federazione non potrà respingere i candidati approvati dalla Duma;
  • Si assiste alla costituzionalizzazione dei valori costantemente richiamati da Putin e dal suo “Russia Unita”: deržavnost’, grande potenza, e gosudarstvenničestvo, Stato forte, il cui combinato è l’idea che la Russia sia destinata ad essere una grande potenza;
  • In linea con il punto precedente, si sancisce che: il matrimonio è un’unione tra un uomo e una donna, lo Stato ha il dovere di onorare la memoria dei custodi della patria e di difendere la verità storica, di preservare l’identità culturale panrussa, la diversità etnoculturale e linguistica dei popoli della Russia, e di indicare la fede in Dio come valore ricevuto dagli antenati;
  • Una modifica che prevede un limite complessivo di due mandati per ciascun presidente, conteggiati a partire dall’approvazione della riforma, e che apre, almeno potenzialmente, ad altri dodici anni di Presidenza per Putin.

La corsa al voto.

Nonostante il “adesso non c’è tempo per questo” di Sergey Sobianin, sindaco della capitale russa, Putin conferma la sua decisione. Il sindaco di Mosca, epicentro della pandemia, ha fin da subito criticato, anche se velatamente e senza alzare polemiche, la decisione del suo Presidente di fissare il referendum per luglio. Sobianin individuava settembre come il periodo in cui far svolgere la votazione, quando, presumibilmente, il pericolo di contagio sarebbe stato, se non totalmente, ma almeno in buona parte scongiurato. La chiave di lettura per l’appuntamento di oggi è senza alcun dubbio il consenso, consenso che nel periodo precedente al Covid-19 aveva visto un leggero calo, ma che adesso, cavalcando l’onda pandemia, ha posto la base per un referendum ad personam. Nelle scorse settimane si è parlato della possibilità di una votazione elettronica o per posta, tuttavia, vista l’impossibilità di organizzare tutte le procedure necessarie per il voto, si è optato per una procedura differente. Gli elettori avranno la possibilità di votare fin da questa mattina, così da contenere il contagio riducendo gli assembramenti. Le votazioni si terranno all’aperto e verranno distribuiti, all’ingresso ai seggi, guanti, mascherine e penne gratuite. Per quanto riguarda le procedure referendarie russe l’approvazione degli emendamenti richiede la partecipazione della maggioranza assoluta degli elettori, pena l’annullabilità della votazione, inoltre, per convalidare il quesito referendario, serve la maggioranza assoluta dei voti validi.

Dissenso e opinione pubblica

La maggioranza della popolazione, circa il 63%, stando agli ultimi sondaggi del Levada Center, esprime un giudizio positivo sull’operato di Putin. Nello specifico, si prevede un’affluenza alle urne del 65% dei russi, di cui, quasi la metà, circa il 47%, si dichiara favorevole agli emendamenti proposti. La composizione dell’elettorato è però degna di qualche parola in più. Tra i giovani, il 53% prevede di votare, mentre tra gli anziani l’adesione è molto più alta: circa il 77%. Il dato interessante è però che il 41% dei giovani voterà contro gli emendamenti proposti; lo stesso vale per il 45% dei moscoviti. Il sondaggio è condotto su un campione rappresentativo di tutta la popolazione, non solo dell’elettorato attivo; a questi dati va quindi aggiunta la percentuale di chi non andrà a votare, dato attualmente non stimato, ma che si ipotizza intorno al 35%. Ciò che emerge da tale stima è una tendenza ben definita, come spiega Gudkov, sociologo e responsabile del centro analisi sopracitato: “i gruppi più istruiti e informati della popolazione tendono a votare contro”. Difficile pensare ormai ad una Russia senza Vladimir Putin, ed è improbabile che egli uscirà sconfitto da questo referendum; ciò che è certo è che l’appuntamento alle urne inaugurerà una nuova stagione politica per la Federazione, a prescindere dal risultato. Anche se la gestione della pandemia da parte delle regioni ha fatto guadagnare margini di autonomia ai poteri locali, molto probabilmente, si assisterà ad un ulteriore accentramento del potere nella persona di Putin, come lo stesso Presidente ha lasciato intendere.

Mai sprecare una buona crisi.

L’interrogativo sorge sul soggetto politico che potrebbe, almeno potenzialmente, canalizzare questo malcontento. L’opposizione russa è spesso disegnata come politicamente atomizzata e strategicamente inadeguata. Lo studioso Andrew Wilson, Europian Council on Foreign Relations, in “Does Russia still have an Opposition?” associa alla formula di “opposizione liberale”, quella, nella sua visione più adeguata, di “opposizione amica“. Wilson sottolinea non solo l’inefficienza, ma anche l’avvallo e la complicità di tale opposizione alla politica putiniana. Sul fronte indipendente, rappresentato dai blog e dall’informazione libera, è degno di menzione il lavoro dello statunitense Robert Orttung, della Elliot School of International Affairs; egli si concentra infatti sul ruolo assunto dai blogger nella divulgazione di informazioni nella Federazione. Ciò che emerge è una preminenza netta di network e di canali finanziati direttamente dal Cremlino, a fronte di limitati spazi concessi ai movimenti di opposizione. La domanda, al netto delle considerazioni, resta quella iniziale: esiste un soggetto politico in Russia capace di sfruttare adeguatamente i conflitti interni al Cremlino, ad eccezione del Cremlino stesso?