Sin dall’inizio dell’invasione russa, la Polonia si è rivelata uno dei più stretti alleati dell’Ucraina. Il Paese ha sostenuto uno sforzo importante tanto per l’accoglienza dei rifugiati quanto per l’invio di denaro e materiale bellico. Inoltre, il governo polacco molto si è speso per raccogliere supporto intorno a Kiev, non mancando di incitare a più riprese gli alleati e di criticarli nei momenti di esitazione. Un sostegno irremovibile che ha permesso alla Polonia di emergere come attore di primo piano sul palcoscenico europeo. Una posizione decisa a consolidare, avendo bene a mente il ruolo geopolitico che immagina per sé stessa in uno scenario post-bellico e le questioni legate alla sua sicurezza. Varsavia ha tre obiettivi cruciali. In primis, imporsi come una potenza regionale ed europea; in secondo luogo, ottenere definitivamente l’investitura di bastione della NATO in Europa nord-orientale; infine, indebolire Mosca.
Il ruolo centrale assunto dalla Polonia sulla scena europea è stato possibile a causa della mancanza di capacità o volontà dei Paesi tradizionalmente più influenti di guidare la reazione nei confronti della Russia per l’aggressione all’Ucraina. Si è creato un vuoto di leadership che Varsavia abilmente ha saputo colmare. La Gran Bretagna, in seguito alla Brexit, ha perso la facoltà di manovrare una risposta comune in una tale situazione di crisi. La Germania e la Francia hanno mostrato atteggiamenti ambivalenti nei confronti di Mosca. Le loro élite economiche e politiche si sono mostrate influenzabili da accordi economici e altri incentivi offerti dal Cremlino, preoccupandosi di non incrinare particolarmente i rapporti con esso e mancando di adottare una linea intransigente sin dal principio. Oltre a questo, la prospettiva della Polonia sulla cosiddetta operazione speciale, come la definisce il presidente russo Putin, ha reso lo schierarsi in prima linea un imperativo. L’invasione non è vista come un evento isolato, quanto piuttosto un passaggio che è parte di un processo più ampio. In pratica, un allargamento del conflitto è tutt’altro che escluso. Come ha affermato il Primo ministro estone Kaja Kallas: “Siamo in pericolo quando la casa del nostro vicino brucia”, una frase che esprime al meglio anche la percezione degli eventi da parte dei polacchi, e che non ha lasciato altra scelta se non prendere le redini della situazione.
In tale contesto, in primo luogo, l’ambizione della Polonia è affermarsi come potenza regionale ed europea. Si inserisce in quest’ottica, innanzitutto, l’obiettivo di rendere il Paese una forza militare. Il processo di ammodernamento e rafforzamento dell’esercito è ormai in corso da diversi anni ma, a seguito dello scoppio del conflitto ai propri confini, Varsavia si è convinta dell’urgenza di proseguire lungo la strada del riarmo. Accordi multimiliardari già sono stati firmati per l’acquisto di materiale bellico, con il Paese che conta di spendere circa 115 miliardi di euro fino al 2035, fondi utili anche per raddoppiare il numero effettivo dei soldati a 300.000 unità. Oltre a ciò, la spesa per la difesa è stata innalzata al 4% del PIL per il 2024, più di ogni altro tra i Paesi della NATO.
In aggiunta a questo, la Polonia punta a sbloccare il potenziale ancora inespresso dell’Iniziativa dei tre mari. Presentata nel 2015 insieme con la Croazia, tra le altre cose essa prevede il potenziamento e la costruzione di infrastrutture lungo l’asse nord-sud del continente, al fine di incentivare lo sviluppo economico, l’integrazione infrastrutturale e la cooperazione energetica degli Stati dell’Europa centro-orientale. Sullo sfondo di ciò, il Paese prefigura la creazione di un blocco coeso nella regione con se stesso alla guida. L’inizio del conflitto in Ucraina ha determinato l’avvio di un graduale spostamento del centro di potere in Europa da occidente verso oriente. L’Iniziativa dei tre mari costituisce uno strumento cruciale con cui Varsavia vorrebbe accelerare tale spostamento e rinforzare la sua posizione.
Il rafforzamento dell’esercito e l’Iniziativa dei tre mari rappresentano progetti imprescindibili non solo per imporsi come potenza continentale ma anche per assicurarsi l’importanza strategica necessaria per trasformare in realtà l’altra aspirazione della Polonia: diventare il bastione NATO in Europa nord-orientale. Un incarico, tra l’altro, che i polacchi sentono come proprio, secondo una narrativa infusa di romanticismo che vede il Paese come l’ultima roccaforte europea, sempre in prima linea contro le minacce esterne. Ergersi a tale ruolo è fondamentale al fine di rimanere rilevante agli occhi degli Stati Uniti, giudicati più affidabili ed in grado di offrire maggiori garanzie di sicurezza rispetto agli alleati europei.
Per quanto riguarda la crucialità dell’Iniziativa dei tre mari per Varsavia, questa risiede negli obiettivi infrastrutturali strategici. Tra questi, la Rail-2-Sea per collegare le città portuali di Danzica in Polonia e Costanza in Romania, al fine di consentire lo spostamento più celere ed efficiente di mezzi militari lungo il fianco orientale della NATO. Non è un caso che la verticale tra queste due città corra in parallelo alla linea che va da Kaliningrad a Tiraspol, la linea rossa invalicabile a cui allude Putin. In Polonia e Romania vi sono già situate infrastrutture NATO strategiche, tra cui le basi missilistiche Aegis Ashore e le basi aeree. In sostanza, l’Iniziativa dei tre mari serve anche lo scopo di completare la costruzione di una solida frontiera tra Federazione Russa e NATO, di cui Varsavia punta a presidiare il settore nord-orientale.
L’indebolimento della Russia è, infine, l’ultimo grande proposito della Polonia. Quest’ultima si è sempre schierata a favore delle sanzioni contro di essa e costantemente ha ribadito il dovere di sostenere lo sforzo militare di Kiev fino a quando fosse necessario. Tale ferreo sostegno, senz’altro motivato dalla convinzione della giustezza della causa ucraina, si spiega anche con l’obiettivo di usare il conflitto per logorare radicalmente Mosca. Qualora poi Kiev dovesse riportare una schiacciante vittoria, ancora meglio. Ad ogni modo, l’importanza di supportare il proprio vicino è per la Polonia determinante. Di fatti, anche il protrarsi del conflitto rappresenterebbe per l’establishment polacco un’opzione non totalmente sgradita. Non solo significherebbe estenuare il Cremlino da un punto di vista economico, militare, politico e sociale, ma anche guadagnare tempo per portare avanti i propri piani. Benché la solidarietà e il supporto verso l’Ucraina sia indubbiamente reale, la visione polacca dell’ordine politico est-europeo impone al Paese di fare tutto il necessario affinché metta in sicurezza il proprio posto al suo interno.
In conclusione, la Polonia sta giocando un ruolo centrale nell’indirizzare la reazione dei Paesi occidentali nei confronti della Russia. Una mossa che le ha permesso di acquisire una posizione di primo piano sul palcoscenico europeo che ora vuole consolidare e mantenere, avendo ben chiaro il posizionamento geopolitico che prevede per sé in un’Europa post-guerra e la minaccia che Mosca rappresenta alla sicurezza del Paese. Il conflitto che imperversa alle sue porte ha puntato i riflettori su Varsavia, la quale non si è sottratta alla scena. Al contrario, si sta muovendo razionalmente per concretizzare le proprie ambizioni di diventare una potenza a livello regionale ed europeo, imporsi come un bastione di sicurezza della NATO in Europa nord-orientale ed indebolire la Russia.

