Il ruolo geopolitico dell’Ucraina dopo i tragici eventi di Piazza Maidan ed i nuovi scenari del mercato del gas e del petrolio

Le manifestazioni di piazza Maidan, a Kiev, avvenute tra la notte del 21 novembre 2013 ed il 23 febbraio 2014 hanno segnato uno degli eventi più tragici della storia dell’Occidente del secondo dopoguerra. Si contarono, alla fine del conflitto più di settanta morti, tra i millenovecento ed i duemila feriti e centoquaranta incarcerazioni.

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L’Ucraina è sempre stato un paese intimamente legato alla Russia, potremmo risalire all’età medioevale, quando iniziarono a sorgere i primi centri della Russia proprio intorno a Kiev (Rus di Kiev). Non c’erano distinzioni a quell’epoca tra la nazione ucraina e quella russa ed è per questo che nei secoli successivi la Russia lottò sempre per mantenere l’Ucraina sotto la propria influenza.

Con la fine della Guerra Fredda gli equilibri mondiali iniziarono a cambiare e lo sguardo dell’Ucraina si fece sempre più interessato alla vicina Europa. Come il Dniepr divide il territorio ucraino in est ed ovest, così nei primi anni duemila due uomini politici mostrarono le profonde divisioni presenti nella nazione ucraina. Uno particolarmente vicino alla Russia, Viktor Janukovyč, e l’altro, Viktor Juščenko, più affascinato dalla comunità Europa e dalla NATO.

Con la vittoria diJuščenkoalle elezioni presidenziali del 2004per l’Ucraina si aprì un periodo denso di accadimenti,alla fine del 2005, infatti, l’Unione Europea riconobbe l’Ucraina come un’economia di mercato e, poco più tardi, il 1 gennaio 2006 il dissenso della Russia si fece sentire assordante. Il colosso russo del gas, la Gazprom, chiude i rubinetti a Kiev e afferma che da quel momento i prezzi del gas per l’Ucraina sarebbero diventati gli stessi di quelli a cui erano sottoposti i paesi “ricchi”, quelli con economia di mercato.

Il prezzo del gas passa velocemente da 60 dollari a 230 ogni mille metri cubi. Il 4 gennaio un accordo tra la compagnia ucraina Naftogaze la Gazprom consente a Kiev di riavere accesso alle forniture di gas ad un prezzo maggiorato, ma ben inferiore ai 230 dollari. Come accennato all’inizio, l’Ucraina ha sempre rivestito un ruolo fondamentale per la Russia, non solo per le origini e la cultura, ma anche per il mercato del gas. L’approvvigionamento energetico dei paesi europei passa infatti per i gasdotti che collegano la Russia all’Europa, attraverso l’Ucraina. È per questo che la contesa dell’Ucraina tra Russia ed Europa rappresenta, una politica geostrategica ed energetica ben chiara.Nel 2004 il gas russo provvedeva all’approvvigionamento energetico europeo per circa il 40% delle importazioni di gas e tutto il gas russo che arrivava all’Europa transitava per l’Ucraina, la Bielorussia e la Moldavia.

La decisione dell’UE di concedere prima all’Ucraina lo status di economia di mercato nel 2005 e poi di farle firmare l’accordo di associazione e stabilizzazione nel 2013 trovava di certo una delle ragioni cardine nel ruolo che lo Stato rappresentava per il mercato del gas europeo. Fino a qui nulla di male, ma quello che accadde a seguito del dietrofront di Janukovyč, il quale decise di non firmare l’accordo di associazione con l’UE, ma di accordarsi con Putin per ricevere 15 miliardi di dollari e la riduzione del prezzo del gas, contrasta fortemente con i valori democratici di cui l’Unione si fa promotrice.

Quando il sogno europeo andò in frantumi a Vilnius, molti giovani manifestanti si riversano nella piazza principale di Kiev per protestare contro il Presidente, ma accanto ai manifestanti, ad incitare le proteste, scese anche l’Alto rappresentante per gli affari esteri dell’Unione europea, Catherine Ashton. L’atteggiamento dell’Unione europea è stato spesso criticato, descritto come volontariamente fazioso, infatti, visti i valori che sostengono l’Europea, ci si aspettava che l’Alto rappresentante intervenisse per placare gli estremisti e l’escalation di violenza, cosa che non avvenne.

Ricordiamo che secondo alcuni studi condotti dall’IlkoKucherivDemocraticInitiatives Foundation con il Razumkov Center a maggio 2013, il 44% della popolazione ucraina dichiarava di sentirsi europea, mentre il restante continuava a sentirsi filo-russo, le forti tensioni tra russi e ucraini quindi continuavano a coesistere.

Gli avvenimenti di piazza Maidan hanno lasciato in Ucraina un segno indelebile ed hanno portato a conseguenze quali il referendum per l’indipendenza della Crimea e le sanzioni alla Russia.

La situazione dell’Ucraina ad oggi sembra essersi stabilizzata, ma quale futuro ci si aspetta per la “terra di mezzo” tra Russia ed Europa? L’Ucraina continua a mantenere un ruolo fondamentale nel mercato dell’energia, anche se la politica energetica dell’Europa sembra spingersi verso una maggiore diversificazione delle fonti di approvvigionamento, ad esempio, l’aumento delle esportazioni di gas russo all’EU tramite i gasdotti che passano per la Germania riducono il transito del gas attraverso l’Ucraina. Allo stesso modo, l’aumento della capacità del Nord Stream, porterà ad una significativa riduzione dei redditi ucraini e probabilmente avrà un effetto negativo sulla politica geostrategica del paese, il suo valore di mercato e l’importanza per l’Europa, quindi, quasi sicuramentediminuiranno.

La mutua dipendenza energetica tra Russia ed Europa sta cercando nuovi fronti sui quali muoversi, e seppur molti Stati europei stanno dirigendo le proprie politiche energetiche verso il green, l’unica certezza è che nei prossimi anni il peso delle fonti fossili sarà ancora forte e la Russia non intende tirarsi indietro. Nell’Energy Strategy of Russia for the period up to 2030 si legge chiaramente che “il settore dell’energia russo detiene un potenziale così alto da resistere ai cambiamenti delle condizioni esterne ed interne”.Infatti, nonostante spesso i leader europei hanno affermato di voler riformare il mercato del gas interno, in modo da abbassare la dipendenza dall’estero e soprattutto dalla Russia, bisogna domarsi in primo luogo se l’Europa è davvero in grado di farlo e se vuole minare i rapporti con la Russia.

Di certo la Russia non sottovaluta il fatto che i mercati emergenti negli ultimi anni hanno consumato molta più energia di quanto abbia fatto l’Europa, ed infatti lo sguardo del Cremlino sembra dirigersi sempre di più verso l’Asia. Tale possibilità sarebbe sicuramente un forte colpo al ruolo dell’Ucraina, che sebbene abbia un territorio relativamente piccolo, ha sempre rappresentato il nesso tra due potenze. Forse proprio per questo le compagnie petrolifere ucraine stanno compiendo massicci investimenti al fine di aumentare la loro produzione e di ridurre la dipendenza dalla Russia, Burisma Group, una delle più grandi società ucraine operanti nel settore del gas e del petrolio, ha aumentato notevolmente i suoi volumi di produzione, il gruppo, infatti, si è impegnato ad investire $ 100 milioni nel 2017 per la perforazione di quattro nuovi pozzi petroliferi.

Quale sarà il futuro delle relazioni tra Russia, Ucraina ed Europa non si può ad oggi prevedere con certezza, ma sicuramente possiamo affermare che negli ultimi anni sono stati molti gli stravolgimenti nel mercato del gas e del petrolio e, poiché il settore energetico per la Russia è molto più che un bene commerciale, il Cremlino ha investito tutta se stessa nella sicurezza energetica come elemento primario per il ruolo geostrategico della nazione… anche se le recenti tendenze globali stanno mettendo in dubbio il ruolo russo nel settore energetico.