Il ruolo dell’Arabia Saudita nella Geopolitica Mediorientale

Dal punto di vista geopolitico, l’Arabia Saudita gode oggi di una posizione di assoluta centralità nello scenario mediorientale, legata non solo al possesso delle più grandi riserve petrolifere ed al suo ruolodi leader del mondo panarabo, maanche all’evoluzione della c.d. “questione islamica”, ovvero alla relazione sempre più stretta tra le attività della famiglia regnate e l’espansione del sunnismo islamista nella sua interpretazione più conservatrice (ilwahhabismo)in Africa ed in tutto il Medio Oriente.

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Riad ha infatti assunto negli ultimi anni il ruolo di supervisore e sostenitore del sunnismo combattente appoggiando, prima, la resistenza mujāhidīnin Afghanistan e la causa dei talebani pakistani, e, successivamente, le attività di diversi gruppi terroristiciattraverso il trasferimento di fondi e armamenti che hanno alimentato radicalismi e insurrezioni e aumentato il peso geopolitico saudita.

 

Il conflitto siriano e i rapporti dei sauditi con Daesh

È in tale contesto che la monarchia sunnita ha scelto di seguireuna politica estera sempre più orientata all’interventismo che ha coinvolto Riad in tutti i principali scenari di guerra aperti in Medio Oriente e prodotto un indiscutibile rafforzamentodei legami tra il Regno e il terrorismo di matrice jihadista-sunnita in chiaveanti-sciita.

È in quest’otticache deve essere letto l’intervento saudita nella guerra civile siriana a sostegno degli insorti islamisti a maggioranza sunnita e dei gruppi terroristici nati e cresciuti intorno all’ispirazione wahhabita, contro il regime sciita guidato dal Presidente Bashar al-Assad.

Al desiderio saudita di contenerei rivali sciiti in Medio Oriente, grazie anche alle iniziative del Califfato in Siria e Iraq, si è unitaperò la volontà degli al-Saud di non perdere il sostegno dei ricchi partner economici occidentali (Stati Uniti in primis) e di scongiurare una vittoria dell’Isis che non risparmierebbe, infatti,neanche i governanti dei Paesi arabi oggi suoi alleati.

 

L’antagonismo saudita nei confronti di Iran e Hezbollah

Sono stati coinvolti nel conflitto sirianoanche Hezbollah, il movimento politico-militare libanese armato da Teheran, e l’Iran sciita, storico rivale dell’Arabia Saudita nonché una delle principali potenze musulmane della regione.

Entrambi garantiscono appoggio strategico al regime di Damasco, rappresentante della minoranza alawita del Paese, contro le monarchie del Golfo sunnite.

Per il Governo di Riad il partito sciita libanese èdiventato in tempi recentiun problema primario, non solo a causa del suo intervento in Siria, ma anche per l’aumento del consenso di cui gode a livello nazionale e per il sostegno politico che sta fornendo agli Houthiyemenitinemici deisauditiche questi ultimistanno combattendo dal 2015 conuna campagna di bombardamenti aerei nel tentativodi mantenere salda la propria influenza nella Penisola araba.

Mentre il Libano del Presidente Aoun sembrerebbe intenzionato ad eliminare letensioni accumulate con i vicini sauditi in vista di un riavvicinamento strategico a Riad, la Repubblica iraniana parrebbe invece decisa a non allentare la tensione con i sauditi, per evitare che questi ultimi riescano nel loro intento di ridimensionarel’influenza sciita,e di estendere la propria influenza su Libano e Siria.

 

I rapporti con al-Sīsī e gli interessi sauditi in Bahrein

Un’altra partita che ha orientato la geopolitica contemporanea di Riad è quella con i Fratelli musulmani, organizzazione islamistaavversaria del regime wahhabita saudita, che ha portato l’Arabia a soffocare sul nascere moltidei disordini scoppiati alle soglie del Regno e ad aumentare la propria presenza in Nord Africa per garantirsi un’influenza maggiore anche nel continente nero.

Riad è infatti intervenuta militarmentesia in Bahrein, contro l’insurrezione sciita, che in Egitto, dove ha appoggiato il colpo di stato di al-Sīsīper chiudere la breve esperienza al potere dei Fratelli musulmani.

Nonostante ciò, il regime egiziano, da anni impegnato nel Sinai in una guerra sanguinosa contro l’islamismo (da quello politico della Fratellanza a quello jihadista sunnita del Califfato), ha deciso di mantenerestretti rapporti con al-Assad.

Ciò, insieme allanuovapolitica egiziana di riavvicinamento al Cremlino ed ai contatti tra al-Sīsī e i governi sciiti iracheno e iraniano, ha provocatouna profonda crisi tra Riad e il Cairoche stadeterminando un importante rimescolamento degli equilibri regionali.

 

Il nuovo asse Israele-Arabia Saudita

È nel quadro di questa crisi geopolitica del Medio Orienteche si inserisceanche il graduale avvicinamento tra Riad e Tel Aviv.

Nonostante l’assenza di relazioni diplomatiche ufficiali e la distanza culturale tra il Regno degli al-Saud, faro dell’Islam sunnita, e Israele, tempio del giudaismo, i due Paesi, entrambi storici alleati degli States, hanno cominciato ad intensificare i propri contatti, soprattutto a livello militare e di intelligence, da quando i rispettivi obiettivi strategici hanno iniziato a sovrapporsi.

Entrambi i Governi condividono infatti simili priorità tra cui l’isolamento dell’Iran sciita e di Hezbollah edil controllo dell’Egitto di al-Sīsī, i cui interventi in Siria, Yemen e Libia sono risultati ambigui e in alcuni casi contrari agli interessi israeliani e sauditi nell’area.

Questa apertura tra Israele e Arabia, fatta di contatti informali sempre più intensi, si sta scontrando però con ilprogressivo rafforzamento dell’assesciita avversario e con la contestuale e parziale perdita di controllo dei sauditisulle formazioni jihadiste.

La nuova alleanza tra Riad e Tel Aviv, che potrebbe aggravare le divisioni regionali,sembrerebbe, dunque,rispondere, da un lato, alla volontà degli al-Saud di impedire che Teheran riesca a consolidare la sua posizione regionale, e, dall’altro, agli interessi di Israele che, orfano dell’asse privilegiato con la Turchia, è in cerca di nuovi alleati.

 

Conclusioni

Le attuali dinamiche geopolitiche mediorientali sembrerebbero prospettare, innanzitutto, un disegno strategico di Riad teso alla divisionedella Siria per favorire la creazione di un’area sunnita tra la costa mediterranea e la Mesopotamia e alla formazione di una grande coalizione a guida saudita che permetta al Regno di estendere il proprio dominio regionale su tutti i Paesi islamici.

È in un simile scenario che si inserisce la storicaconflittualità tra Iran e Arabia Saudita, impegnate in una guerra per procura chesta spingendo il mondo islamico verso una continua e più profonda polarizzazione, la quale nasconde, dietro le questioni teologiche, un’importante partita geopolitica che interessa gli equilibri globali e che si è arricchita di nuovi significati a seguito della crescita del fondamentalismo islamico, la fine dell’isolamento internazionale dell’Iran e la destabilizzazione di aree storicamente in equilibrio.

La sempre maggiore influenza di Teheran quale capofila dei Paesi a trazione sciita e la sua tendenza ad interferire negli affari arabi con intenti di destabilizzazione(così come sostenuto da Riad), non sembrano poi facilitareil raggiungimento della stabilità regionale né la riappacificazione dei due Paesi, entrambi in lotta per assicurarsi il ruolo di potenza egemone.

È proprio questo caos mediorientale che sembra aver spinto Riad e Gerusalemme verso una conveniente e temporanea alleanza animata principalmente dalla comune ostilità verso Teheran e dal timore per le scelte americane nella regione, che sembra aver contribuito ad un nuovocambiamento della geopolitica mediorientale, ormai sempre più mutevole e complessa.