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TematicheAmbiente, Infrastrutture ed Energia«To be truly green, we must also think blue»:...

«To be truly green, we must also think blue»: il ruolo della blue economy all’interno del Green Deal dell’Unione Europea

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L’economia blu dell’Unione Europea comprende tutte le industrie ed i settori economici correlati agli oceani, ai mari ed alle coste, sia che operino direttamente nell’ambiente marino (es. trasporti marittimi, prodotti ittici, produzione di energia), che sulla terraferma (es. porti, cantieri navali, infrastrutture costiere). Secondo l’ultima stima, i settori tradizionali dell’economia blu occupano direttamente 4,5 milioni di persone e generano un fatturato di oltre 650 miliardi di euro (EU blue economy report 2021). Consci di ciò, quali opportunità offre e quale ruolo assume la blue economy all’interno del Green Deal dell’UE?

L’economia blu all’interno del disegno dell’UE 

Da anni, l’Unione Europea svolge un ruolo essenziale nei negoziati internazionali in materia ambientale, ambendo a dotarsi di un’economia moderna, efficiente nell’impiego delle risorse, verde e competitiva, principalmente attraverso l’adozione di finanziamenti volti a realizzare una transizione ecologica atta a raggiungere gli obiettivi europei per il clima previsti per il 2030 ed il 2050. Per attuare tale svolta e per assurgere a vera leader globale in campo ambientale, l’Unione Europea ha adottato una serie di atti, tra i quali, emerge, per ambizione, il Green Deal europeo, presentato il 13 dicembre del 2019 dalla neopresidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen. 

Due anni dopo, il 17 maggio 2021, la Commissione Europea ha annunciato la volontà di approdare ad un’economia blu sostenibile. Infatti, si è giunti all’idea, secondo diversi membri della Commissione, che oggi una blue economy sostenibile risulti fondamentale per conseguire gli obiettivi del Green Deal europeo e per assicurare una ripresa verde e inclusiva dalla pandemia (Comunicazione della Commissione Europea, 17/05/2021). Un esempio su tutti è rappresentato dal discorso del Commissario UE per l’ambiente, gli affari marittimi e la pesca, Virginijus Sinkevičius, secondo il quale: “La pandemia non ha colpito allo stesso modo i vari settori dell’economia marittima, ma li ha comunque colpiti tutti pesantemente. Abbiamo l’opportunità di ricominciare ex novo, e vogliamo assicurarci che la ripresa prenda le distanze dal semplice sfruttamento e metta al centro la sostenibilità e la resilienza. Per essere veramente verdi, dobbiamo pensare blu.” (Statement by Commissioner Virginijus Sinkevičius).

Tale dichiarazione ci dimostra chiaramente come la strategia sia rivolta a tutti i settori dell’economia blu, a partire dalla pesca e l’acquacoltura, passando per il trasporto marittimo, per finire con le attività portuali: ognuno di essi dovrà ridurre significativamente il proprio impatto ambientale e climatico, dato che per affrontare la crisi climatica e la crisi relativa alla biodiversità sono necessari mari in salute ed un uso sostenibile delle loro risorse, al fine di creare alternative ai combustibili fossili e alla produzione alimentare tradizionale.

Oltretutto, risultano fondamentali, per attuare un’effettiva transizione verso un’economia blu sostenibile, una concertazione e una coerenza d’azione tra tutti i settori della blue economy ed importanti investimenti per la ricerca e lo sviluppo di tecnologie innovative. Ad esempio, l’energia del moto ondoso e delle maree, la produzione di alghe, lo sviluppo di strumenti innovativi per la pesca o il ripristino degli ecosistemi marini contribuiranno alla creazione di nuove opportunità lavorative e di impresa verdi nell’ambito dell’economia marittima. 

Nello specifico, la comunicazione finale della Commissione Europea definisce un programma dettagliato affinché l’economia blu possa raggiungere una serie di obiettivi primari, i quali non sono altro che il riflesso degli obiettivi posti dal Green Deal europeo. Infatti, troviamo ad esempio la volontà di conseguire gli obiettivi della neutralità climatica e dell’inquinamento zero, in particolare attraverso lo sviluppo di energie rinnovabili offshore, la decarbonizzazione del trasporto marittimo e l’inverdimento dei porti. Inoltre, all’interno del documento, troviamo anche, come scopi principali, il passaggio ad un’economia circolare e la riduzione dell’inquinamento, la preservazione della biodiversità, investendo nella natura, politiche di adattamento per aumentare la resilienza delle zone costiere ai cambiamenti climatici, il garantire una produzione alimentare sostenibile e, infine, il migliorare la gestione dello spazio marittimo.

Dunque, quanto esposto ci permette di comprendere come l’economia blu rappresenti un tassello fondamentale nell’ambizioso progetto europeo: non solo essa dovrebbe aderire, come tutti gli altri settori, al Green Deal, ma risulta anche indispensabile per raggiungere gli obiettivi climatici e ambientali dell’UE. Dopo tutto, l’oceano è il principale regolatore climatico che l’umanità possiede, offre energia pulita e fornisce all’uomo cibo ed altre risorse insostituibili.

Conseguire gli obiettivi della neutralità climatica e dell’azzeramento dell’inquinamento 

Compreso l’intero spettro degli obiettivi che un’economia blu sostenibile permetterebbe di raggiungere, è sicuramente interessante focalizzare la propria attenzione su uno di essi: nello specifico, un’economia marittima sostenibile offre numerose soluzioni per le necessità di ridurre le emissioni di carbonio in molte delle attività in corso e di introdurre nuove attività climaticamente neutrali. Infatti, in tale ambito, essa può contribuire alla neutralità climatica in termini di emissioni di carbonio attraverso lo sviluppo di energie rinnovabili prodotte in mare, ovvero i cosiddetti impianti offshore, e rendendo più ecologici i trasporti marittimi ed i porti. 

Sappiamo che l’UE aspira a ridurre le emissioni di gas di almeno il 55% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030 ed a divenire neutra a livello climatico entro il 2050. Proprio in questa prospettiva, l’energia rinnovabile offshore potrebbe aiutare significativamente a raggiungere questi obiettivi ed a generare circa un quarto del fabbisogno energetico necessario all’UE nel 2050, principalmente attraverso impianti di energia eolica. Oltre ad essa, secondo il comunicato della Commissione, un mix efficiente di energia oceanica sostenibile dovrebbe includere non solo i parchi eolici galleggianti, ma anche l’energia termica e l’energia del moto ondoso e delle maree, tutte tecnologie emergenti che sono previste raggiungere la fase commerciale entro dieci anni. A tal proposito, per accelerarne lo sviluppo, nel 2020 la Commissione ha pubblicato una nuova strategia per le energie rinnovabili offshore che punta a moltiplicare di cinque volte la loro capacità entro il 2030 e di trenta volte entro il 2050.

Inoltre, sappiamo che il Green Deal europeo auspica una riduzione pari al 90% delle emissioni di gas ad effetto serra da tutte le modalità di trasporto, compreso quello marittimo. Dunque, partendo dal presupposto che le rotte marittime rappresentano il vettore principe di scambio di beni e risorse nel sistema commerciale globale, sviluppare una strategia per una mobilità marittima sostenibile rappresenta un obiettivo imprescindibile per poter rimanere una delle principali potenze economiche in un prossimo futuro, pur continuando a cercare di raggiungere i targets postisi per il 2030 e per il 2050; ed è proprio a tale scopo che mira la comunicazione del 19 novembre 2020 riguardo ad una strategia per una mobilità sostenibile ed intelligente, la quale programma l’immissione sul mercato delle prime navi ad emissioni zero entro il 2030 e la decarbonizzazione dei trasporti marittimi attraverso una serie articolata di misure, che si fondano principalmente sulla possibile estensione del sistema di scambio di quote di emissione dell’UE anche al trasporto marittimo e sull’allineamento della tassazione dei prodotti energetici marittimi alle politiche dell’UE in materia di energia e clima (Comunicazione della Commissione Europea, 19/11/2020).

In questo disegno, la Commissione ha anche illustrato un nuovo ruolo futuro per i porti: al di là delle classiche operazioni di trasbordo e logistica, il loro futuro risiederebbe nella loro trasformazione in hubs chiave a livello energetico, nell’economia circolare, nelle comunicazioni e nell’industria. L’assunzione di questi nuovi ruoli da parte dei porti migliorerà sensibilmente le condizioni di lavoro degli operatori portuali e le condizioni di vita delle comunità circostanti. 

Al fine di sostenere e rafforzare questo percorso verso la neutralità climatica e l’azzeramento dell’inquinamento in ambito di blue economy, e nello specifico, nella produzione di energia, nel trasporto marittimo e nei porti, la Commissione ha poi delineato una serie di iniziative. 

Anzitutto, essa intende creare un “Forum blu” per gli utenti del mare in modo da coordinare il dialogo tra operatori offshore, parti interessate e scienziati impegnati nei vari settori marittimi, sviluppando sinergie tra di essi e conciliando tra loro i diversi impieghi del mare. Inoltre, mira a promuovere l’uso dei fondi dell’UE per rendere il trasporto marittimo più ecologico, tra i quali spicca il nuovo Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura. Infine, punta ad aiutare gli Stati membri, tramite il meccanismo di protezione civile rafforzato dell’Unione e le misure antinquinamento dell’Agenzia europea per la sicurezza marittima, a prepararsi ed a reagire agli incidenti di inquinamento marino.

Conclusione 

Alla luce di quanto esposto, è molto facile comprendere l’incredibile apporto che la blue economy potrebbe fornire al raggiungimento degli obiettivi posti dall’Unione Europea con il Green Deal e si capisce anche il perché tutte le parti coinvolte sul tema prestino una forte attenzione al settore marittimo, in tutte le sue declinazioni, sia in ambito europeo, sia nell’ambito delle Nazioni Unite. 

Infatti, in questa sede si è analizzato solamente uno dei possibili contributi dell’economia blu, ovvero quello relativo al conseguimento dell’obiettivo della neutralità climatica e si è sommariamente descritto il contributo relativo al raggiungimento di un inquinamento zero, ma in realtà sappiamo che la transizione verso un’economia blu sostenibile rappresenta un’imperdibile opportunità anche per realizzare gli altri obiettivi europei in materia ambientale: il passaggio ad un’economia circolare, la preservazione della biodiversità, l’adattamento ai cambiamenti climatici e la resilienza delle zone costiere e una produzione alimentare sostenibile. 

Dunque, concludendo, risulta sempre più evidente la necessità di concentrarsi sulla e di investire sensibilmente nell’economia blu, al fine di approdare ad una economia che sia al contempo competitiva, efficiente e sostenibile, in modo da poter affrontare adeguatamente le sfide ambientali odierne, pur mantenendo uno status di potenza economica nel concerto internazionale. Richiamando le dichiarazioni di Sinkevičius: “To be truly green, we must also think blue. […] There is no Green Deal without the oceans, no green recovery without the blue economy” (Statement by Commissioner Virginijus Sinkevičius).

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