Baviera, effetto rotta dei Balcani: crolla l’afflusso dei migranti

La conferma arriva da una città della Baviera, Passau, dove sono stati cancellati i treni speciali che dovevano partire da Dreiflüssestadt per distribuire i profughi nei vari land della Repubblica federale. Ma la preoccupazione in Germania rimane elevata a causa del costo dei rifugiati, che, secondo l’opinione pubblica teutonica, starebbe sfuggendo di mano al governo guidato dalla Cancelliera Angela Merkel

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C’era una volta la Scandinavia, direbbe qualcuno. Gli spostamenti di massa degli ultimi anni stanno modificando in toto il vecchio continente e in particolar modo il nord Europa, considerato una sorta di Eldorado da parte delle persone che attraversano il Mediterraneo per giungere sulle coste europee. Un flusso incessante, reso sempre più evidente dall’instabilità dilagante nel Medio Oriente e in Africa. Di fronte a una situazione del genere, come è stato raccontato in maniera diffusa dai media internazionali, la Svezia, patria dell’accoglienza e della tolleranza, ha deciso di espellere 80 mila richiedenti asilo mentre nel Paese si organizzano con maggiore frequenza raduni anti immigrati. L’ultimo si è verificato a Stoccolma, quando un centinaio di persone con il volto coperto ha distribuito volantini promettendo di “punire” i giovani migranti. Il cosiddetto modello svedese traballa e le disuguaglianze sociali sono evidenti. Meno alloggi, insegnanti e operatori sanitari, che di solito aiutano i migranti a integrarsi nel contesto svedese, sono uno dei fattori che contribuiscono alla tensione sociale che ormai si percepisce nel Paese. La Svezia, dunque, sta modificando il proprio tessuto che per decenni l’ha fatta conoscere al mondo come una società aperta.

Se nella nazione scandinava la situazione è diventata insostenibile e i continui flussi di migranti stanno accelerando un cambiamento nel modo di pensare della popolazione, in Germania e in particolar modo a Monaco di Baviera sta accadendo l’esatto contrario. No, questo non vuol dire che non ci sono richiedenti asilo o profughi nel sud della Germania, ma nelle ultime settimane si registra una netta flessione nel registro che conteggia l’arrivo di migranti nella città bavarese. La conferma arriva dall’altra città della Baviera, Passau, dove sono stati cancellati i treni speciali che dovevano partire da Dreiflüssestadt per distribuire i profughi nei vari land della Repubblica federale. Nei mesi precedenti, invece, proprio da Passau, ovvero la città dei tre fiumi, partivano ben tre treni al giorno. Basterebbe questo esempio per capire il cambiamento che si è verificato nell’ultimo periodo. Stessa situazione nel nord della Baviera, dove nella cittadina di Freilassing un grande negozio in cui venivano venduti mobili e di recente veniva usato per ospitare i migranti, è ormai vuoto. Se in Svezia, in Finlandia e in altri paesi comunitari c’è una vera e propria emergenza migranti e il presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, ha chiesto all’Unione Europea di trovare «strategie e non fare polemicuccie», nel sud della Germania l’afflusso di persone provenienti da Africa e Medio Oriente è diminuito.

Si potrebbe pensare alla solita situazione europea di “due pesi e due misure”, ma in realtà ci sono dei motivi ben precisi che hanno facilitato questa inaspettata inversione di tendenza nel Paese teutonico. In primis, come succede sempre in questo periodo dell’anno, occorre fare i conti con le condizioni climatiche lungo la rotta dei Balcani. Se è vero che abbiamo a che fare con un inverno mite, è altrettanto vero che siamo pur sempre nella stagione invernale e dunque un rallentamento nelle migrazioni è inevitabile. L’altro motivo è legato a un vero e proprio ingorgo creatosi in Macedonia. La scorsa settimana l’ex Paese jugoslavo aveva chiuso la sua frontiera con la Grecia per impedire il passaggio di migranti e profughi. Questo ha provocato il blocco, sul territorio ellenico, di circa 2600 persone. I macedoni, tra l’altro, hanno deciso di far proseguire il “viaggio” solo ai richiedenti asilo provenienti dalla Siria, dall’Iraq, dall’Afghanistan e a coloro che manifestano il desiderio di giungere in Germania e non fermarsi nella zona balcanica. È chiaro che simili decisioni stanno avendo delle conseguenze immediate sulla Germania. Le autorità tedesche possono tirare un sospiro di sollievo, ma nello stesso tempo sanno bene che si tratta solo di una situazione momentanea. Presto, con grande probabilità, il flusso dei migranti tornerà a crescere. Nel solo mese di gennaio, nonostante simili problemi, in Germania sono giunti 91.671 rifugiati che equivalgono a 3 mila persone al giorno e non è rassicurante la politica dei Paesi balcanici, i quali decidono, nella maggior parte dei casi, di far passare solo coloro che vogliono raggiungere la Germania. Per questo motivo la preoccupazione nella nazione tedesca rimane elevata e così l’opinione pubblica ha posto il problema del costo dei rifugiati, che starebbe sfuggendo di mano al governo guidato dalla Cancelliera Angela Merkel e potrebbe avere delle conseguenze sociali inquietanti.