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#USA2024Robert Francis Kennedy Jr: l'outsider candidato alla Casa Bianca

Robert Francis Kennedy Jr: l’outsider candidato alla Casa Bianca

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Il 2024 sarà il più grande anno elettorale della storia: circa la metà della popolazione mondiale si recherà alle urne in più di 50 nazioni differenti.
Una di queste nazioni sono proprio gli Stati Uniti, le cui elezioni presidenziali sono programmate per il prossimo 5 novembre 2024.
I recenti sondaggi, basati anche sul risultato del primo “Caucus” Repubblicano, danno per scontata una vittoria di Joe Biden (democratico) e Donald Trump (repubblicano) alle primarie. In realtà l’esito finale di esse non è affatto certo, poiché attualmente non si ha la certezza che il “Tycoon”, essendo stato più volte incriminato, possa presentarsi regolarmente alle elezioni, a maggior ragione dopo la sentenza emessa dalla Corte Suprema del Colorado che ne vieta formalmente la candidatura.
Un outsider molto interessante sta cercando di sfruttare questa situazione di incertezza al fine di guadagnare voti e poter competere seriamente per un posto alla Casa Bianca: stiamo parlando di Robert Francis Kennedy Jr.
Una figura carismatica e dal cognome altisonante, che ha preferito candidarsi come indipendente, piuttosto che restare all’ombra di Joe Biden, spezzando così la tradizione storica che legava quell’importante famiglia statunitense con il partito democratico.
Nipote del noto Presidente americano John Fitzgerald e figlio di Robert, detto “Bob”, Robert Francis Kennedy eredita il loro carisma da leader e tenta la scalata alla “White House” dopo più di 50 anni dalla candidatura del Padre.
In questo articolo ci soffermeremo sulla storia e sulle idee che hanno formato l’erede dei Kennedy al fine di fornire un ampio quadro in previsione delle prossime elezioni. 

Il passato di Robert Francis Kennedy Jr.

Fino a pochi decenni fa il suo nome non era affatto accostato alla scena politica americana, anzi egli veniva etichettato come la “pecora nera” della famiglia Kennedy a causa del suo passato molto controverso caratterizzato da problemi di droga.
Il contesto famigliare non ha sicuramente aiutato Robert che da giovanissimo dovette superare due lutti: quello dello zio, JFK, e 5 anni dopo, quello del padre, RFK.
Cercò in più occasioni, da adolescente, di iniziare un percorso di disintossicazione dalle sostanze stupefacenti, senza, però, ottenere grandi risultati, tanto che fu espulso da due diversi college proprio a causa della sua dipendenza, che ovviamente influiva in negativo il suo rendimento scolastico.
Seppur non fosse uno studente modello, Kennedy riuscì lo stesso a laurearsi in lettere ad Harvard, inoltre, qualche anno più tardi, nel 1982, conseguì un ulteriore titolo di studio in legge, all’Università della Virginia.
Successivamente decise di intraprendere una carriera in ambito legale specializzandosi in diritto ambientale con l’obiettivo di sensibilizzare l’America riguardo all’inquinamento e alla sostenibilità.
Kennedy, infatti, lavorò per un anno, dal 1982 al 1983, come assistente del procuratore distrettuale a New York City, e nel 1985, una volta ottenuta l’abilitazione, iniziò la sua carriera come avvocato difensore impegnandosi in cause legate all’ambiente e alla salute pubblica.
RFK Jr. sin da subito ottenne diversi successi legali che contribuirono a rafforzarne la reputazione: egli giocò un ruolo fondamentale nell’organizzazione Riverkeeper, fondata nel 1966 per proteggere il fiume Hudson e le sue risorse. La sua azione legale contro le aziende che scaricavano rifiuti tossici nel fiume, come la General Electric, fu una pietra miliare nella difesa dell’ambiente. Questa battaglia portò al riconoscimento della necessità di normative più rigorose in materia di inquinamento delle acque, contribuendo così a migliorare l’ecosistema fluviale.
Kennedy, a cavallo tra gli anni Novanta e i primi anni Duemila, a seguito di ulteriori vittorie legali contro Multinazionali, quali Exxon Mobil e GTECH, diventò senza dubbio la figura centrale e di spicco del movimento ambientalista americano, iniziando a ricoprire anche una certa influenza politica, che nel tempo ha continuato ad accrescere.
Bisogna considerare, infatti, che nel 2008 ha supportato attivamente la campagna elettorale di Barack Obama esprimendosi molto favorevole all’agenda ambientale, la quale ha posto le basi per ridurre la dipendenza petrolifera degli USA dai Paesi stranieri.
Una volta eletto, Obama riconobbe il contributo di Robert Francis Kennedy e dei suoi famigliari (importantissimo fu il sostegno di Ted Kennedy) e considerò addirittura l’idea, poi sfumata, di porlo a capo del “Enviromental Protection Agency”.

L’ascesa in politica e le idee complottiste

Dal 2008 in poi Kennedy è riuscito ad assumere un’importanza mediatica di rilievo in America, in primis grazie alla sua carriera da avvocato ambientalista e, in secondo luogo, grazie all’esplosione dei movimenti “green” mondiali che hanno rivolto l’attenzione dei media sulle questioni riguardanti la sostenibilità.
Egli ha saputo sfruttare sapientemente questa situazione, diventando molto probabilmente il volto principale della lotta al cambiamento climatico negli USA. 
Bisogna ammettere, tuttavia, che gran parte della sua notorietà era dovuta a una serie di uscite molto controverse e di natura complottista, in merito a molti temi, tra cui i vaccini: già da prima della Pandemia egli era un forte sostenitore del movimento No-Vax, in quanto riteneva che le dosi iniettate causassero l’autismo.
La retorica di Kennedy, infatti, soprattutto nell’ultimo decennio, è cambiata completamente: ha iniziato sempre più spesso ad accostare teorie complottiste alla scena politica e alle multinazionali americane, relegando, però, in secondo piano le idee ambientaliste e sociali che lo avevano contraddistinto.
Per esempio, egli, durante un’intervista diretta da Sean Hannity su Fox News, ha rivelato di essere fermamente convinto che l’uccisione dello zio, avvenuta a Dallas nel 1963, fosse stata pianificata dalla CIA; inoltre, in più occasioni, ha messo in discussione la condanna a Sirhan Sirhan per l’assassinio del padre, sospettando si tratti di un tentativo di depistaggio; infine ha pubblicamente accusato il Partito Democratico di ottenere finanziamenti sottobanco dalla lobby delle grandi aziende farmaceutiche.
Cavalcando l’onda del complottismo, è riuscito ad attrare a sé anche una fetta di elettorato repubblicano, che vede in lui una figura non convenzionale, carismatica e scomoda a tutto il “Deep State” americano, che si aggiunge alla parte di elettori democratici già presente da molto tempo e maggiormente attenta alle questioni ambientali.
Il bacino di consensi di Kennedy è ulteriormente aumentato nel 2020 quando, allo scoppio della Pandemia Covid-19, si è fatto promotore di tutta una serie di teorie volte a screditare l’utilizzo dei vaccini (ma non solo), che lo hanno fatto diventare un personaggio addirittura di fama mondiale.
Proprio in quel periodo, a dimostrazione di quanto detto precedentemente, Robert Francis ha partecipato a proteste in America e in giro per il mondo, perfino in Italia, contro i lockdown prolungati e l’utilizzo della mascherina.
Questo mix di fattori, coniugati ad un’attenzione mediatica di base già molto elevata, ha permesso a Kennedy, innanzitutto, di fare il suo esordio nella scena politica americana all’interno del Partito Democratico e, successivamente, di candidarsi alle Presidenziali del 2024 come candidato indipendente. 

Un “nuovo” Kennedy come presidente?

RFK Jr., non essendosi schierato con uno dei due Partiti principali, verrà raggruppato nel cosiddetto “Third Party”, assieme ad altri candidati indipendenti e ai partiti minori (Partito Libertario, Partito Verde, …) che lottano per un posto alla Casa Bianca.
Il Terzo Partito storicamente non ha mai rappresentato agli occhi degli elettori un’alternativa concreta a quello repubblicano o democratico, infatti, dal XIX secolo in poi nessun candidato minore è mai riuscito a diventare Presidente.
Tuttavia, quest’anno come non mai, anche a causa di una forte impopolarità da parte dei due candidati di punta dei due “Major Party”, sembra che l’elettorato statunitense stia prendendo maggiormente in considerazione la possibilità di votare per un concorrente indipendente.
Secondo un sondaggio di Gallup volto a valutare le impressioni generali dei cittadini, Kennedy ha ottenuto il 52% dei voti a favore, superando di gran lunga Trump e Biden; altri polls, come quello di Reuters, assegnano a RFK Jr il 18% ed evidenziano un calo dei consensi degli altri due candidati. 
Seppur i sondaggi non sempre rispecchino il risultato finale, sono comunque dei buoni indicatori per comprendere le potenzialità di un candidato e, in questo caso, mettono in luce la possibilità che Kennedy riesca a rubare un discreto numero di voti ai rivali, influenzando, di conseguenza, le sorti di USA2024.
Certamente ci sono ancora molti ostacoli sul suo cammino: in primo luogo, ogni concorrente minore, per poter essere regolarmente eletto dai “grandi elettori”, deve ottenere un adeguato numero di firme attraverso una petizione in ciascuno dei 50 Stati federati, e per ora Kennedy ha ottenuto un riscontro favorevole solamente in Utah. Inoltre, l’attenzione dei media nei prossimi mesi sarà quasi del tutto rivolta alle primarie del Partito Democratico e Repubblicano e, per una figura che basa moltissimo la propria campagna sulla comunicazione, di certo non può rappresentare un vantaggio. 
Ad oggi lo scenario di una vittoria rimane abbastanza remoto, però i temi di punta del programma elettorale, quali il miglioramento del tenore di vita della classe media, gli incentivi sui mutui per l’acquisto delle case, il progressivo disimpegno militare per ridurne la spesa complessiva e, ovviamente, l’impegno alla transizione ecologica, hanno riscontrato molto successo e, considerata la debolezza rispetto alle altre annate di entrambi i partiti, probabilmente non saranno pochi gli elettori che daranno una chance al “nuovo” Kennedy.

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