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07/08/2025
Ambiente, Infrastrutture ed Energia, Stati Uniti e Nord America

La Roadless Rule e il destino di 58,3 milioni di acri di foreste incontaminate

di Cristina Martinengo

L'approvazione della Roadless Rule nel 2001 rappresentò un momento di svolta nella storia della conservazione ambientale statunitense, sancendo la tutela di oltre 58 milioni di acri di foreste incontaminate. Questa normativa, accolta come eredità spirituale del pensiero conservazionista di Roosevelt, mirava a preservare ecosistemi unici, habitat cruciali per la fauna e risorse idriche preziose, garantendo alle future generazioni un patrimonio naturale integro. Tuttavia, le tensioni tra esigenze industriali e tutela ambientale hanno acceso un lungo e complesso contenzioso politico e legale, culminato nella rimozione della norma durante l'Amministrazione Trump. La decisione di revocare le protezioni offerte dalla Roadless Rule ha innescato un vigoroso fronte di opposizione. Il destino di queste aree selvagge, cuore pulsante dell'identità ecologica americana, continua così a essere al centro di una contesa che intreccia interessi economici, diritti indigeni e responsabilità climatiche globali.

L’approvazione della Roadless Rule nel 2001 rappresentò un momento di svolta nella storia della conservazione ambientale statunitense, sancendo la tutela di oltre 58 milioni di acri di foreste incontaminate. Questa normativa, accolta come eredità spirituale del pensiero conservazionista di Roosevelt, mirava a preservare ecosistemi unici, habitat cruciali per la fauna e risorse idriche preziose, garantendo alle future generazioni un patrimonio naturale integro. Tuttavia, le tensioni tra esigenze industriali e tutela ambientale hanno acceso un lungo e complesso contenzioso politico e legale, culminato nella rimozione della norma durante l’Amministrazione Trump. La decisione di revocare le protezioni offerte dalla Roadless Rule ha innescato un vigoroso fronte di opposizione. Il destino di queste aree selvagge, cuore pulsante dell’identità ecologica americana, continua così a essere al centro di una contesa che intreccia interessi economici, diritti indigeni e responsabilità climatiche globali.

Nel corso del suo primo mandato e all’inizio del secondo, Donald Trump ha intrapreso una radicale inversione delle politiche ambientali adottate durante l’Amministrazione Biden. Sin dal suo insediamento, ha emanato ordini esecutivi volti a ritirare gli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi, invertendo nuovamente il processo di adesione internazionale e interrompendo impegni finanziari legati alla mitigazione del cambiamento climatico. Queste azioni sono avvenute in parallelo ad una dichiarazione di “emergenza energetica nazionale” e ad un intenso sforzo di deregolamentazione e di politiche favorevoli allo sfruttamento intensivo delle risorse naturali nel cui contesto  si inserisce la revoca delle tutele previste dalla Roadless Rule: un tassello coerente nella strategia trumpiana e un provvedimento che, lungi dall’essere isolato, rappresenta l’ennesimo attacco agli strumenti di conservazione del territorio e agli equilibri ecologici delle foreste nazionali statunitensi.

Alle origini della legge 

La Roadless Rule venne approvata nel 2001 in quelli che erano gli ultimi giorni dell’Amministrazione Clinton. La legge prevedeva divieti di costruzione e ricostruzione di strade e di abbattimento di legname su più di 58 milioni di acri in 39 Stati diversi. L’obiettivo della norma era quello di proteggere un’enorme porzione di territorio selvaggio e incontaminato, habitat per la fauna selvatica e ittica, zona di acque pulite, in grado di offrire importanti servizi ecosistemici oltre che significativi benefici economici. I divieti comprendevano anche il disboscamento commerciale e lo sfruttamento di petrolio e gas naturale. Ai tempi la norma venne salutata dagli ambientalisti come il più grande successo in materia di protezione ambientale da quando Theodore Roosevelt, il “Presidente della conservazione”, pose le basi del sistema forestale nazionale. All’inizio del XX secolo, Roosevelt ebbe come obiettivo centrale per l’America quello di “lasciare questa terra ai nostri discendenti una terra ancora migliore di quella che è per noi”. 

All’alba del nuovo secolo, Clinton aveva un obiettivo molto simile e la speranza era che generazioni di americani potessero portare aventi questo spirito di conservazione del territorio che abitano. Negli anni ’90, infatti, numerosi dei tesori naturali americani erano a rischio di sfruttamento intensivo, con molte richieste di ulteriori trivellazioni petrolifere in aree costiere sensibili e in aree come l’Arctic National Wildlife Refuge. La Roadless Rule si inseriva così in un quadro più ampio di protezione, preservazione e risaltazione del territorio nazionale. In questo contesto venne sfruttato da Clinton l’Atiquities Act, che permetteva al Presidente di creare monumenti nazionali su terreni federali per proteggere “oggetti di interesse storico e scientifico“; approvò il Pacific Northwest Forest Plan, che aveva un cosiddetto “approccio paesaggistico” alla gestione del territorio federale, e che fu progettato per proteggere le specie minacciate e in via di estinzione, contribuendo anche alla sostenibilità sociale ed economica della regione. Non solo, nel corso degli anni ’90 l’Amministrazione Clinton-Gore raggiunse una serie di accordi per proteggere i tesori del territorio americano, come Il Parco Nazionale di Yellowstone, la foresta di Headwaters, le Everglades della Florida e i deserti del Mojave e del Colorado, nella California meridionale. 

Tra sospensione e protezione della Roadless Rule 

Uno dei principali intenti dell’Amministrazione Clinton era proprio quello di dimostrare che un’economia forte e un ambiente pulito vanno di pari passo, oltre che la volontà di lasciare un ambiente sano alle generazioni future. Sin dalla sua approvazione nel gennaio 2001 però, la Roadless Rule è stata osteggiata più di una volta. Subito dopo il giuramento di George W. Bush a 43esimo Presidente degli Stati Uniti, la legge è diventata oggetto di controversie e osteggiamento aperto da parte della nuova Amministrazione.  A fine gennaio infatti, Andrew Card, il nuovo Capo di Gabinetto della Casa Bianca, inviò il “Card Memo” a tutti i Segretari di Gabinetto, un promemoria in cui intimava di rinviare qualsiasi norma approvata negli ultimi giorni della presidenza Clinton, fra cui la Roadless Rule. Con il Card Memo l’entrata in vigore della norma è stata rimandata di altri 120 giorni.

Altre controversie hanno riguardato le foreste nazionali in Alaska, dove l’Amministrazione Bush ha deciso nel 2003 di esentare la Tongass e la Chugach National Forest dalla norma, permettendo eccezioni su richiesta dei Governatori. Inoltre, nello stesso anno, un giudice federale del Wyoming ha dichiarato la regola illegale e ha emesso un’ingiunzione a livello nazionale, avviando una serie di contenziosi che ne hanno complicato l’applicazione. Nel mese di maggio 2005 poi l’Amministrazione ha presentato poi una nuova norma chiamata State Petitions Rule come sostituzione della Roadless Rule, una nuova legge che è stata formalmente adottata tramite un annuncio sul Federal Register meno di un mese dopo. 

A partire dall’anno dopo, diversi Stati insieme a Procuratori generali, Governatori, ma anche popoli indigeni (come i Nez Perce) e gruppi ambientalisti, hanno promosso cause legali e presentato numerose petizioni per chiedere il ripristino e la protezione della Roadless Rule originale del 2001. 

Durante gli anni dell’Amministrazione Bush la legge ha quindi attraversato una sorta di limbo legale che ha reso la sua applicazione molto complicata. Più in generale, la questione della Roadless Area, ha sollevato importanti questioni politiche sul conflitto di interessi fra potere esecutivo e legislativo per gestire le terre e le risorse pubbliche federali. In particolare, è stato messo in discussione l’approccio decisionale centralizzato e dall’alto verso il basso, rispetto a una pianificazione specifica per ciascun sito, così come la legittimità di iniziative di conservazione su larga scala applicate a territori destinati a usi molteplici e alla produzione sostenibile, rispetto invece a misure prese ad hoc

La decisione dell’Amministrazione Trump 

Lo scorso 23 giugno l’Amministrazione Trump ha dichiarato l’apertura di 58 milioni di acri di aree remote nelle foreste nazionali alla costruzione e allo sviluppo di strade, rimuovendo le protezioni in vigore da venticinque anni. Ad annunciarlo è stata la Segretaria all’agricoltura Brooke Rollins tramite una nota ufficiale del Dipartimento dell’Agricoltura, in cui la Roadless Rule è stata definita come eccessivamente restrittiva e dagli effetti disastrosi, dichiarandone quindi la necessità di abrogarla. La decisione è stata presentata come un modo per diminuire il numero degli incendi in Stati in cui il rischio è molto elevato. Benché l’Amministrazione Trump abbia addotto il rischio di incendi boschivi come una delle motivazioni principali di questi radicali mutamenti politici, la revoca della Roadless Rule, in realtà, rischia di accrescere piuttosto che ridurre la probabilità di incendi. 

L’annuncio relativo alla revoca della Roadless Rule si inserisce in un più ampio disegno di deregolamentazione promosso dall’Amministrazione Trump nella gestione forestale. Nel marzo 2025, il Presidente ha firmato un ordine esecutivo che autorizza i Segretari dell’agricoltura e dell’interno a semplificare drasticamente le procedure di approvazione dei progetti forestali, prevedendo la possibilità di bypassare le tutele previste dall’Endangered Species Act. L’obiettivo dichiarato era quello di espandere rapidamente la produzione nazionale di legname, privilegiando le esigenze industriali rispetto alle misure di tutela ambientale. 

La sospensione della legge è correlata a obiettivi economici nazionali, in particolare alla riduzione della produzione nazionale di legname, all’eliminazione della dipendenza dalle importazioni e alla promozione dell’occupazione nelle aree rurali. La linea di fondo è che un accesso più facile alla foresta, che è più “aperta” grazie alla rimozione di misure di protezione ambientale, avrebbe stimolato industrie strategiche come la raccolta del legname, l’edilizia e la costruzione di infrastrutture, tutte attività che contribuiscono alla crescita economica. Secondo il Dipartimento dell’Agricoltura statunitense, la Roadless Rule sarebbe un ostacolo al pieno sfruttamento del potenziale produttivo del territorio nazionale. L’eliminazione delle restrizioni permette quindi di valorizzare risorse naturali prima inaccessibili, creando posti di lavoro e ampliando il mercato interno di materiali da costruzione, soprattutto in un contesto globale segnato dall’aumento dei costi delle materie prime.

Diversi gruppi ambientalisti hanno dichiarato che il piano rischia di compromettere alcuni dei paesaggi più incontaminati degli Stati Uniti e hanno annunciato l’intenzione di impugnarlo in sede giudiziaria. In particolare, Earthjustice, che è una delle principali organizzazioni no-profit dedite al diritto ambientale e alla promozione dell’interesse pubblico negli Stati Uniti, si è opposta con forza alla decisione del governo. Particolare attenzione è data a luoghi come la Foresta Nazionale di Tongass, in Alaska, definita anche come l’Amazzonia del Nord America, nonché la più grande foresta degli Stati Uniti. Si tratta della più grande foresta pluviale temperata intatta del mondo e la patria ancestrale dei popoli Tlingit, Haida e Tsimshian. L’inclusione della Tongass nella Roadless Rule ha permesso alla foresta di riprendersi da anni di pesanti disboscamenti. A livello globale, la Tongass svolge inoltre un ruolo cruciale nell’attenuare i cambiamenti climatici, grazie alla capacità degli alberi più vetusti di assorbire e immagazzinare ingenti quantità di anidride carbonica. Earthjustice ha promesso però di battersi affinché tutte le aree protette dalla Roadless Rule continuino ad essere protette. 

Nonostante l’annuncio di revoca della Roadless Rule e la forte opposizione conseguente, l’evoluzione normativa e politica di questa vicenda resta ancora aperta e complicata. È probabile che la decisione venga contestata in sede giudiziaria, come già accaduto in passato, aprendo la strada a un nuovo ciclo di ricorsi e sentenze nei tribunali federali. La stessa potenziale alternanza politica alle prossime elezioni potrebbe determinare un ripristino delle tutele e una nuova inversione di rotta. Le decisioni prese su tale legge riflettono la fragilità e la discontinuità delle politiche ambientali negli Stati Uniti, frequentemente influenzate da alternanze ideologiche e da un incessante scontro tra interessi economici. In questo contesto, se si vuole assicurare una tutela duratura di questi territori, potrebbe rendersi necessaria una soluzione più strutturale, fondata su un consenso politico bipartisan o l’adozione di misure legislative federali più vincolanti. 

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