Risoluzione del Parlamento Europeo a sostegno di Taiwan

Il Parlamento Europeo, il 13 dicembre scorso, ha approvato il Report annuale sulle implementazioni della Common Foreign and Security Policy (CFSP), ossia una Risoluzione riguardante la politica estera e di sicurezza comune dell’Unione Europea. Nella Risoluzione, tra gli altri punti, è stato ribadito l’impegno dell’Unione Europea a mantenere la pace e la stabilità nella regione Asia-Pacifico e, con un passaggio particolarmente significativo, a supportare la partecipazione di Taiwan nelle organizzazioni e nelle attività di carattere internazionale.

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Questa Risoluzione evidenzia la lucida analisi dei cruciali problemi di politica estera da parte del Parlamento Europeo e, nella parte dedicata a Taiwan, manifesta una piena consapevolezza della necessità di sostenere quel Paese in un periodo difficile a motivo  – come sottolineato più volte negli ultimi mesi da questa rubrica –  dell’ostracismo del regime di Pechino nei confronti della democratica elezione del Presidente Tsai Ing-wen, in carica dal maggio 2016.

Un ostracismo, determinato da ostilità politica verso il governo del Partito Democratico Progressista (membro della Internazionale Liberale), che ha annullato i progressi conseguiti, durante gli ultimi anni, nella partecipazione di Taiwan alle attività di organismi dell’ONU – di cui la Repubblica di Cina è stato Paese fondatore nel 1945 e membro fino al 1971 – come l’Assemblea Momdiale della Sanità e l’ICAO.

Taiwan, infatti, nel corso dell’ultimo anno e mezzo, non ha potuto partecipare – per una pretesa cinese che è in radicale contrasto con le finalità delle diverse organizzazioni multilaterali nei cui statuti sono escluse categoricamente discriminazioni politiche, razziali, religiose ed economiche – a riunioni e discussioni su obiettivi di interesse globale in organismi internazionali preposti al contrasto delle malattie ed epidemie (AMS/OMS), alla sicurezza aerea (ICAO), alla lotta transnazionale al crimime e al terrorismo (INTERPOL) e alla tutela ambientale e climatica (UNFCCC).  A questo si deve aggiungere l’esclusione di Taiwan da altri progetti ONU di portata universale, come ad esempio le attività per la realizzazione dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile: un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità, che include 17 obiettivi generali che i paesi firmatari si sono impegnati a perseguire entro, appunto, il 2030. E che, va sottolineato, Taiwan sta puntualmente realizzando.

Per questi motivi, e in una situazione cosí complessa, la Risoluzione del Parlamento Europeo rappresenta una atto di grande significato politico e morale, una dimostrazione di concreta solidarietà, a un Paese e a un popolo di quasi 24 milioni di cittadini, fondata sulla realtà dei fatti e su valori di portata universale. Promuovere e sostenere il reinserimento di Taiwan all’interno degli organismi dedicati a politiche di carattere globale, in quanto coinvolgono la vita e il destino dell’umanità, e scoraggiare iniziative unilaterali da parte degli attori in campo, soprattutto in aree delicate come lo Stretto di Taiwan, ma anche il Mar Cinese Meridionale, è non solo doveroso verso la democratica Taiwan ma corrisponde alla difesa della pace e, dunque, all’interesse di tutta la comunità internazionale. Va inoltre rilevato che alla Risoluzione del P.E. fa riscontro l’atteggiamento del governo di Taipei, impegnato a preservare condizioni di pace, di dialogo e di collaborazione nello sviluppo dei rapporti con la Cina, su basi di reciproco rispetto e dignità. Inoltre, la Risoluzione è anche in linea con analoghe posizioni assunte da diversi Parlamenti nazionali come, ad esempio, è avvenuto in Italia, in giugno con  la mozione pro-Taiwan del Senato italiano, a prima firma del Sen. Lucio Malan ed approvata alla unanimità, e in dicembre durante la discussione nella Commissione Esteri della Camera dei Deputati, presieduta dall’On. Fabrizio Cicchitto, con gli interventi del Sottosegretario agli Esteri Sen. Benedetto Della Vedova e dell’On. Guido Galperti.

Difficile prevedere quali saranno gli sviluppi di questi attestati di solidarietà, in particolare guardando alla sconcertante acquiescenza delle Nazioni Unite, e delle sue Agenzie, ai diktat di Pechino che, nonostante mai abbia avuto, dal 1949 ad oggi, il controllo di Taiwan – né terrestre né marittimo né aereo – continua a considerare l’isola come parte del suo territorio e a pretendere di rappresentare una popolazione la quale, oltre ad essere protagonista di una società libera e aperta dove sono rispettati tutti i diritti umani, civili, politici, religiosi e sindacali, viaggia nel mondo con il passaporto taiwanese esente da Visto di ingresso in ben 166 paesi tra i quali tutti i 28 membri della U.E. e gli U.S.A. (mentre per quello cino-popolare sono solo 21 i paesi che lo esentano dal Visto).

Di certo la Risoluzione del Parlamento Europeo è la conferma di come Taiwan, nonostante le ingiuste difficoltà sul piano internazionale, si sia guadagnata il rispetto e il sostegno di tantissimi paesi con cui intrattiene crescenti rapporti parlamentari, economici e culturali, segno di un grande, positivo dinamismo e del suo ruolo imprescindibile nell’area geopolitica dell’Asia-Pacifico che è vitale per i destini del mondo.