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TematicheItaliaRiflessioni su un rapporto tormentato, ma importante

Riflessioni su un rapporto tormentato, ma importante

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La concessione della grazia a Patrick Zaki da parte del Presidente egiziano Al Sisi rappresenta un indubbio successo della diplomazia italiana e un positivo atto di continuità rispetto ai rapporti tra Italia ed Egitto, messi in crisi dal 2016 con l’assassinio del giovane ricercatore italiano dell’Università di Cambridge, Giulio Regeni.

Le relazioni fra i due Paesi, sin dall’avvento al potere del Generale Nasser alla metà degli anni ’50 del secolo scorso, sono state significative e qualificanti. Nasser, leader carismatico di una nuova classe dirigente fondata sulla centralità delle forze armate, affermò la nuova repubblica egiziana come forza trainante per un mondo arabo autonomo e con tratti alternativi alle politiche dell’Occidente.

Nel contempo, pur nella lealtà ai rapporti euroatlantici, la politica estera italiana dei governi di allora, fu indirizzata ad aumentare l’importanza e l’autonomia del Paese nelle relazioni internazionali, in particolare nell’area mediterranea. Una scelta strategica per l’importanza del bacino mediterraneo sia per le dinamiche politiche, logistiche e commerciali sia per le accertate riserve di idrocarburi fossili presenti nei Paesi della sponda meridionale e mediorientale. La ricerca degli approvvigionamenti energetici necessari al rilancio dell’Italia sul piano economico e sociale fece emergere il protagonismo e l’autorevolezza di Enrico Mattei, fondatore dell’ENI, la principale azienda italiana nel mondo. Mattei individuò l’Egitto come uno dei punti di riferimento principali per la fornitura di petrolio e gas naturale e per rafforzare la sovranità energetica del nostro Paese. Da allora ENI iniziò ad operare nello Stato arabo (1954), sostenendo lo sviluppo egiziano con importanti investimenti, in particolare nella attività esplorative, che hanno raggiunto nel 2015 la massima espressione con la scoperta del mega giacimento di gas naturale, Zohr, il più grande in assoluto dell’area mediterranea con una potenzialità 850 mld di metri cubi di gas naturale. Fu proprio in occasione di una visita di governo dell’allora ministra per lo Sviluppo Economico, Federica Guidi, ai primi di febbraio del 2016, che vedeva anche il perfezionamento delle concessioni di sfruttamento di Zohr, che venne ritrovato il cadavere di Giulio Regeni. Il caso turbò pesantemente le relazioni fra i due Paesi; nell’aprile successivo, l’Italia richiamò l’Ambasciatore Massari e soltanto nell’agosto 2017, il governo italiano nominò il nuovo Ambasciatore in Egitto, Giampaolo Cantini. Un periodo complesso che, ad oggi, ancora non vede una strada percorribile verso la verità sull’omicidio del giovane Regeni.

Nonostante queste difficoltà, i due Paesi hanno cercato di non interrompere i rapporti economici, commerciali ed industriali; sono continuati i progetti comuni su energia, logistica e infrastrutture. Nel febbraio 2020, l’arresto di Patrick Zaki, studente cristiano copto iscritto all’Università di Bologna, tornò ad accentuarsi la fase critica nel legame relazionale italo-egiziano. Una vicenda che ha di nuovo messo in evidenza come la stabilità interna del regime di Al Sisi, si basi sulla precarietà del diritto e sull’inconsistenza del controllo democratico delle istituzioni. Abdel Fattah al-Sisi, generale dell’esercito egiziano ed ex ministro della Difesa del Governo nel 2012 (entrato in carica successivamente alle rivolte del 2011), partecipò al colpo di Stato che portò alla caduta del leader della Fratellanza Mussulmana Mohamed Morsi, promuovendo poi una feroce repressione proprio nei confronti del movimento politico islamico dei Fratelli Mussulmani.

Nel 2014 Al Sisi, dimessosi dall’Esercito, si candidò e vinse le elezioni presidenziali con il 96% dei voti, proponendosi nel contesto internazionale come alternativa al radicalismo islamico e al terrorismo, rafforzando la stabilità politica del Paese e avviando una serie di riforme economiche sostenute dal Fondo Monetario Internazionale. In seguito, pur nella conferma delle polemiche per l’inconsistenza del riconoscimento dei diritti civili, nel 2022 il Presidente egiziano ha inviato segnali positivi di discontinuità, attraverso l’apertura di un dialogo con le opposizioni e proponendo un “patto sociale” ad alcune forze politiche di opposizione, alle organizzazioni della società civile, ai centri di ricerca, alle associazioni imprenditoriali e sociali riconosciute. Un’iniziativa comunque parziale, che non ha previsto e non prevede il coinvolgimento proprio della già citata Fratellanza Mussulmana, principale e storica formazione di “resistenza” ai governi egiziani sostenuti ed egemonizzati dalle forze armate; un movimento, inoltre, dai forti legami con Qatar e Turchia, tradizionali competitor dell’Egitto nell’area regionale, nonostante gli attuali tentativi di dialogo per il superamento dei contrasti.L’Italia, nel contesto descritto, non ha mai scelto la definitiva chiusura delle relazioni con il governo di Al Sisi, cercando comunque in parallelo di intensificare le iniziative a favore della ricerca della verità sulla vicenda di Giulio Regeni e a favore della liberazione di Patrick Zaki.

Sarebbe stato difficile per l’Italia ignorare la significativa presenza del Paese arabo più popoloso del mondo (oltre 105 milioni di abitanti) per la stabilità dell’area MENA, a partire dalla complessa situazione della Libia e dagli equilibri nel Medio Oriente; tutto ciò nonostante le differenti posizioni assunte da Italia ed Egitto sulle vicende libiche (Roma a sostegno del governo di Tripoli, Il Cairo a favore della fazione di Haftar). Oltre all’importanza geopolitica dei rapporti Italia-Egitto, i governi italiani hanno poi dovuto tutelare gli impegni economici di molte aziende italiane, a partire dalle principali holding partecipate dallo Stato: la già citata ENI, la Fincantieri e Leonardo; eccellenze italiane in aree strategiche come energia, infrastrutture e industria della difesa. ENI è particolarmente impegnata in progetti di messa in produzione di altri mega giacimenti di gas naturale come Noroos, Baltim W, Meleiha e programmi importanti di sviluppo di energie rinnovabili. carburiSi è consolidata pertanto una paziente rete di relazioni, ripartita con il Governo Draghi, che favorì il primo ritorno in libertà di Patrick Zaki.

Rapporti ribaditi dall’attuale esecutivo Meloni, a partire dalle posizioni espresse nella Cop27 a Sharm-el-Sheik, da una serie di incontri riservati e due visite del ministro degli Esteri Antonio Tajani. Mentre l’Italia esprime soddisfazione per la grazia a Zaki, per il quale si chiude una drammatica parentesi durata più di tre anni, resta aperta la vicenda, che riguarda la morte di Giulio Regeni. Come già rammentato il giovane ricercatore veniva rapito, torturato e ucciso al Cairo nel gennaio di sette anni fa. Nella vicenda le autorità egiziane si sono distinte per i depistaggi, per l’inconsistenza nelle indagini e per una magistratura fragile.Quando, nel 2021, la Procura di Roma ha rinviato a giudizio quattro esponenti dei servizi di sicurezza egiziani, accusati del rapimento del giovane Regeni, la battaglia per la giustizia si è incagliata perché le Autorità giudiziarie locali non ha notificato loro gli avvisi di garanzia, formalmente perché irreperibili.Rimangono seri dubbi e perplessità sul comportamento assunto degli apparati di sicurezza egiziani in questa drammatica vicenda, ma sorgono anche altri sospetti su alcuni comportamenti all’origine delle attività di ricerca commissionate a Regeni dalla tutor dall’Università di Cambridge, Maha Abdelrahman, che, si dice, fosse vicina alla Fratellanza Mussulmana.

Nel gennaio 2018 a due anni dal tragico evento e in occasione dell’avvio delle produzioni di Zohr, il Presidente egiziano Al Sisi, alla presenza dell’AD di ENI, Claudio Descalzi, dichiarò che “l’assassinio è stato commesso per rovinare i rapporti con l’Italia” e “per danneggiare l’Egitto” e, rivolto a Descalzi, “Sa perché volevano danneggiare le relazioni fra Egitto ed Italia? Affinché non arrivassimo qui”.La speranza è, come accaduto per Patrick Zaki, la nostra diplomazia possa ancora una volta trovare il giusto percorso verso la verità.

Antonello Assogna

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