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TematicheRussia e Spazio Post-sovieticoIl ritorno dei russi nell’Asia Centrale

Il ritorno dei russi nell’Asia Centrale

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Parallelamente alla fuga della popolazione ucraina dopo l’invasione russa del 24 febbraio, anche centinaia di migliaia di russi sono scappati dalla loro madrepatria in seguito all’annuncio da parte del governo di mobilitazione parziale della popolazione, che ha visto chiamare alle armi circa 300.000 riservisti da schierare in Ucraina. Si parla di reverse migration in quanto i russi che espatriano cercano rifugio nelle ex Repubbliche sovietiche centroasiatiche, ribaltando una tendenza che vedeva le popolazioni dell’Asia Centrale migrare verso Mosca in cerca di una vita migliore

Il caso del Kazakhstan 

Alla ricerca di una via di salvezza per sfuggire dal fronte ucraino, oltre 200.000 uomini russi hanno varcato il confine kazako dalla Russia nel mese di ottobre. Dopo l’annuncio del 21 settembre del Presidente russo Vladimir Putin di richiamare i riservisti, le autorità kazake hanno visto un incremento di flussi verso il Paese: dei circa 11.000 russi che hanno lasciato la Russia dopo la dichiarazione di Putin, 7.000 hanno cercato rifugio in Kazakhstan. Il ministro dello Sviluppo digitale, innovazione e dell’industria aerospaziale, Mussin Bagat, ha dichiarato che dal 21 settembre 70.000 cittadini russi, che si trovano in Kazakhstan, hanno ricevuto il numero di identificazione individuale per stranieri. Il Ministro ha sottolineato che il numero di identificazione permette non solo ai cittadini stranieri di, per esempio, aprire un conto in banca, ma anche al governo kazako di tenere sotto controllo  il flusso di immigrati. Il Kazakhstan è diventato, infatti, la prima meta per i cittadini russi che hanno deciso di scappare. Questo perché rappresenta un’uscita vicina, sicura e legale: serve solo un passaporto interno e il numero di identificazione che viene generato una volta oltrepassato il confine. Con l’impennata dei prezzi dei biglietti aerei, sembra l’unica via di fuga, senza escludere il fatto che il 70 per cento dei russi non possiede un passaporto per viaggiare internazionalmente. Inoltre, essendo cittadini di un Paese membro dell’Eurasian Economic Union (EEU), la popolazione russa gode del diritto di risiedere e lavorare in un altro Stato membro,  previa registrazione all’ufficio immigrazione. 

Perché l’Asia Centrale? 

Insieme a Turchia, Montenegro e Thailandia, il Caucaso e l’Asia Centrale sono diventati gli obiettivi principali dei cittadini russi. È interessante che l’esodo russo veda come protagonisti questi territori, dal momento che li avevano abbandonati negli ultimi trent’anni, ovvero dal crollo dell’Unione Sovietica. Ma perché russi scelgono l’Asia Centrale? Oltre a rappresentare, come già detto, una via d’uscita veloce – perché non richiede né un visto né un passaporto con valenza internazionale – e legale in quanto Paese dell’EEU, le ex Repubbliche sovietiche hanno accolto gli espatriati russi. Questo perché la lingua russa è estesamente usata ancora oggi in questi Paesi. Infatti, per esempio, sebbene l’Uzbekistan sia stato uno dei primi Stati centroasiatici a cambiare il proprio alfabeto da quello cirillico a quello latino, il Paese fa ancora un uso estensivo del russo.: pubblicità e transazioni commerciali sono in russo e nel Paese sono presenti novecento scuole di lingua russa. In Kazakhstan, il 68 per cento della popolazione parla russo e la lingua continua a essere utilizzata in ambito politico ed economico. Inoltre, per decenni gli abitanti dell’Asia Centrale hanno emigrato verso la Russia o la Turchia perché, come nel caso del Kirghizistan, non sono presenti grandi complessi industriali che permettano di assorbire la manodopera. Infatti, dei 6.8 milioni di abitanti, 750.000 Kirghizi lavorano in Russia, mentre sono due milioni di Uzbeki – su una popolazione di 34.6 milioni – che hanno scelto di andarsene per lavoro a Mosca. Ora, fuggendo dalla loro madrepatria in cerca di rifugio dal fronte, i russi che arrivano nei Paesi centroasiatici portano con loro ricchezza economica. 

Reverse migration in numeri 

Si parla di reverse migration perché storicamente il flusso di migrazione vedeva gli abitanti delle Repubbliche centroasiatiche andare verso la Russia in cerca di lavoro. Dal 2011 al 2020 sono stati, infatti, cinque milioni gli immigrati nelle terre russe provenienti, soprattutto, da Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan. Inoltre, dopo la russificazione forzata delle Repubbliche centroasiatiche sotto l’Unione Sovietica (periodo in cui Mosca forzava i russi a migrare verso quei territori) negli ultimi trent’anni i cittadini di etnia russa hanno iniziato ad abbandonare l’Asia Centrale. Nello specifico, negli anni Trenta il numero di abitanti di etnia kazaka iniziò a scendere vertiginosamente a causa in una campagna di collettivizzazione che fece morire 1.3 milioni di kazaki e ne obbligò altrettanti a scappare. Quando il Kazakhstan ottenne l’indipendenza nel 1991, la popolazione di etnia kazaka ammontava a meno del 40 per cento, mentre adesso è salita al 70 per cento. Infatti, già nel censimento kazako del 1999, i russi contavano per il 40 per cento della popolazione totale. Ora sono solo il 17 per cento. Il 21 settembre ha cambiato questo trend e i russi tornano a popolare l’Asia Centrale. Le motivazioni sono diverse, adesso fuggono dall’obbligo di prestare servizio militare in una guerra che più di 147.000 russi non vogliono combattere. 

Se tradizionalmente erano le popolazioni centroasiatiche a cercare una vita migliore in Russia, con l’inizio della guerra in Ucraina e la mobilitazione parziale voluta dalle autorità russe, sono i russi a trovare rifugio in Paesi come Kazakhstan o Kirghizistan. La comunanza linguistica e la partecipazione a organizzazioni economiche hanno reso la scelta quasi immediata per gli espatriati russi. Tuttavia, per l’economia russa potrebbe essere un problema per due ordini di ragione: da una parte la Russia si trova con meno soldati al fronte e con una popolazione che sta votando con i piedi contro la guerra, dall’altra, il fatto che non solo stiano espatriando molti concittadini ma anche che i milioni di abitanti dell’Asia Centrale che solitamente sarebbero emigrati in territorio russo, a causa della guerra non varcano più il confine in cerca di lavoro. Alla lunga, questo potrebbe portare a una scarsità di manodopera in Russia andando a inficiare la sua economia. Le guerre sono sempre state una causa di migrazione e anche questa non fa eccezioni. Le conseguenze per la Russia di questo conflitto non sono solo da quantificare in termini economici e militari, ma anche umani. 

Fonti 

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