“Renderli simili o inoffensivi” di Gabriele Natalizia (Carocci editore)

Qual è il rapporto tra un ordine internazionale e gli ordinamenti domestici degli Stati che lo compongono? In che modo l’ambiente internazionale pone dei vincoli ed esercita influenza nei confronti delle politiche interne ed estere degli attori internazionali del sistema? Esiste un rapporto tra la crisi dell’ordine liberale a guida Usa e il processo di regressione della democrazia nel mondo? Questi sono solo alcuni degli interrogativi da cui parte l’indagine di Gabriele Natalizia nel suo ultimo lavoro “Renderli simili o inoffensivi. L’ordine liberale, gli Stati Uniti e il dilemma della democrazia” (Carocci editore, 2021).

“Renderli simili o inoffensivi” di Gabriele Natalizia (Carocci editore) - Geopolitica.info

I quattro anni dell’amministrazione Trump hanno rappresentato una cartina al tornasole attraverso cui si sono rese manifeste delle dinamiche già in atto da tempo. In questo periodo, infatti, si è assistito a un progressivo mutamento della postura strategica americana, e all’emersione di potenze autoritarie revisioniste volenterose di sfidare più o meno esplicitamente l’ordine liberale a guida americana, come la Federazione russa e la Repubblica popolare cinese. A tutto questo si lega una progressiva diminuzione del numero degli Stati democratici che popolano l’arena internazionale. La domanda che ci si deve porre, pertanto, è la seguente: qual è il rapporto tra la crisi dell’ordine liberale e l’arretramento della democrazia nel mondo?

A tale interrogativo l’autore ha tentato di rispondere attraverso un’indagine innovativa, che pone l’attenzione, a un livello teorico, sull’interazione tra l’ordine internazionale e la sfera domestica degli Stati, per poi analizzare empiricamente l’influenza che l’ordine liberale a guida americana ha avuto nella definizione della natura dei regimi degli Stati secondari, dalla Seconda Guerra mondiale ad oggi. Il volume parte da una riflessione teorica sull’influenza degli ordini esterni sugli ordinamenti domestici degli Stati. Al fine di estendere tale conoscenza preliminare, l’autore ha fatto uso della teoria della “transizione di potere” – appartenente alla famiglia delle teorie egemoniche – attingendo a ulteriori elementi integrativi propri del pensiero realista delle Relazioni Internazionali.

Un concetto su cui ruota l’intera riflessione proposta nel volume è la progressiva erosione della linea di demarcazione tra la dimensione internazionale e la sfera domestica degli Stati e la conseguente rielaborazione del principio di sovranità. In altre parole, gli attori secondari che popolano l’arena internazionale non sono pienamente liberi di perseguire, financo nella sfera interna, le proprie preferenze. Al contrario, le condizioni strutturali che connotano un ordine internazionale egemonico – in particolare, l’allocazione del potere internazionale e la stabilità dell’ordine – sono in grado di permeare, influenzandole, le scelte esterne e domestiche degli Stati secondari.

Nella seconda parte dell’opera tale proposta teorica viene testata empiricamente nell’analisi dell’ordine liberale a guida americana – dalla Seconda guerra mondiale alla presidenza Trump – e nella sua capacità costrittiva nei confronti degli ordinamenti domestici degli Stati secondari. È a questo livello che emerge il principale elemento di novità del volume, posto sotto la definizione di “dilemma della democrazia”. In altre parole, a seconda dei cambiamenti del potere relativo su scala globale, e della conseguente stabilità dell’ordine, è possibile spiegare l’espansione o la contrazione degli obiettivi e della capacità di influenza nei confronti degli Stati secondari da parte della potenza egemonica, ovvero gli Usa. Quest’ultima tende a produrre una postura egemonica oscillante tra due politiche alternative, ma entrambe rivolte alla perpetuazione di uno status quo internazionale ad essa favorevole. Da un lato, punta a rendere gli Stati secondari “simili”, spingendoli all’adozione di un regime democratico. Dall’altro, punta a renderli “inoffensivi”, ovvero allineati o neutrali nei confronti dei suoi interessi strategici.

La prevalenza dell’una o dell’altra politica dipende dalla stabilità dell’ordine egemonico. Più l’ordine è stabile, più la potenza egemonica amplierà la panoplia degli obiettivi che persegue in campo internazionale, preferendo politiche intrusive e assimilatrici nei confronti degli ordinamenti domestici degli Stati secondari (Truman, Reagan, Bush sr., Clinton e Bush jr.). Al contrario, nelle fasi di crescente instabilità, gli Usa hanno sacrificato la democratizzazione degli Stati secondari al fine di concentrare la propria attenzione sulle minacce strategiche alla tenuta dell’ordine liberale da essi guidato. Secondo l’autore è proprio quest’ultima la condizione che meglio spiega l’ambiente internazionale in cui si sono trovate ad operare le due ultime amministrazioni americane, Obama e Trump, più simili di quanto si possa pensare. La crisi economico-finanziaria scoppiata nel 2007-2008 e la riemersione di potenziali attori sfidanti, come la Russia e la Cina, stanno riorientando la postura strategica americana verso l’opzione minimalista, che accantona momentaneamente la diffusione della democrazia per far fronte a minacce esistenziali alla tenuta dell’ordine egemonico-liberale da essi guidato. Rimanendo invariata la condizione di instabilità, è probabile che anche la nuova amministrazione Biden tenderà a preferire l’opzione dell’inoffensività alla politica assimilatrice.


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In conclusione, pertanto, è possibile sostenere che il principale merito dell’autore sia stato quello di aver proposto, attraverso la stesura di questo volume, un’inversione del nesso di causa-effetto tra la crisi dell’ordine liberale e la regressione della democrazia negli ordinamenti interni degli Stati, con il primo fenomeno in grado di ergersi a causa e non più effetto del secondo. Tale materia entra così di diritto anche nel dibattito della disciplina delle relazioni internazionali, dopo una lunga fase di latenza in cui, colpevolmente trascurata da quest’ultima, era rimasta appannaggio degli studi di politica comparata.

Pietro Baldelli,
Geopolitica.info