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Un ramoscello di ulivo tra Corea del Sud e Giappone? Tra i due le cose si complicano

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Nella metà di marzo, i presidenti dei due Paesi si sono incontrati per migliorare i rapporti reciproci, deteriorati durante l’amministrazione Moon Jae-in. La risoluzione, o per meglio dire, il tentativo di risolvere le controversie legate al passato coloniale nipponico ha sollevato non pochi malumori nell’opinione pubblica coreana e l’opposizione rilancia la questione delle isole Dokdo, in coreano, Takeshima, in giapponese. Il quadro delle relazioni bilaterali diventa quindi sempre più complesso e variopinto.

Il contesto domestico sudcoreano

Il 9 marzo 2022 si sono tenute le elezioni che hanno portato alla presidenza l’ex procuratore generale Yoon Suk-yeol. Per il 10 aprile 2024, invece, sono previste le elezioni attraverso le quali le cittadine e i cittadini della Repubblica di Corea saranno chiamate e chiamati ad eleggere i propri e le proprie rappresentanti all’Assemblea Nazionale, l’organo legislativo nazionale. Ad oggi, il Partito Democratico detiene la maggioranza dei seggi al parlamento e la vittoria dell’attuale presidente è avvenuta con un margine molto ristretto.

Il futuro delle relazioni nippo-coreane dipende molto dall’evoluzione del contesto domestico sudcoreano e quest’ultimo potrebbe mutare radicalmente nel breve periodo. Le recenti trattative con Tokyo hanno infatti suscitato diverse proteste in Corea e poco meno del 60% dell’opinione pubblica si dice contraria all’accordo di marzo 2023. La proposta dell’opposizione, quindi, sembrerebbe essere dettata dalla necessità di capitalizzare questo malumore, in quanto tradizionalmente i progressisti sudcoreani sono da sempre meno inclini ad elevare i rapporti col vicino rispetto ai conservatori.

I complessi rapporti col Giappone e le questioni commerciali

Come è stato discusso in precedenza, la risoluzione definitiva dei lavori forzati durante l’occupazione giapponese della penisola coreana rappresenta un dossier caldo dei rapporti bilaterali. Attualmente, il discorso è tornato alla rivalsa anche perché ad esso si è legata una questione commerciale datata 2019, ovvero l’imposizione di quote all’esportazione di determinati materiali prodotti in Giappone verso la Corea del Sud necessari alla produzione di semiconduttori. Secondo un articolo pubblicato recentemente su Nikkei Asia, diverse aziende sudcoreane hanno sperimentato un aumento dei profitti a seguito delle imposizioni commerciali nipponiche, raddoppiando il proprio indice borsistico nel giro di tre anni.

Ciò è dovuto al fatto che sono produttrici anch’esse degli stessi materiali sui quali Tokyo ha imposto quote all’esportazione. Difatti, dal 2019 ad oggi, la domanda di questi input è stata riversata principalmente all’interno del contesto domestico sudcoreano, e quindi verso queste aziende, piuttosto che esternalizzarne nuovamente l’approvvigionamento. Si tratta di aziende che si trovano a monte rispetto alla catena produttiva di microchip e il peso economico e politico che possono esercitare è ben di altra natura rispetto a quello di Samsung e SK Hynix. 

Per quanto riguarda la disputa circa la sovranità delle Rocce di Liancourt, chiamate Dokdo da Seul e Takeshima da Tokyo, i due Paesi non hanno ancora raggiunto un accordo. Durante le ultime Olimpiadi, tenutesi nel Paese del Sol Levante, la diatriba era tornata alla ribalta con una certa acredine. Attualmente, il Partito Democratico sudcoreano ha proposto l’istituzione del “Day of Dokdo” per, stando a quanto riportato da Yonhap News, rafforzare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla questione.

La necessità di contrapporsi all’altro partito, tipica della politica sudcoreana, fa sì che qualsiasi amministrazione governi il Paese prenda eventualmente decisioni funzionali a questa retorica. Sotto questo punto di vista, l’intero accordo di marzo 2023 è estremamente in controtendenza rispetto alla politica estera del predecessore Moon Jae-in; basti pensare al fatto che quest’ultimo ha sospeso il GSOMIA, l’accordo di intelligence sharing tra Tokyo e Seul, che durante il summit bilaterale tra Kishida e Yoon è stato, invece, normalizzato.

Cosa aspettarsi dai i due Stati asiatici?

In conclusione, i rapporti tra Seul e Tokyo eludono una traiettoria lineare, continuando ad intrecciarsi in una serie di questioni e diatribe di natura sociale, economica, politica e storica delle quali entrambe le parti non sembrano in grado di sciogliere la matassa. L’attuale amministrazione sudcoreana, a guida conservatrice, sembrerebbe essere intenzionata a portare avanti il miglioramento dei rapporti bilaterale costi quel che costi. Tuttavia, molto dipende dalla longevità dell’attuale governo di Seul. Le relazioni con Tokyo rimangono inoltre fortemente condizionati da ciò che accade giorno per giorno ed è, a questo punto e a queste condizioni, impossibile prevedere quale sarà l’evoluzione delle dinamiche nippo-coreane.

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