L’online recruitment del Mossad: molto rumore per nulla?

L’offerta lavorativa delle principali agenzie di intelligence occidentali è ormai da tempo consultabile in rete. In un settore che ancora oggi sconfina nel mito, ogni campagna di online recruitment (come quella recente del Mossad) acquisisce una risonanza mediatica maggiore del suo reale interesse analitico. La ricerca di trasparenza nelle procedure di assunzione, garantita dalla pubblicità via internet, non indica l’approdo a una nuova era per i servizi informativi, quanto l’adattamento ai normali standard di ogni amministrazione statale avanzata.

L’online recruitment del Mossad: molto rumore per nulla? - Geopolitica.info

I servizi segreti israeliani del Mossad hanno lanciato in settimana un nuovo portale internet per il reclutamento del personale. Chiunque sia interessato a un impiego all’interno dell’agenzia può dare un rapido sguardo ai profili occupazionali richiesti, riempire un modulo dopo aver effettuato un blando test attitudinale e aspettare la comunicazione dell’esito. Ampiamente pubblicizzata sui principali media globali, la notizia in sé non dovrebbe stupire i più attenti alle questioni di intelligence. Per quanto riguarda la trasparenza sulla selezione del personale, da oltre un lustro l’online recruitment è praticato con successo dalle principali agenzie occidentali di sicurezza nazionale, senza tenere conto sia dei vincoli giuridici in termini di pubblicità di eventuali bandi di concorso, sia dell’obbligo di trasparenza delle procedure presente in qualsiasi amministrazione statale avanzata. Oltretutto già nell’aprile del 2013 il Mossad si era reso protagonista di un’altra campagna di reclutamento sempre attraverso i social media, diretta a uomini e donne dallo “stile di vita irregolare” ma che avessero a cuore la salute pubblica israeliana. Né certamente può essere classificato come materiale da OSINT (fonti “aperte”, liberamente accessibili, acquisite e catalogate da altri servizi di intelligence) il fatto, invero abbastanza ovvio, che sia data priorità a interpreti e traduttori dal farsi, dal russo e dall’arabo.

Il dato abbastanza innovativo, che solo in parte riesce a tenere separata la notizia dalla pletora di effimere curiosità che rimbalzano sul web, sta nell’allargamento dell’offerta di collaborazione anche ai semplici informatori stranieri, dunque prescindendo dalla nazionalità d’appartenenza e dal vincolo lavorativo. Chiunque si rispecchi nei valori presentati dall’organizzazione e abbia le qualità e competenze ricercate può dare il suo contributo al Mossad. Una novità interessante se si pensa che il requisito di cittadinanza è richiesto da tutte le agenzie che praticano reclutamento via web. Fino al caso estremo dell’MI6, la cui compilazione del form di candidatura non può prescindere oltre che dal possesso della cittadinanza britannica, anche dall’essere fisicamente presenti sul territorio del Regno Unito al momento dell’invio. Alcuni commentatori hanno dunque collegato la necessità di arruolare informatori, non necessariamente stipendiati, all’isolamento diplomatico israeliano nel Medio Oriente, potendo contare solamente su rappresentanze diplomatiche in Egitto e Giordania.

Individuata questa sottile peculiarità tutta israeliana dovuta a ben noti fattori geopolitici, nel mondo dei servizi informativi per la sicurezza nazionale non destano più stupore gli spazi working for us, che normalmente ci si aspetterebbero sul sito di qualche multinazionale. Sul portale della CIA (Central Intelligence Agency), accanto alla presentazione generale e alla storia dell’agenzia, campeggia in bella evidenza la sezione Careers et Internship, nella quale si illustra letteralmente la mission aziendale, si individuano i requisiti presi in considerazione ai fini del reclutamento e si elencano una serie di opportunità lavorative, con tanto di interviste all’attuale expertise che ricopre quelle posizioni. L’NSA (National Security Agency) invece circoscrive e approfondisce nel dettaglio gli hot jobs, i profili lavorativi maggiormente ricercati, oltre a pubblicare una lista di impieghi immediatamente disponibili con tanto di indicazione ubicativa della sede in cui essi sono richiesti.

I britannici del SIS (Secret Intelligence Service) erano stati i primi a utilizzare le potenzialità del web, prima nel 2008 con una campagna di reclutamento via Facebook dei loro famosi operational officiers, poi pubblicando sul proprio sito uno stravagante test attitudinale con annesso role-play spionistico (i cui risultati erano comunque irrilevanti ai fini della selezione), al termine del quale era possibile inviare la propria candidatura. Si trattava ad ogni modo di trovate sensazionalistiche più orientate alla riconciliazione con l’opinione pubblica in un momento molto difficile per i servizi di Sua Maestà. Oggi l’online recruitment dell’MI6 è più asciutto e professionale, con l’indicazione delle attuali vacancies, le domande frequenti e la presentazione generale dell’offerta formativa.

Non sono da meno le intelligence continentali. Se in Spagna un intrigante slideshow ci spiega perché è bello servire la nazione lavorando per il CNI (Centro Nacional de Inteligencia), collegandosi al sito della BND (Bundesnachrichtendienst) apprendiamo addirittura come i servizi tedeschi siano tra le 100 best choice nella classifica annuale di Trendence per giovani e per chiunque sia in cerca di lavoro in Germania. La DGSE (Direction générale de la sécurité extérieure) opta per un approccio meno privatistico e più consono al suo rango istituzionale di divisione della Défence francese, dando risonanza ai concorsi pendenti e futuri e alla possibilità di lavorare a contratto. In Italia, il Sistema d’informazione per la sicurezza della Repubblica non solo pubblicizza concorsi ufficiali e varie call for candidates (ultima delle quali quasi un anno fa, nell’ottobre 2013), ma mette a disposizione una pagina in cui è possibile inviare candidature spontanee che saranno prese in considerazione in caso di esigenza nell’area lavorativa di interesse dell’aspirante collaboratore.

L’affermazione dell’online recruitment ha spesso dato adito a interpretazioni semplicistiche, essendo stata classificata erroneamente come una tendenza e, a volte, proprio come un fenomeno vagamente rivoluzionario. Per certi versi è giusto evidenziare un’assimilazione ai metodi privatistici di ricerca del lavoro, come dimostra il fatto che la maggior parte delle offerte punti sul dato della remunerazione elevata (ma questo può dipendere anche dalla necessità di attrarre nuovi profili storicamente più legati al settore privato). È però fin troppo superficiale parlare in relazione all’online recruitment di intelligence 2.0 o addirittura di una nuova era per i servizi di informazione, a maggior ragione se si considera il momento difficile che attraversa il settore, scosso da scandali quali l’NSAgate, oltre che dal pericoloso rischio di contagio del concetto di open diplomacy che si è diffuso in altri ambienti correlati. In realtà l’online recruitment, non è un aspetto esteriore di tale crisi, quanto una naturale conseguenza della maggiore richiesta di trasparenza delle procedure da parte delle amministrazioni democratiche occidentali. Attiene dunque più al metodo di organizzazione della cosa pubblica che alla mera gestione dei servizi informativi. D’altro canto non vi è traccia di online recruitment per intelligence al di fuori dell’ex blocco occidentale. Inoltre risulta difficile condurre una precisa valutazione d’impatto del fenomeno, dal momento che non vi sono dati precisi su quanti operatori di intelligence effettivamente siano stati reclutati in tal modo. Di conseguenza è del tutto impossibile riuscire a stabilire se l’online recruitment stia portando al superamento dei più comuni metodi di selezione del personale quali la cooptazione, il concorso pubblico e lo spoils system.