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Recensione di “Fronte dell’Est: passato e presente di un destino geografico” (Castelvecchi Editore, 2022)

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Prendere l’attualità, sezionarla, decodificarla per provare a interpretarla dandole un significato: tutte attività che Salvatore Santangelo – con un raffinato lavoro di indagine e di analisi – sta conducendo da tempo.
Diverse sono le sue pubblicazioni che possono essere ricondotte a questo filone: “Babel”, “Gerussia”, “Geopandemia” e la meno recente “Le lance spezzate”.
Un lavoro importante per comprendere il mondo che ci circonda, e approfondire quindi una narrativa che molto spesso banalizza e semplifica in maniera eccessiva.

In ordine di tempo, la sua ultima pubblicazione “Fronte dell’est: presente e futuro di un destino geografico”, ci spiega in modo assolutamente originale il conflitto in Ucraina. Una guerra che certamente si esprime nel presente ma che porta con sé una pesante eredità storica, geografica e geopolitica. È il compito di un analista: indagare a fondo per comprendere il presente immediato e il futuro lontano partendo dal passato.
Fronte dell’est – come sottolinea Santangelo – nasce sia per offrire un quadro più complesso della situazione in Ucraina, ma anche per dare un seguito naturale al suo “Gerussia”. Pertanto la comprensione degli eventi che si susseguono senza risoluzione dalla fine del febbraio 2022, non si esaurisce solo nell’immediato e nella “semplice” – solo all’apparenza – insensatezza dell’”Operazione Speciale” voluta Putin – come la narrativa mediatica sembra voler dimostrare – ma affonda la propria ragione d’essere nella percezione che la Russia ha di sé stessa e della sua proiezione sullo scacchiere internazionale.
Santangelo ci conduce quindi su un sentiero tortuoso e complesso. Se è vero quindi che l’Operazione Speciale è riconducibile a un’unica matrice politica-ideologica (ovvero rispondere alla messa in dubbio dello status di potenza della Russia) è necessario capire quanti e quali livelli questa operazione può coinvolgere.
I cambiamenti, o meglio sconvolgimenti, che un conflitto può generare vengono vagliati su varie sfere: sociale, mediatica, operativa, economica e -ovviamente – politica. Se è vero che la fine della Guerra fredda sconvolse l’ordine bipolare per assestarlo provvisoriamente su quello unipolare, ora la posta in gioco è la riesumazione di un ordine che, se non bipolare, possa quantomeno minare il potere gli Stati Uniti e portare il baricentro più a est, verso un ordine multipolare.
È un gioco complesso: Putin sembra aver voluto mettere sul piatto ogni rischio e imprevisto. Da un lato sembra spingere l’Occidente verso un baratro di contraddizioni interne ed esterne, dall’altra parte sembra ridare vita, e visione, all’Alleanza atlantica che, secondo Santangelo, potrebbe ritrovare una sua ragione d’essere dopo il crollo del Blocco sovietico, rinsaldandone quindi le posizioni.
Da qui il focus sullo Stato europeo storicamente più prossimo alla Russia: la Germania. Il rapporto secolare tra Mosca e Berlino – affrontato qualche anno fa da allo stesso Santangelo nel suo “Gerussia” – fatto di avvicinamenti ma anche di atrocità.

Utile, questo approfondimento, per cercare di capire come la Germania – e di conseguenza la UE – possa avere un ruolo centrale nelle fasi di dialogo. Dialogo che per il momento sembra in forte stallo.
Fronte dell’est ci porta su una dimensione sopraelevata, scevra, con le dovute cautele, dai sensazionalismi mediatici, per farci concentrare sugli effetti di media e di lunga durata di questo conflitto. In questo, Santangelo, si serve di esempi storici analoghi che ci fanno capire come le periferie dell’Unione Europea siano – nuovamente – al centro dei destini globali.
La tesi finale di questo libro si può riassumere in questo inquietante interrogativo: e se stessimo facendo il gioco di Putin?

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