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LibriRecensione de “Il dominio geopolitico dello spazio cibernetico”

Recensione de “Il dominio geopolitico dello spazio cibernetico”

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Nel loro “Guerra senza limiti” i generali Ling Qiao e Xiangsui Wang ebbero a dire “Sopra le nostre teste vi sono reti e sotto i nostri piedi vi sono trappole, non abbiamo dunque vie di fuga”. Rievocando questa immagine che spinge l’individuo ad una dimensione orwelliana, possiamo tentare di interpretare la realtà cibernetica nel quale non solo l’uomo, ma anche gli attori statali, si trovano ad interagire. Certo, siamo ancora – fortunatamente- lontani da quelli che furono “Il Ministero della verità” e la “Neolingua”, ma è altrettanto vero che i confini tra Stato di Diritto, spazio cibernetico e relazioni internazionali va sempre più assottigliandosi.

La dottoressa Giulia Guastella, nel suo “Il dominio geopolitico dello spazio cibernetico”, elabora egregiamente le implicazioni pratiche e teoriche della futura arena di “guerra fredda” che si va instaurando tra gli stati. Non solo i tradizionali state-actors quindi, ma anche attori provenienti dal settore privato (Google, Amazon, Yahoo, Facebook ne sono alcuni esempi) e, soprattutto, fitte file di utenti che si muovono all’interno dello sconfinato spazio cibernetico con intenzioni non ortodosse: gli hacker.

La collisione di questi tre attori non solo riconfigura le premesse su cui si basa il rapporto tra gli stati, ma ne ridisegna gli spazi di manovra e di azione. Con il termine “guerra asimmetrica” non possiamo più intendere un tipo di combattimento stile “guerrilla” come quelli attuati dai vietnamiti del nord o dalle milizie jihadiste nei contesti urbani nel Medio Oriente contro eserciti regolari e con regolari regole di ingaggio; dobbiamo invece confrontarci con la pervasività dei dati, il loro essere prodotti in ogni azione dell’uomo e dalla realtiva facilità con la quale gli stessi dati possono essere raccolti ed utilizzati.

La ricercatrice affronta quindi il dilemma di sicurezza intrinseco che questo comporta per gli Stati: un piccolo gruppo di hacker potrebbe, da luoghi sconosciuti, effettuare attacchi cibernetici e minare la sicurezza di un’organizzazione statale o internazionale. L’autrice riporta, in questo caso, l’esempio dell’attacco botnet del 2007 contro l’Estonia e proveniente dalla Russia; oppure, l’esempio più emblematico, l’attacco Stuxnet contro il programma nucleare iraniano.

Emblematica è anche la velocità di diffusione di notizie -vere o false che siano, alla capacità delle masse di radunarsi e di organizzarsi, alle possibilità di manovrare elezioni democratiche, distorcere la realtà dei fatti, etc.. Attività che sono più che mai nelle cronache quotidiane.

Conquistare la quinta dimensione diventa quindi fondamentalmente una corsa per la supremazia dei dati – e quindi dei big data- per ottenere un punto di osservazione preferenziale, ma solo chi è più veloce degli altri può trionfare nella “geopolitica del tempo”, argomento trattato anche dal professor Salvatore Santangelo pochi giorni fa proprio su Geopolitica.info.

Il saggio ci porta quindi a ragionare sulle infinite possibilità che la rete -e quindi lo spazio cibernetico- può fornire nei rapporti tra gli stati. Il rischio di scontro asimmetrico in questa realtà è molto forte e gli Stati Uniti non ne sono padroni. Contano relativamente poco il numero di soldati a disposizione, le orde sovietiche contro la Germania nazista sono ormai superate: è necessario muoversi in gruppi ristrettissimi, altamente formati e altamente digitalizzati per assediare le super potenze.

Questo ha dato al via ad una corsa al “tempo” e agli “armamenti”, nella quale i principali State Actors hanno dovuto adeguarsi per proteggere i propri asset strategici come le reti elettriche, le infrastrutture ospedaliere e tutto quanto di strategico ruoti sul perno del mantenimento dell’ordine statale e democratico da questi attacchi che avvengono al buio, nell’anonimato e soprattutto in qualsiasi momento del giorno.

Riprendendo la citazione con cui si apre questa recensione, non solo non si prefigurano strade alternative alla tecnologia (senza di essa, noi non la scorgeremo, ma lei scorgerà noi) ma è anche impossibile formulare ragionamenti e itinerari geostrategici in sua assenza.

In verità non vi sono reali soluzioni, l’importante -ora- è essere più veloci degli altri.

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