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TematicheRussia e Spazio Post-sovieticoReazioni internazionali e sanzioni all’attacco russo in Ucraina

Reazioni internazionali e sanzioni all’attacco russo in Ucraina

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In seguito al riconoscimento da parte di Mosca dell’indipendenza delle due autoproclamate repubbliche di Donetsk and Lugansk, il successivo invio di truppe russe in questi territori e l’attacco russo all’Ucraina, molte sono state le reazioni internazionali, nella maggior parte dei casi di condanna e seguite dall’imposizione di sanzioni nei confronti della Russia. 

Nelle ultime ore, è stata convocata una riunione d’emergenza del G7 ed anche il Consiglio di Sicurezza dell’ONU si è riunito nella giornata di ieri, mentre UE e USA hanno approvato ulteriori sanzioni contro la Russia. Inoltre, molti paesi, già da ieri, hanno espresso messaggi di condanna alle azioni russe ribadite, ancora nella giornata di oggi, tra cui Australia, Iran, Turchia, Canada, Giappone ed India.

Le reazioni dell’Unione Europea 

L’UE ha condannato l’attacco russo all’Ucraina e l’entrata di truppe russe nelle autoproclamate repubbliche dei Donetsk e Lugansk. Già a seguito di quest’ultimo fatto, Bruxelles aveva approvato nuove sanzioni contro Mosca, tale che un pacchetto di sanzioni tanto ampio non era mai stato imposto ad un’economia vasta come quella della Russia. Tuttavia, per essere veramente efficace, i membri UE e l’Occidente in generale, devono mostrarsi uniti nella sua implementazione

Le sanzioni europee colpiscono i soggetti che hanno contribuito a danneggiare la “sovranità e l’integrità” ucraine, come ha spiegato Borrell. Dunque, vengono inclusi tutti i 351 membri della Duma russa, la camera bassa del Parlamento, che hanno votato a favore del riconoscimento dell’indipendenza di Donetsk e Lugansk. Tra i sanzionati figurano anche sono il Ministro della Difesa, Sergej Šojgu, la portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova,  la caporedattrice dell’emittente Russia Today in inglese, Margarita Simonyan e Pyotr Olegovich Tolstoy, parlamentare che guida la delegazione russa al Consiglio d’Europa e anche il generale Oleg Leonidovič Saljuko a capo delle forze di terra russe, Sergey Surovikin, che comanda le forze aerospaziali russe, Nikolai Yevmenov, il capo della Marina russa e Igor Osipov, capo della flotta russa del Mar Nero. Oltre a singoli individui sono state sanzionate alcune banche russe: la Veb (corporation di Stato, con un patrimonio di 50 miliardi di dollari) e la banca militare Promsvyazbank, base per i finanziamenti al settore della difesa russo, tuttavia, si tratta di istituti minori. 

Un’altra misura sanzionatoria adottata da Bruxelles è la limitazione dell’accesso i mercati europei, eliminando la possibilità di accedere a fondi di banche europee. Inoltre, l’Ue ha vietato ogni tipo di relazione commerciale tra i paesi membri e le due autoproclamate repubbliche. Con l’approvazione delle sanzioni, si prevede anche l’introduzione di un meccanismo di compensazione con lo scopo di assistere i paesi che potrebbero risentire degli “effetti collaterali” delle sanzioni contro la Russia.

La Germania ha deciso di non far entrare in funzione il gasdotto Nord Stream 2, che da quando è iniziata la crisi ucraina è stato oggetto di tensioni nel fronte occidentale. Il gasdotto, appena ultimato, non essendo stato certificato dal cancelliere Olaf Scholz, non potrà entrare in funzione impedendo quindi l’export di gas russo verso l’Europa. Il gas costituisce un elemento di frizione nei membri europei, in quanto alcuni, come la Germania e l’Italia sono maggiormente dipendenti dalla fornitura russa. 

I 27 stati dell’Unione non hanno mostrato un fronte compatto ed unito, proprio come è successo durante la crisi della Crimea. L’approvvigionamento di gas rimane quindi intoccabile, e fin ora ha portato a misure timide contro la Russia da parte di alcune capitali europee. Tuttavia, visto l’aggravarsi della situazione, di fronte ad un attacco russo all’Ucraina, non è da escludere l’imposizione di sanzioni più pesanti, escludendo però il settore energetico.

Le reazioni di Regno Unito e Stati Uniti 

Il presidente britannico Boris Johnson ha dichiarato che sono state approvate sanzioni economiche contro la Russia.  Inoltre, sono stati congelati i capitali di cinque banche e tra miliardari russi, a cui è anche stato impedito l’ingresso nel Regno Unito, impedendo così’ di raccogliere accedere ai capitali finanziari a Londra. 

Il presidente statunitense Joe Biden ha condannato la Russia per un “attacco non provocato e ingiustificato” all’Ucraina, promettendo che il suo paese e i suoi alleati “riterranno la Russia responsabile”. Ieri ha imposto delle sanzioni ridotte, dichiarando però che in caso di invasione sarebbe ricorso a misure più severe; cosa che quindi ci si aspetta nelle prossime ore. Per ora viene proibito qualsiasi tipo di attività commerciale nelle regioni del Donbass. A ciò si aggiungono sanzioni a cinque persone nell’entourage di Putin e restrizioni agli accordi statunitensi che coinvolgono il debito nazionale russo. Tra le misure più pesanti che Biden potrebbe imporre, ci sono il divieto per la Russia di usare il dollaro nelle proprie transazioni finanziarie e l’esclusione di Mosca dalla rete Swift (sistema per i pagamenti internazionali). Questi provvedimenti colpirebbero duramente l’economia russa, basata per la maggior parte sulla vendita di idrocarburi, ma al contempo ne risentirebbe anche quella europea, dipendente dal gas russo. 

Per quanto riguarda la NATO, come si legge in una nota, oggi ci sono state delle consultazioni di emergenza secondo l’articolo 4 del Trattato dell’Atlantico del Nord: “Le parti si consulteranno ogni volta che, nell’opinione di una di esse, l’integrità territoriale, l’indipendenza politica o la sicurezza di una delle parti fosse minacciata”. Tali consultazioni sono state richieste dai paesi dell’Europa Orientale, in particolare, Polonia, Estonia, Lettonia e Lituania hanno espresso crescente preoccupazione per il conflitto che sta avvenendo nella regione, richiedendo una presenza più solida dell’Alleanza Atlantica lungo il fianco orientale. Il Segretario Generale della Nato Jens Stoltenberg ha quindi aggiunto che l’obiettivo è di “di adottare ulteriori misure per rafforzare ulteriormente la deterrenza e la difesa in tutta l’Alleanza. Le nostre misure sono e restano preventive, proporzionate e non estensive.”

Le reazioni della Cina 

La Cina rimane cauta. La portavoce del Ministero degli esteri cinese Hua Chunying ha dichiarato che la Cina non riconosce il termine “invasione” per definire le operazioni russe in Ucraina, mentre nella giornata di ieri Pechino si era limitata ad invitare le parti alla moderazione, sostenendo che la situazione è il risultato di complessi fattori. 

È importante sottolineare come la Cina si muova in uno scenario delicato. Da una parte vicina a Mosca, pur non essendone formalmente alleata, dall’altra vive rapporti ai minimi storici con Washington. Pechino ha quindi sfruttato la crisi ucraina per intessere relazioni ancora più strette con la Russia, ad esempio firmando un accordo trentennale per incrementare del 60% le proprie importazioni di gas russo. Allo stesso tempo, cerca di mantenere delle posizioni che non peggiorino ulteriormente le relazioni con gli Stati Uniti. 

In conclusione, dichiarazioni di condanna e iniziative volte a consolidare la capacità di deterrenza dell’Alleanza Atlantica erano state adottate già da ieri dall’Unione Europea e da Stati Uniti, ma ciò non è bastato per scongiurare l’attacco che evidentemente Mosca preparava da tempo. Visto il deterioramento della situazione, l’escalation e il superamento della “linea rossa” da parte del Cremlino con l’attacco di oggi, ci si aspetta che l’Occidente prenda misure più decise. Tuttavia, il tema dell’energia è un fattore divisivo e cruciale per la risposta occidentale e soprattutto europea all’attacco militare russo. 

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