I rapporti tra Donald Trump e Theresa May, ‘special relationship’?

I rapporti tra Donald Trump e Theresa May e la loro configurazione storica nella mitologia della ‘special relationship’. Esistono ancora i presupposti per definire ‘speciale’ la relazione tra i due paesi?

I rapporti tra Donald Trump e Theresa May, ‘special relationship’? - Geopolitica.info

Con il termine special relationship si indica l’insieme dei rapporti politici, diplomatici, culturali, economici e militari esistenti tra il Regno Unito e gli Stati Uniti. Negli ultimi tempi, la storica dicitura è balzata nuovamente agli onori delle cronache allo scopo di definire la natura delle relazioni esistenti tra il presidente americano Donald Trump e il primo ministro britannico Theresa May. Alcuni studiosi hanno sottolineato come i rapporti apparentemente sereni e positivi tra i due leader possano far segnare una riedizione della relazione speciale intercorsa tra Margaret Thatcher e Ronald Reagan nel corso degli anni Ottanta, epoca definita dalla storiografia tradizionale delle relazioni Washington-Londra come il punto più alto dell’intesa anglo-americana. In realtà, oggi come allora, dietro l’apparenza di un’immagine pubblica idilliaca si nascondono contrasti e disaccordi di fondo su svariate questioni di rilevanza internazionale che vedono coinvolti i due paesi.

L’espressione “special relationship” fu coniata da Winston Churchill nel 1946 in riferimento all’unicità delle relazioni politiche, militari e culturali esistenti tra Regno Unito e Stati Uniti d’America. L’asse tra Londra e Washington, sviluppatosi in misura cospicua nel diciannovesimo secolo, si è rafforzato durante le due guerre mondiali per poi consacrarsi definitivamente come un’intesa speciale negli anni della Guerra fredda, principalmente in virtù della comune rivalità contro l’Unione Sovietica. La relazione non si è ridimensionata col venir meno della minaccia sovietica, ma ha registrato un’intensificazione proprio nel momento in cui il rapporto tra gli Usa e alcuni partner europei viveva momenti di tensione in coincidenza della guerra in Iraq del 2003. Al giorno d’oggi, alcuni osservatori ipotizzano che la relazione Trump-May possa riportare in auge la nozione di “matrimonio politico” che aveva caratterizzato il rapporto tra Reagan e Thatcher.

Lo storico Nicholas Wapshott ha utilizzato questa definizione per descrivere l’alleanza politica e l’intenso legame personale che unì Ronald Reagan e Margaret Thatcher negli anni in cui i due leader furono simultaneamente a capo dei rispettivi paesi. In verità, come spesso accaduto nella storia delle relazioni transatlantiche, la facciata pubblica nascondeva una molteplicità di frizioni e opinioni discordanti in merito a un gran numero di tematiche internazionali. Tra queste, possiamo citare la crisi delle Falkland, quando la Thatcher si era dichiarata inorridita dall’ambivalenza e dall’irresolutezza del presidente americano, il progetto statunitense della SDI (Strategic Defense Initiative) avversato dalla Gran Bretagna, e la questione del balance of power nucleare, soprattutto nella fase abolizionista Reagan-Gorbaciov. Degna di nota anche l’invasione statunitense di Grenada, momento in cui Reagan aveva provato irritazione in merito alla mancanza di convinzione del leader britannico e il Medio Oriente, area in cui le politiche della Gran Bretagna avevano comportato tentativi di coordinamento con le iniziative della CEE nella regione, come in occasione della “Venice Declaration” del 1980 in cui gli stati membri della Comunità riconobbero la posizione speciale della Palestina nel conflitto arabo-israeliano, irritando molto gli USA. Infine, citiamo i rapporti con Gorbaciov, non da ultimo a Reykjavík, dove la Thatcher credeva che Reagan fosse arrivato a un passo dal tradire l’intera alleanza occidentale. Il leader britannico voleva a tutti i costi evitare che la distensione tra Stai Uniti e Unione Sovietica potesse avvenire al di sopra degli interessi europei. Con il passaggio da Reagan a Bush le frizioni tra Gran Bretagna e USA riguardarono soprattutto la questione della riunificazione tedesca. La Thatcher avversò questa prospettiva e si dichiarò inorridita di fronte al supporto di Bush a una maggiore integrazione europea, da realizzarsi allo scopo di contenere una Germania riunificata.

Esattamente come avvenuto in passato, anche al giorno d’oggi le relazioni tra Gran Bretagna e Stati Uniti risultano incentrate su questioni che riguardano principalmente l’Europa, le relazioni con Mosca e il ruolo della NATO.  Poco prima del suo avvento alla Casa Bianca, Trump aveva elogiato la scelta del Regno Unito di uscire dall’UE, dicendosi convinto che la Brexit sarebbe stata un successo. “Presto avremo un accordo commerciale” aveva assicurato Trump. È chiaro che per May sarà fondamentale portare a casa un trattato (o una promessa di trattato) di libero scambio bilaterale fra Gran Bretagna e Stati Uniti, che però deve trovare spazio fra i punti di vista opposti: Trump è stato eletto per le sue intenzioni protezionistiche. La visione di Londra non può che essere invece quella di un libero commercio planetario.

La recente imposizione di dazi sull’acciaio e l’alluminio voluta dal presidente americano ha molto allarmato la Gran Bretagna. Theresa May ha recentemente informato Trump della sua “profonda preoccupazione” per la prospettiva di una guerra commerciale tra Stati Uniti ed Europa: ciò rappresenterebbe un colpo molto duro per i piani di May di un accordo di libero scambio post-Brexit con gli USA.

I punti su cui le amministrazioni di USA e Gran Bretagna si trovano in disaccordo non si esauriscono con le questioni legate al commercio. Sono molteplici le tematiche che vedono i due paesi su posizioni diverse, e la stessa May ne ha menzionate alcune in un suo recente discorso tenuto a Philadelphia. Si va dai rapporti con il presidente russo Vladimir Putin – con il quale Trump “deve fare attenzione” – al ruolo della NATO, che deve essere riformata, ma che resta cruciale per la cooperazione contro le minacce globali. “Spesso gli opposti si attraggono” ha affermato il primo ministro britannico, nella speranza che i due paesi possano trovare dei punti d’incontro a oggi improbabili.

In un’epoca caratterizzata dall’imminente distacco della Gran Bretagna dall’Unione Europea, per il Regno Unito è fondamentale ripristinare legami “speciali” con gli Stati Uniti, sotto un profilo economico e strategico. Le tendenze dell’amministrazione Trump a un progressivo “ritiro” dalla scena internazionale, uniti ai proclami bellicosi sciorinati in merito alle questioni commerciali, non favoriscono i piani del Regno Unito, paese che rischia di vedere acuito il proprio isolamento internazionale e di non trovare sponde per i suoi programmi di promozione del libero commercio su scala mondiale. Il protezionismo degli USA e il distacco da quel mercato unico europeo, a cui proprio la Gran Bretagna aveva dato grande impulso grazie ai programmi di liberalizzazione economica lanciati da Margaret Thatcher negli anni Ottanta, rischiano di condurre il paese verso un futuro ricco di incognite e in cui la vecchia ancora della “special relationship” con gli Stati Uniti potrebbe rivelarsi come un vuoto simulacro.