0,00€

Nessun prodotto nel carrello.

0,00€

Nessun prodotto nel carrello.

TematicheRussia e Spazio Post-sovieticoLe ragioni del realismo offensivo

Le ragioni del realismo offensivo

-

Tra tutti gli approcci teorici alle relazioni internazionali ed alla questione “guerra”, il realismo offensivo è quello più pragmatico e, di pari passo, il più criticato.

L’idea secondo cui le grandi potenze abbiano come fine della propria esistenza storica il raggiungimento dell’egemonia nel sistema internazionale – che per i realisti offensivi può essere sempre e solo regionale, data l’impossibilità per un singolo Stato di governare il mondo intero – è il principale postulato del realismo offensivo ed è la spiegazione, depurata di qualunque giudizio politico in merito, al perché la guerra resti il fatto centrale ed il motore delle relazioni internazionali, indipendentemente dal fatto di considerare le grandi guerre egemoniche à la Gilpin (come le due guerre mondiali) o i conflitti regionali come quello in atto tra Russia ed Ucraina. 

Il professor John Mearsheimer, principale esponente del realismo offensivo, ha ricondotto all’espansione verso est della NATO la causa prima della guerra russo-ucraina ed è stato per questo criticato dai liberali (di qualunque tendenza) per questa sua tesi, considerata filo-putiniana. Nei fatti, però, quel che fin dal 2014 Mearsheimer ha voluto evidenziare, è la duplice “preoccupazione” russa per la propria sicurezza (e qui entrano in gioco le teorie neorealiste di stampo difensivo) sia per il suo spazio di “proiezione imperiale” (e dunque legato ad una dinamica offensiva), più che le presunte colpe della NATO.


In una prolusione tenuta a Firenze, presso l’Istituto Universitario Europeo, il 16 giugno 2022, e riportata dalla rivista statunitense realista “The National Interest” Mearsheimer ha dichiarato che la politica statunitense nei confronti dell’Ucraina, votata ad inglobare Kiev entro l’Alleanza Atlantica al pari di altri Stati dell’Europa orientale, già satelliti dell’Unione Sovietica, sia stata considerata dalla Russia come una “questione esistenziale” tale da spingerla alla guerra. Ma in sostanza, al netto della forte critica che Mearsheimer ha mosso alla politica estera americana, mettendo in luce la continuità delle scelte anti-russe di Obama, Trump e Biden, quello che la riflessione del professore realista ha portato alla luce è il problema della “percezione” russa sulla perdita dell’Ucraina, cioè della sua fuoriuscita dalla sfera d’influenza e di proiezione imperiale, la più “luminosa” delle tante red lines della politica estera e di sicurezza moscovita.

Nel corso della storia recente, fin dai tempi della Santa Alleanza, per arrivare alla Dottrina Breznev sulla “sovranità limitata” dei Paesi socialisti alleati dell’URSS, la Russia è sempre intervenuta con la forza per difendere la propria agibilità imperiale, non tanto per una questione di mera sicurezza nazionale dunque, quanto per una idea profondamente legata alla politica di potenza strictu sensu. Da questo punto di vista, la guerra in Ucraina, iniziata dalla Russia il 24 febbraio scorso, non si discosta da questa linea di continuità storica. 

I liberali accusano i realisti offensivi di essere filo-russi poiché, in sostanza, da essi pretenderebbero una condanna politica nei confronti di Mosca e non la “asettica” valutazione della guerra in atto e delle sue cause. Ma il realismo, al contrario del liberalismo e del marxismo, è una teoria che, per sua natura, “deideologizza” la politica internazionale, riconducendola entro ben precisi schemi che trovano la loro conferma nella storia e nella geopolitica, che del realismo è metodo d’indagine. 

I neorealisti non criticano l’espansione della NATO in sé, basti pensare all’accettazione dell’allargamento del perimetro dell’Alleanza a Svezia e Finlandia, per le quali la politica russa costituisce un effettivo pericolo per la sicurezza nazionale, ma l’idea liberale secondo cui l’ampliamento della NATO avrebbe non una funzione di contenimento ma punterebbe alla sconfitta della Russia, funzione, questa, percepita come tale da Mosca, tanto da indurla alla reazione armata nei confronti dell’Ucraina. 

Per i neorealisti, infatti, gli Stati sono i principali protagonisti della politica mondiale, il comportamento delle grandi potenze è influenzato dalla struttura anarchica del sistema internazionale più che da fattori interni quali cultura, sistema politico, o individui al governo (e questo specifico punto li differenzia dai realisti classici) ed il comportamento razionale votato al raggiungimento e mantenimento della potenza (da leggersi come “interesse nazionale”) domina la prassi degli Stati nel sistema internazionale.

Seguendo i canoni del realismo offensivo, la Russia ha scelto di scatenare la guerra in Ucraina per ricostruire la propria area d’influenza, dunque seguendo le dinamiche classiche della politica di potenza. L’oggetto della contesa, più che la postura russa contingente, dovrebbe essere piuttosto il revisionismo russo, poiché il conflitto contro l’Ucraina, di per sé, rispetta pienamente la visione del sistema internazionale di marca neorealista.

I liberali d’ogni tendenza accusano i neorealisti di ragionare a compartimenti stagni, accettando la guerra della Russia quale espressione della “politica di potenza” e dunque come una conferma della loro teoria, ma criticando violentemente ogni tipo di intervento militare statunitense ed occidentale poiché giudicato di marca liberal-idealista. L’idea sottesa di questo tipo di ragionamento è che il neorealismo, tanto offensivo quanto difensivo, sia di fatto una dottrina anti-americana intollerante nei confronti dell’interventismo occidentale.

In realtà si tratta di una critica infondata e per comprenderlo basta andare a ricontrollare le tesi espresse dai neorealisti nel 2001-2002, durante il dibattito sulla war on terror dell’amministrazione Bush. 

Il neorealista difensivo Stephen Walt su “International Security” (26/03/2001) scrisse l’articolo Beyond bin Laden: Reshaping U.S. Foreign Policy, nel quale invitava i decisori politici e militari statunitensi ad agire da “bilanciatori d’oltremare”, affidando quindi sempre maggiori responsabilità riguardanti la sicurezza regionale ad altri Stati alleati o istituzioni sovranazionali. Sulla stessa linea d’onda, nell’autunno 2022, su “The National Interest”, Mearsheimer, nell’articolo Hearts and Minds, scrisse che gli Stati Uniti avrebbero dovuto concentrarsi sulla guerra contro Al-Qaida, anziché impegnarsi contro una guerra globale al terrorismo, adottando politiche più caute verso il mondo islamico per ridurre l’antiamericanismo nel mondo. 

Entrambi gli articoli erano dichiarate prese di posizione contro l’unilateralismo dei neoconservatori e contro l’internazionalismo liberale. 

La principale preoccupazione dei neorealisti in merito alla guerra globale al terrorismo ed alla presenza massiccia delle armi americane all’estero non era il frutto di una presa di posizione anti-imperialista ma il rischio di un overstretching imperiale determinato da calcoli sbagliati sul reale “interesse nazionale” di Washington. Questa idea è ben evidenziata sia nell’appello War with Iraq is not in America’s National Interest, pubblicato sul “New York Times” del 26 settembre 2002 a firma di 33 studiosi realisti, quanto nelle successive e più recenti prese di posizione della scuola neorealista sulla strategia per combattere lo Stato Islamico in Iraq e Siria, con il netto rifiuto d’ogni intervento che non fosse legato alla salvaguardia di interessi nazionali americani direttamente minacciati e privilegiando l’utilizzo di strumenti come l’intelligence ed il sostegno alle potenze regionali coinvolte.

Anche oggi, nell’ambito del dibattito sulla guerra d’Ucraina ed il comportamento che l’Occidente dovrebbe tenere nei confronti della Russia, i neorealisti sottolineano l’importanza di evitare l’ overstretching che potrebbe essere causato sul lungo periodo da una spaccatura tra Stati dell’Europa occidentale (più propensi al dialogo con Mosca) e Stati dell’Europa orientale (per i quali la questione securitaria è molto forte e li induce ad una politica radicalmente anti-russa) che induca gli USA a tornare in massa nel vecchio continente.

Un altro rischio da evitare è quello di ridurre il conflitto alle categorie dicotomiche di “bene” e “male”, frutto di una interpretazione manichea delle relazioni internazionali, più vicina all’etica che alla politica e che, invece, sembra essere preferita dai liberali quale strumento d’analisi. La Russia oggi viene dipinta come il “male assoluto” in quanto nazione aggressiva ed inaffidabile, ma questa è una interpretazione che può condurre ad una escalation della guerra. 

L’oggetto della contesa teorica sulla guerra in Ucraina, che ha poi dirette conseguenze anche su alcune scelte di politique politicienne legate al conflitto, quello cioè sul quale il neorealismo insiste, è il “motivo profondo” dello scoppio delle ostilità tra Mosca e Kiev, non il “torto” o la “ragione”, aprioristicamente adottate, della Russia. Analizzare ogni guerra con questo metro di giudizio, senza indagarne cause ed effetti, induce a “destoricizzare” il conflitto. Per fare un esempio calzante per la storia italiana, optando per il metodo liberale in vigore, il Regno d’Italia che il 24 maggio 1915 entrava in guerra contro l’Impero d’Austria-Ungheria doveva essere condannato senza appello in quanto Stato aggressore, senza giustificazione alcuna. 

Per correre dietro alle pulsioni delle rispettive propagande si rischia di perdere la profondità storica e, da lì, di non comprendere più la politica internazionale, riducendola ad uno scontro tra opposte tifoserie, dimenticando il rigido razionalismo che – al di sopra delle ideologie – ne determina le scelte.

Articoli Correlati

Spettri e venti di guerra. In Europa si normalizza il conflitto?

Mentre l’ultimo numero di Foreign Affairs, la rivista dell’organo statunitense Council on Foreign Relations, è dedicato al tema “Does...

From Moscow to the West: Armenia in a security trap

For decades, Armenia's foreign policy and security had been predominantly tied to Russia, with Armenia hosting thousands of Russian...

Meno gas russo in Europa. E ora?

L’Europa sta affrontando la prima crisi globale dell’energia. Un periodo iniziato con l’invasione dell’Ucraina nel febbraio 2022 e che...

Dal Mar Nero al Mediterraneo: la guerra in Ucraina e la penetrazione russa nel Mare Nostrum

Il parziale riposizionamento americano in Medio Oriente e nel Mediterraneo ha permesso ad attori internazionali di ampliare e consolidare...