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TematicheAfrica SubsaharianaUn’introduzione all’attivismo africano sulla questione di genere

Un’introduzione all’attivismo africano sulla questione di genere

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In Africa l’attivismo della società civile ha intrapreso negli anni una direzione trans-nazionale e panafricanista, accomunando le lotte e i destini di molteplici settori e interpretandoli come un percorso comune verso la redenzione di un continente. Numerosi sono stati gli esempi di mobilitazione civile, come la nascita di movimenti e associazioni volti promuovere la democrazia, la consapevolezza ambientale o i diritti umani. La digitalizzazione dell’Africa, seppur ancora incompleta, ha sicuramente influenzato la tendenza a rendere la lotta per queste tematiche più universale, contribuendo a veicolarne i messaggi oltre i confini nazionali e creando di fatto una coscienza panafricana attorno a certe tematiche. Tra le numerose iniziative, si ricorda la piattaforma Africtivistes, che raggruppa attivisti digitali pro-democrazia, sfruttando il web per esportare tali idee in tutto il continente. 

Questo numero di Prisma, in concomitanza con il Pride Month, ha come obiettivo quello di mettere in luce le criticità e le dinamiche che ruotano attorno a un particolare tipo di attivismo, ovvero quello volto a contrastare le discriminazioni di genere e nei confronti della comunità LGBTQ+. Su queste tematiche è prevalente una narrazione patriarcale e androcentrica, ma femminismo e attivismo LGBTQ+ si sono negli anni intersecati, tentando di arginare sistemi oppressivi di discriminazione, sino a formare un fronte unito e trans-nazionale di resistenza. 

Guardando al continente non si può d’altronde non notare la pressocché totale assenza delle donne e di esponenti della comunità LGBTQ+ nella vita politica, la quale si accompagna, come detto, a una più larga narrazione androcentrica e a una visione del potere ancorata alla figura di un Big Man. Eppure, con un’analisi più attenta e approfondita, ci si accorge di quanto complessa e variegata sia la realtà africana, soprattutto se ci si concentra sulla società civile e su quanto essa si sia negli anni messa in moto per rispondere a tali sfide in modo efficace. In questo numero abbiamo voluto così provare a raccontare queste dinamiche sottolineandone non solo gli aspetti repressivi, ma anche enfatizzando la vitalità e la resilienza della società civile africana. Le donne africane si sono d’altronde distinte sin da subito per il loro ruolo, poco noto e studiato, nelle lotte d’indipendenza ed emancipazione femminile (si pensi, tra le tante, a Mabel Dove Danquah, Adelaide Caseley-Hayford, Funmilayo Ransome-Kuti, Djamila Bouhired e Albertina Sisulu) ma anche nelle recenti Primavere arabe, nonché nel mondo del business, dove sempre più giovani imprenditrici si lanciano nel settore dell’agricoltura sostenibile o delle startup ottenendo risultati importanti. Secondo Amref, circa centoventicinque milioni di ragazze e donne africane sono state costrette a sposarsi prima dei diciotto anni, mentre la gran parte delle circa duecento milioni di ragazze che hanno dovuto subire mutilazioni genitali si trovano in Africa sub-sahariana. Questi numeri, a dir poco impressionanti, offrono solo una parziale panoramica della scarsa tutela dei diritti delle donne, nonostante i progressi degli ultimi anni.  

La comunità LGBTQ+, invece, ha una storia ancora meno nota e studiata, e risente di una particolare ostilità di fondo da parte del sistema politico africano, con adozione di leggi che criminalizzano l’omosessualità accompagnate da affermazioni e prese di posizione discriminatorie e pericolose da parte dei leader di molti paesi. In alcuni Stati, tra cui Nigeria e Sudan, l’omosessualità è punibile con la pena di morte, mentre altrove, come in Kenya, Uganda o Tanzania, essere gay può portare all’ergastolo. Nonostante ciò, vi sono anche esempi di realtà che sembrano accendere barlumi di speranza, basti pensare a Botswana e Angola che hanno depenalizzato l’omosessualità nel 2019. Anche in questi paesi, tuttavia, gli esponenti della comunità LGBTQ+ si ritrovano a dover fronteggiare episodi importanti di stigmatizzazione sociale. Molte delle leggi che proibiscono le relazioni tra persone dello stesso sesso, inoltre, hanno origine coloniale, come dimostra il caso del Mozambico che ha solo recentemente revocato la legislazione di stampo portoghese sul tema. Una voce dissidente e importante in questo campo, che ha contribuito notevolmente a mettere in luce le discriminazioni cui sono soggetti gli esponenti della comunità LGBTQ+ in Africa, è stata quella dello scrittore keniota Binyavanga Wainaina, deceduto nel 2019, il quale scelse di rendere pubblica la sua omosessualità nel 2014 proprio in risposta a un’ondata di leggi discriminatorie approvate in Africa pubblicando un breve saggio dal titolo “I am a homosexual, mum”. 

I contributi che troverete sono volti a fornire una panoramica del fenomeno dell’attivismo civile in Africa attraverso la lente delle lotte contro la discriminazione di genere e nei confronti della comunità LGBTQ+. Il numero affronterà queste complesse tematiche spaziando da un overview sull’attivismo digitale, passando per una trattazione di come il mondo artistico ha reagito e reagisce alle discriminazioni, sino ad arrivare a un’analisi delle politiche di criminalizzazione dell’omosessualità. La volontà non è certo quella di fornire un quadro esaustivo del fenomeno, estremamente complesso e variegato, ma si è voluto provare a porre l’accento su un aspetto largamente ignorato che tuttavia può avere ripercussioni geopolitiche importanti, soprattutto se si pensa ai cambiamenti strutturali a cui la mobilitazione della società civile può portare. 

Lorenzo Barraco, Geopolitica.info

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