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TematicheItalia ed EuropaLa questione corsa: rischio Catalogna bis?

La questione corsa: rischio Catalogna bis?

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Il paragone è forse esagerato, ma l’insistenza delle rivendicazioni nazionaliste richiede una presa di posizione chiara e lucida. Il precedente catalano obbliga il governo francese e la comunità internazionale a non sottovalutare eccessivamente le pretese corse.

La spinta autonomista è viva in Corsica sin dai tempi della cacciata dei genovesi dall’isola nella seconda metà del XVIII secolo. Il passaggio sotto il controllo francese non ha fatto altro che spingere maggiormente gli autonomisti verso soluzioni violente e azioni terroristiche, perdurate fino alla nascita del Fronte di Liberazione Nazionale della Corsica (FLNC) nel 1976. La creazione del FLNC ha fatto virare drasticamente direzione al movimento, che da questo momento ha scelto di avviare la costruzione democratica della nazione corsa attraverso la via parlamentare.

All’inizio di dicembre 2017 il popolo corso ha nuovamente premiato alle urne la scelta istituzionale del partito autonomista, costituente dal 2015 la maggioranza all’Assemblea corsa. Come però si è probabilmente già notato, l’obbiettivo nel breve periodo di Gilles Simeoni e Jean-Guy Talamoni, leader della coalizione Pè a Corsica, è l’ottenimento di un’autonomia simile a quella delle regioni spagnole e di alcuni territori francesi d’oltremare, per cui è però necessaria una revisione costituzionale. La causa indipendentista sarebbe, secondo i sondaggi, sostenuta solo da una parte decisamente minoritaria della popolazione (12-15%). A frenare la svolta indipendentista contribuisce in buona parte la situazione economica dell’isola, di certo non paragonabile a quella dei vicini catalani. Tuttavia, questa tenue rassicurazione non sembra voler favorire un’apertura da parte dell’Eliseo. L’incontro tenutosi il 22 gennaio tra il duo Simeoni-Talamoni ed Edouard Philippe con lo scopo di avviare una trattativa, ha infatti in gran parte deluso le aspettative, tanto da spingere migliaia di persone a scendere in piazza ad Ajaccio al grido di “demucrazia è rispettu pè u populu corsu”.

I principali punti di disaccordo, perlopiù legati alla dimensione politica, non sono stati sciolti durante l’incontro di Matignon, che doveva servire a preparare l’arrivo di Macron sull’isola. Le circostanze della visita sono legate alla commemorazione del 20° anniversario dell’assassinio del prefetto Claude Erignac per mano degli esponenti del FLNC. Si riapre in questo modo una ferita mai sanata nella memoria dell’intero popolo corso: la questione dei prigionieri politici. Le autorità corse chiedono che tali prigionieri, nell’impossibilità di ottenere l’amnistia, siano quantomeno trasferiti sull’isola, come affermato anche all’interno di una risoluzione votata con l’accordo pressoché unanime dell’Assemblea corsa. Risoluzione contenente un esplicito riferimento all’inserimento della Corsica nella Costituzione con conseguente riconoscimento della lingua corsa come lingua ufficiale, altro punto sul quale Macron non sembra però voler cedere, in quanto comporterebbe la possibilità di costruire progressivamente quello statuto di autonomia tanto ricercato.

Al termine della cerimonia, il capo dell’Eliseo ha ribadito che «la Repubblica deve conservare l’ambizione di dare alla Corsica un avvenire all’altezza delle sue aspettative, intransigente con le richieste che la farebbero uscire dal girone repubblicano».

La centralità della Corsica per la Francia è il concetto su cui si è basato il discorso tenuto da Macron a Bastia nel pomeriggio del 7 febbraio, durante il quale, se da un lato si è aperta la possibilità di avviare la procedura di revisione dell’art. 72 che porterebbe l’inserimento della Corsica nella Costituzione, si è invece insistito sull’impossibilità di fare concessioni sulla questione linguistica e su quella fiscale. Macron, per motivare il rifiuto di riconoscere la co-ufficialità della lingua corsa, ha fatto appello al ruolo che la lingua francese ha svolto nella storia della Repubblica e al senso di unità e appartenenza che ha aiutato ad instaurare nei cittadini. L’eventualità di un regime fiscale particolare è stata allontanata in virtù dello sbilanciamento che questo, unito agli aiuti statali, avrebbe comportato nei confronti degli altri dipartimenti. Successivamente, il Presidente sì è espresso riguardo alla proposta di statuto di residenza corsa, con il quale si consentirebbe solo alle persone stabilitesi su l’île de beauté da almeno 5 anni di acquistare un immobile, respingendola in quanto anti-costituzionale e contraria al diritto europeo.

La retorica macroniana tende a far leva sull’importanza storica della Corsica per la Francia e sull’importanza della posizione strategica dell’isola all’interno del Mediterraneo. Il destino della Repubblica e quello della Corsica sono inscindibili, almeno per Parigi; sarà sufficiente per acquietare le aspirazioni nazionaliste?

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