0,00€

Nessun prodotto nel carrello.

0,00€

Nessun prodotto nel carrello.

TematicheMedio Oriente e Nord AfricaLa storia al servizio della nazione: nation-building, sistema educativo...

La storia al servizio della nazione: nation-building, sistema educativo e questione berbera nel Marocco post-indipendenza.

-

Una questione centrale nel Marocco post-indipendenza fu senza ombra di dubbio quella di costruire un “uomo nuovo” marocchino che rispondesse efficacemente alle esigenze di uno Stato-nazione cui il Marocco si apprestava a diventare. La creazione di una collettività immaginaria definibile come “nazione” presupponeva la nascita di una comunità quanto più possibile omogenea. Di conseguenza, questo contributo si sofferma sull’analisi di uno strumento influente quando si tratta di formare un’identità nazionale, ovvero l’insegnamento della storia, e su come essa sia stata abilmente modellata dalle autorità di Rabat per dar vita a un processo di nation-building volto a formare un Marocco arabo e islamico, annullando di fatto il ruolo storico della comunità berbera.

I berberi e il Marocco

L’identità berbera in Marocco non è semplicemente una questione di folklore appartenente a un passato più o meno recente. Gli arabo-berberi costituiscono circa il 99.1% della popolazione, una percentuale incredibilmente significativa che dimostra il contributo dato dai berberi alla storia del paese.  Nonostante la relativamente recente omogeneizzazione arabo-islamica, comunità berbere erano già stanziate sul territorio dell’attuale Marocco al momento della conquista araba nel VII secolo. Lo storico arabo Ibn Khaldun (1332-1406) individuò nei berberi una vera e propria “nazione”, date le peculiarità che contraddistinguevano la comunità. Queste caratteristiche vennero di fatto quasi annullate con l’arabizzazione forzata dei berberi. Furono i francesi a rivitalizzare le specificità berbere, con l’obiettivo di esacerbare le differenze tra quest’ultimi e gli arabi al fine di evitare il formarsi di un fronte unito anti-coloniale. Tuttavia, l’identità Amazigh sviluppatasi sulla base delle esperienze pre-arabe venne negli anni relegata al concetto della jahiliyya, ovvero l’era dell’ignoranza antecedente la rivelazione della fede islamica. L’arabo è divenuto progressivamente la lingua della burocrazia e della legge, mentre l’Islam ha influenzato lo stile di vita delle tribù berbere stanziate sul territorio. Ciò portò sin da subito a un parziale annullamento della più ampia eredità culturale berbera pre-islamica, pur preservando alcune specificità sia dal punto di vista del diritto consuetudinario che da quello religioso. Quest’ultimi due elementi, anziché scomparire, diedero vita a sistemi liquidi che sopravvissero sino all’indipendenza. La sintesi dell’incontro/scontro tra l’identità arabo-islamica e quella berbera fu alla base della nascita delle cosiddette dinastie arabo-berbere che renderanno grande il Marocco nei secoli a venire e le cui conquiste legittimeranno le rivendicazioni inerenti alla teoria del Grande Marocco elaborata da Allal al-Fassi.  Tale fluidità identitaria, tuttavia, andò a scomparire a discapito di una omogeneizzazione artificiale volta a formare uno Stato-nazione moderno nel post-indipendenza. Ciò avrebbe messo al riparo la monarchia da eventuali spinte centrifughe da parte della comunità berberofona.

L’annullamento della comunità berbera attraverso l’insegnamento della storia

All’indomani dell’indipendenza, l’obiettivo primario della monarchia e dell’Istiqlāl era quello di dar vita a una comunità nazionale in Marocco, annullando le eterogeneità e istituendo un’identità fondata sull’elemento arabo-islamico. Questa strategia fu implementata con la rimodulazione della memoria nazionale attraverso l’insegnamento della storia. Per questo, in alcuni manuali, i berberi venivano descritti come gruppo assimilato agli arabi, la cui origine era lo Yemen, espropriandoli così dell’identità maghrebina. L’elemento che poteva legittimare una vera e propria “nazione” era l’istituto monarchico e la simbologia arabo-islamica che esso rappresentava. L’uso strumentale dei manuali di storia, di conseguenza, ha di fatto rielaborato il passato del Marocco enfatizzando il ruolo della comunità arabo-islamica, creando modelli identificativi favorevoli a quest’ultima e annullando il ruolo svolto dalla comunità berbera. Il processo di nation-building marocchino ha intercettato e sfruttato questo potenziale. 

I programmi di storia in Marocco hanno subito significative trasformazioni sulla base delle diverse riforme dell’insegnamento, ovvero quella del 1970, del 1987 e del 2002. Le riforme sembrano, tuttavia, essersi soffermate su una ridefinizione dell’identità marocchina in rapporto principalmente al Maghreb e al Medio Oriente, enfatizzando dunque l’identità arabo-islamica, a maggior ragione se si pensa che la lingua d’insegnamento era, oltre al francese, l’arabo. L’insegnamento della storia secondo questi canoni rifletteva di fatto la necessità di costruire un’identità propriamente nazionale fondata su elementi comuni, come la lingua o la religione, che andasse a trascendere il pluralismo che aveva caratterizzato da sempre la società marocchina, arabizzando qualsiasi eterogeneità. Per i berberi, dunque, la storia della componente araba divenne la loro storia, l’arabo la loro lingua. Molti manuali adottati dopo la terza riforma del 2002 facevano ancora risalire l’inizio dei programmi all’arrivo dei Fenici nella regione, enfatizzando una nozione di “scoperta” che di fatto annullava la presenza sul territorio di comunità antecedenti a questo evento, come i berberi. I manuali, generalmente, rileggevano anche la storia della lotta per l’indipendenza. La comunità araba e la monarchia erano interpretate come gli unici attori della lotta per l’indipendenza, con le altre componenti assimilatevi passivamente. È interessante, a tal fine, riflettere su come i manuali affrontassero la questione del Dahir berbero del 16 maggio 1930. L’interpretazione arabocentrica del dahir presentava la componente arabofona come protettrice dell’Islam e dell’unità della nazione, in contrapposizione a una comunità berbera ingenua e inconsapevole della strumentalizzazione di cui era oggetto da parte delle autorità francesi. Inoltre, i francesi venivano descritti come colonizzatori che tentarono di dividere gli abitanti delle montagne e quelli delle pianure, omettendo di delineare nello specifico la divisione tra arabi e berberi. Questo è solo un ennesimo esempio a supporto della tesi secondo cui i manuali di storia rielaborarono eventi cruciali per la comunità berbera e per il Marocco alla luce di un’interpretazione arabocentrica e quindi annullando qualsiasi elemento che poteva contraddistinguere le comunità berberofone. 

Conclusione

Il sistema educativo del Marocco post-indipendenza ebbe una funzione totalmente identitaria. L’idea di dover dar vita a una collettività omogena e “nazionale”, svincolandosi dunque dal pluralismo intrinseco alla società marocchina, ebbe la meglio. Come emerso, l’arabocentrismo è risultato predominante nei programmi. Tutte le riforme, come notato, fanno cominciare i programmi dall’arrivo dei Fenici o dalle conquiste arabe, enfatizzando l’idea di “scoperta” e “conquista”, annullando la memoria delle comunità berbere stanziate in Marocco prima di questi eventi. È di fatto la negazione dell’incontro e della convivenza tra le diverse componenti della società marocchina in virtù dell’omogeneizzazione e del processo di nation-building. È la vittoria dello Stato-nazione moderno sulla più fluida identità che caratterizzava il Marocco pre-coloniale. È una traccia dell’impatto dell’imperialismo europeo, il quale ha sconvolto paradigmi ed equilibri secolari e ha imposto un modo nuovo di organizzare la convivenza politico-sociale in Marocco. 

Lorenzo Barraco, Geopolitica.info

Corsi Online

Articoli Correlati

I Manchurian candidate del Paese dei gelsomini

Il destino di alcuni paesi porta lo stigma originario della geografia; la Tunisia non fa eccezione. Vaso di coccio...

No progress in CPEC SEZs is hurting industrial growth of Pakistan

Pakistan’s plan of emulating successful Asian economies for manufacturing growth in the country is now falling apart. The country...

La riforma in senso regionalistico per rendere il Libano la Svizzera del Medioriente.

Jbeil o Byblos o ancora Gubla, recuperando la sua denominazione indigena e fenicia, è il cuore antico della civiltà...

La visita di Biden: passi avanti e sfide alla creazione di una nuova architettura di sicurezza in Medio Oriente.

La creazione di una robusta architettura regionale di sicurezza, che veda Israele integrato con altri partner USA nella regione...