Quale posto per la Repubblica di Corea in un Indo-Pacifico aperto e libero?

L’Interim National Security Strategic Guidance, pubblicata la prima settimana di marzo 2021, espone i principali obiettivi della potenza atlantica riguardo la sicurezza internazionale; l’Indo-Pacifico ricopre un’importanza vitale nella realizzazione della grand strategy americana. A seguito dei quattro anni della presidenza Trump, i legami con gli alleati storici nella regione si erano allentati per volontà del presidente e nel documento l’amministrazione Harris-Biden ha espresso l’intenzione di rinforzarli nuovamente, menzionando in particolar modo Australia, Corea del Sud e Giappone.

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Quadrilateral Security Dialogue (Quad) e Corea del Sud

Con Australia e Giappone, gli Stati Uniti condividono la partecipazione al Quad, un’organizzazione informale nata con lo scopo di contenere militarmente il Dragone; ne fa parte anche l’India, la quale, nel 2020, ha firmato un accordo logistico-militare con il Paese del Sol-Levante. Nel 2021, inoltre, l’Australia ha preso parte per la prima volta al Malabar Exercise, di fatto segnato un altro primato, quello della partecipazione di tutti gli Stati membri del Quad all’esercitazione navale.

Con la Corea del Sud, nel marzo 2021, gli Stati Uniti hanno firmato lo Special Measures Agreement, della durata di 6 anni, per sostituire il precedente e per siglare l’incremento nel supporto finanziario di Seoul allo sforzo militare americano nella penisola. Secondo questo accordo, la Corea si impegna a versare alla superpotenza atlantica un miliardo di dollari l’anno, 90 % dei quali rientra nell’economia del Paese asiatico, secondo le stime degli analisti.

Il Segretario di Stato Anthony Blinken, inoltre, durante i colloqui ha sottolineato alla propria controparte sudcoreana come la partecipazione del Paese del Calmo Mattino alla strategia Free and Open Indo-Pacific (FOIP) sia fondamentale. Tuttavia, i rapporti tra la Corea del Sud e il Giappone, il promotore della FOIP, non sembrerebbero essere dei più floridi al momento. Il recente declassamento del Giappone da “partner” a “close neighbor” all’interno del Libro Bianco della difesa sudcoreano, infatti, sembrerebbe far aderire la retorica allo stato dei fatti, nonostante allo stesso tempo il documento auspichi, contraddicendo in parte la retorica, un incremento della cooperazione tra i due Paesi.

Il presidente Moon Jae-in, durante tutto il suo mandato, ha cercato di mantenere toni distesi con Pechino, in ottica di supporto al suo programma di riavvicinamento con Pyongyang; in effetti, gli sforzi dell’amministrazione attuale sono stati inizialmente fruttuosi, tant’è che nel Summit Inter-coreano del 2018 è avvenuta la storica prima visita nel Sud di un capo di Stato nordcoreano. Tuttavia, eventi recenti come l’esplosione del Centro Intercoreano di Kaesong fanno presagire un raffreddamento dei rapporti nord-sud.

Se l’alleanza coreana con gli Stati Uniti è un dato inossidabile che ha le proprie radici nella guerra del ’50-’53, un’eventuale costituzione di un’alleanza nel Pacifico, con funzione di contenimento militare del Celeste Impero, potrebbe ostacolare il miglioramento delle relazioni nella penisola, dal momento che Pechino ha più volte espresso le proprie rimostranze riguardo a quella che molti chiamano, speculando sull’evoluzione dell’organizzazione, “la NATO asiatica”, ovvero il Quad.

I difficili rapporti oltre il 38° parallelo

La più recente decisione circa le questioni umanitarie nordcoreane è stata presa in data 22 marzo 2021; in questa data, la Corea del Sud si è astenuta dalla votazione, confermando per tre anni di seguito la propria volontà di non assumere una posizione ferrea sulla questione. Ciò è avvenuto nonostante Tomas Ojea Quintana, l’Investigatore delle Nazioni Unite sulle Violazioni dei Diritti Umani in Corea del Nord, abbia chiesto a Seoul esattamente il contrario.

Egli, inoltre, ha domandato che venisse applicata rigidamente una legge sudcoreana del 2016 contro le violazioni umane, legge che è stata approvata in supporto alla politica dura nei confronti della Repubblica Popolare Democratica di Corea condotta dalla presidente Park Geun-hye, la predecessora di Moon Jae-in. L’attuale amministrazione, in carica sin dal 2017, si è posta sin da subito in netta contrapposizione con quella precedente e l’abrogazione di quella norma è tuttora un work-in-progress.

Certo è che la recente storia politica della Repubblica di Corea non gioca a favore della sua partecipazione al Quadrilateral Security Dialogue o al più probabile rafforzamento dell’asse trilaterale Washington-Seoul-Tokyo. La fine del 2020, inoltre, ha visto la dichiarazione congiunta di Germania, Belgio, Repubblica Dominicana, Estonia, Francia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti esprimersi contro le ripetute violazioni dei diritti umani perpetrate da Pyongyang all’interno dei suoi confini, intimando la Corea del Nord di rimettersi alle decisioni dell’Assemblea Generale dell’ONU.

Verso la fine della presidenza Moon

Difficile a dirsi quale potrà essere il ruolo giocato dalla Corea del Sud durante la presidenza Biden; l’attuale amministrazione Moon si è dimostrata più volte restia a prendere impegni più forti con altri Stati del Pacifico in netta contrapposizione con il Dragone. Tuttavia, la presidenza si avvia al suo ultimo anno di mandato: la legge sudcoreana prevede che ogni presidente della Repubblica possa essere eletto solamente una volta. L’attuale capo di Stato, Moon Jae-in, fa parte del partito liberale, ma i sondaggi danno favorito un candidato vicino ad ambienti conservatori.

I Conservatori sudcoreani sono storicamente meno inclini a mantenere toni distesi e accondiscendenti verso il Nord: non apparirebbe, dunque, improbabile il riavvicinamento dell’asse Washington-Seoul-Tokyo nel caso di ribaltamento dell’indirizzo politico. Tuttavia, da un punto di vista economico, la vicinanza dei Conservatori agli ambienti industriali e dei chaebol lasciano intendere che l’esclusione economica della Cina possa essere più complicata da condurre, come d’altronde abbiamo avuto modo di vedere anche nel caso del Giappone.

La posizione di Seoul sullo scacchiere asiatico, quindi, è fortemente incerta: da un lato, abbiamo i rapporti con Pyongyang, allineata con Pechino, che ad oggi difficilmente possono consentirle di avvicinarsi eccessivamente ai suoi alleati nel Pacifico; dall’altro lato, vi è la possibilità che nel 2022 la Repubblica di Corea cambi paradigma e si avvicini alla FOIP. La guerra commerciale nel settore high tech che il presidente Biden intende condurre contro Pechino, mal si coniuga con le intenzioni delle imprese sudcoreane e la Corea del Sud potrebbe rivelarsi una variabile aleatoria nei piani di Washington e Tokyo per un Free and Open Indo-Pacific.

Alessandro Vesprini,
Geopolitica.info