Quale futuro per il Partito Repubblicano?

Dalle ultime elezioni presidenziali che hanno visto Joe Biden vincitore e nuovo presidente degli Stati Uniti, il Partito Repubblicano sta attraversando una fase nuvolosa che ha visto il proprio culmine nell’assalto al Campidoglio del 6 gennaio scorso. Il burrascoso lascito di Donald Trump attraversa ancora il presente dei conservatori americani e la sua presa sul partito è tuttora ben salda. Il tycoon sembra infatti essere ancora a tutti gli effetti l’uomo forte del GOP, anche grazie all’assoluzione dal secondo impeachment cui è stato sottoposto.

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Subito dopo l’assoluzione al Senato nel processo di impeachment, Mitch McConnell si è espresso duramente nei confronti dell’ex presidente Trump. “Non c’è nessun dubbio che il presidente Trump sia praticamente e moralmente responsabile” di aver provocato l’attacco al Campidoglio degli Stati Uniti il 6 gennaio. E ancora: “le persone che hanno preso d’assalto questo edificio credevano di agire secondo i desideri e le istruzioni del loro presidente. E avere questa convinzione era una conseguenza prevedibile del crescendo di false dichiarazioni, teorie del complotto e sconsiderata iperbole che il presidente sconfitto continuava a gridare nel più grande megafono del pianeta Terra”. Tutto questo dopo che lo stesso McConnell ha votato contro l’impeachment dal quale sarebbe probabilmente scaturita l’interdizione dai pubblici uffici. 

Il leader della minoranza al Senato, ha spiegato poi che il voto contrario è stato anche dovuto al fatto che “in questo caso, la questione è controversa perché l’ex presidente Trump non è costituzionalmente idoneo alla condanna”, dal momento che Trump non era più in carica. Il tycoon era infatti ancora in carica quando è stato messo sotto accusa, ma “non quando la Camera ha scelto di consegnare i documenti” per trasmettere l’impeachment al Senato. Il fattore temporale era infatti sin da subito stato posto come dirimente da molti repubblicani, così come quello costituzionale, essendo Trump non più in carica.

Il rapporto fra Trump e McConnell

In seguito Donald Trump ha rilasciato una dichiarazione scritta scagliandosi contro lo stesso McConnell definendo la sua figura come manchevole di “intuizione politica, saggezza, abilità e personalità”. I rapporti tra i due sono andati deteriorandosi via via sempre di più in seguito alle elezioni, quando McConnell non seguì mai esplicitamente il mantra dei brogli elettorali, esponendosi al massimo con un più diplomatico “se ci sono stati dei problemi andrà verificato”. 

Opinioni e vedute divergenti negli ultimi mesi hanno quindi acuito lo scontro, specialmente quando in palio c’erano gli ultimi due seggi del Senato alle elezioni speciali in Georgia. In quella cornice di eventi, la leadership repubblicana si è trovata infatti nella scomoda posizione di dover fare campagna elettorale per i due senatori repubblicani in carica, cercando di mobilitare la propria base e portare a votare il maggior numero di elettori possibili, mentre il proprio leader e presidente di riferimento proseguiva con le sue reiterate accuse di brogli, con la Georgia spesso finita nel mirino degli attacchi di Trump.

I repubblicani avrebbero voluto utilizzare con più forza l’argomentazione per la quale i due suddetti seggi fossero l’ultima linea difensiva contro una Washington completamente tinta di blu. In quell’occasione McConnell ha sempre mantenuto un profilo relativamente basso, lasciando intravedere l’irritazione che la situazione generava, manifestata invece dai propri collaboratori. Josh Holmes, fra i principali collaboratori di McConnell, dopo la Georgia ha infatti scritto in un tweet che nell’ultimo periodo “siamo passati dal parlare di lavoro ed economia alle cospirazioni elettorali di Qanon in 4 anni e – a quanto pare – stavano ascoltando!”. Perdere la leadership e la maggioranza al Senato non era mai stato uno scenario preso seriamente in considerazione prima delle elezioni. 

Gli ultimi eventi e dichiarazioni non hanno fatto quindi altro che ampliare la frattura interna tra i due. La personale diatriba, emessa attraverso un super PAC affiliato, ha confermato che Trump intende essere un combattente attivo nella battaglia per la direzione del Partito Repubblicano che minaccia di svolgersi nei mesi e negli anni a venire. 

Trump nella dichiarazione ha proseguito dicendo che intende combattere l’attenzione di McConnell sull'”eleggibilità” dei candidati del GOP sostenendo i repubblicani pro-Trump nelle primarie del Congresso dove “necessario e appropriato”. “Mitch è un burbero politico cupo, scontroso e senza sorrisi, e se i senatori repubblicani rimarranno con lui, non vinceranno di nuovo”, ha detto nella dichiarazione rilasciata dal Save America PAC. “Non farà mai ciò che deve essere fatto o ciò che è giusto per il nostro Paese”.

La dichiarazione includeva poi un altro attacco a McConnell sulla Cina a causa delle “consistenti partecipazioni cinesi della sua famiglia”. Un apparente riferimento alla moglie di McConnell, Elaine Chao, originaria di Taiwan, segretaria ai trasporti di Trump fino alle sue dimissioni in seguito alla rivolta del 6 gennaio. Tuttavia le dichiarazioni finanziarie di McConnell non mostrano alcun interesse commerciale in Cina.

I dissidi interni

Gli esponenti del Partito Repubblicano fedeli a Trump hanno cercato di perseguire misure di censura o rimprovero nei confronti dei sette senatori del GOP che hanno votato per condannare l’ex presidente. Atti simbolici che riflettono la profonda lealtà che molti continuano ad avere per Trump. Burr e Cassidy, del North Carolina e della Louisiana, sono stati invece richiamati dai loro partiti negli Stati da loro rappresentati. Lo stesso vale per alcuni dei 10 membri della Camera repubblicana che hanno votato per mettere sotto accusa Trump.

Tuttavia dopo la dichiarazione d’accusa contro McConnell, lo stesso senatore in un’intervista a Fox News ha dichiarato che non avrebbe lasciato che la crescente spaccatura tra lui e l’ex presidente si frapponesse fra i repubblicani nella corsa alla Casa Bianca. Alla domanda posta dal suo intervistatore riguardo un ipotetico endorsement per Trump in caso di vittoria alle primarie repubblicane per il 2024, McConnell ha risposto “assolutamente”. 

“Ci sarà molto da fare da oggi al 2024”, ha detto poi McConnell. “Ho almeno quattro membri, credo, che stanno progettando di candidarsi alla presidenza, più i governatori e altri. Non c’è nessuno di noi in carica. Dovrebbe essere una gara aperta e divertente da coprire per tutti voi” ha concluso.

Trump alla CPAC

In seguito, alla CPAC (Conservative Political Action Conference), la più grande conferenza nazionale dei conservatori, Donald Trump ha fatto al sua prima apparizione pubblica dopo l’insediamento di Biden. A Orlando, in Florida, l’ex presidente ha tenuto un discorso nel quale ha sostanzialmente cercato di cementare ulteriormente la sua presa sul GOP. Accolto sul palco dall’ovazione dei presenti, Trump ha iniziato affermando che “l’incredibile viaggio che abbiamo iniziato è molto lontano dall’essere finito”. Le mire del tycoon si sono poi spostate al 2022, lasciando intendere che ha intenzione di giocare un ruolo attivo alle prossime elezioni di medio termine. 

“Con il vostro aiuto ci riprenderemo la Camera e vinceremo al Senato”, per poi proseguire affermando che poi “un presidente Repubblicano farà un grande ritorno alla Casa Bianca”. Proprio in ottica 2024, Trump ha dichiarato che potrebbe “decidere di correre di nuovo per la presidenza nel 2024” e “decidere di batterli per la terza volta”, dando per scontato, come ha sempre sostenuto, che la seconda “vittoria” gli sia stata rubata con brogli elettorali nel 2020. “Queste elezioni sono state truccate – ha infatti sottolineato – hanno cambiato l’esito del voto. Una vergogna. Gli abusi del 2020 non devono accadere mai più, non dobbiamo più permetterlo”. 

L’ex presidente ha poi attaccato Biden specialmente sul fronte dell’immigrazione denunciando “un flusso mai visto finora”. Per il tycoon, Biden “ha cancellato la sicurezza dei nostri confini e sta trasformando il nostro Paese in una ‘nazione santuario’. Dopo tutto quello che abbiamo fatto”. 

Trump ha poi rivendicato anche il successo dell’attuale campagna di vaccinazione. “Joe Biden sta solo attuando il mio piano”, ha dichiarato. I tre vaccini approvati “sono un miracolo della mia amministrazione”, afferma Trump, ricordando l’operazione Warp Speed da lui messa in piedi, e gli investimenti miliardari nella ricerca e produzione di sieri contro il Covid.

Quale futuro per il GOP?

La figura di Donald Trump è quindi ancora molto popolare e influente all’interno del GOP, a discapito di qualsiasi spaccatura e fronda contraria interna. Un sondaggio rilasciato da Politico qualche giorno dopo la fine del processo di impeachment esprime chiaramente il fatto che se le primarie repubblicane si svolgessero in questo momento, Trump sarebbe il favorito numero uno per la vittoria della nomination. Tra gli elettori repubblicani, il 59% ha affermato di volere che Trump svolga un ruolo di primo piano nel partito. Un numero leggermente inferiore, il 54%, ha affermato che sosterrebbe Trump alle primarie. Un certo appoggio viene poi da molti funzionari eletti fra Camera e Senato. La quasi totalità di essi è apparsa, e lo sembra tutt’ora, leale e legata alla figura di Trump.

Molti analisti e osservatori, non solo fra i Democratici, pensavano che in caso di sconfitta, all’interno del GOP, in molti si sarebbero allontanati. Jennifer Horn, esponente repubblicana del New Hampshire co-fondatrice del Lincoln Project, ha detto ad una giornalista del New Yorker che aveva “mantenuto la speranza che, se solo avessimo battuto Trump, gli altri del partito l’avrebbero vista come la loro opportunità di farsi avanti e dire, “ok, lasciamocelo alle spalle”. Tuttavia non sembra essere proprio andata così e facendo anche un solo discorso di realpolitik, se Trump è così popolare fra gli elettori perché distaccarsene? Andare contro la sua figura quale vantaggio porterebbe ai candidati repubblicani in questo momento? Il trumpismo è quindi vivo e vegeto e la sua influenza sul GOP appare molto lontana dall’affievolirsi in questo momento. Non resta che vedere quale nuovo futuro contribuirà a plasmare per il Partito Repubblicano.