Qassem Suleimani: il volto della geopolitica iraniana

In seguito alla caduta della città di Jurf al-Sakhar, riconquistata lo scorso ottobre dall’esercito iracheno con l’aiuto di truppe curde e delle milizie sciite, alcune fotografie hanno iniziato a circolare tra le più importanti testate giornalistiche mondiali. Queste fotografie ritraggono  soldati iracheni e curdi dopo la vittoria, i quali posano assieme a una delle figure più  emblematiche dell’esercito iraniano: il generale Qassem Suleimani.

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Descritto dall’ayatollah Ali Khamenei come “ un martire vivente”, dal 1998 questo militare iraniano comanda la brigata Quds, il reparto speciale dell’armata rivoluzionaria preposto alle operazioni esterne.

La presenza di soldati iraniani sembra non aver sorpreso più di tanto l’opinione pubblica internazionale. Infatti, è risaputo che consiglieri provenienti dall’Iran, e anche dal gruppo sciita libanese Hezbollah, siano presenti in Iraq, da quando il nord del paese è stato invaso dagli estremisti dell’Isis. Questo personale non dovrebbe aver partecipato come unità combattente agli scontri, ma avrebbe agito solo in qualità di consiglieri militari e addestratori, sempre in prima linea, però.

In giugno, questi consiglieri sono stati fondamentali nell’aiutare le milizie sciite irachene a guidare i bombardamenti contro le postazioni dell’Isis intorno a Samarra, città del nord dell’Iraq, dove si trova un importante  sacrario sciita. Le forze di Suleimani hanno anche giocato un ruolo importante nel rompere l’assedio della città di Amirli e nella difesa di Erbil, capitale del Kurdistan iracheno, ma soprattutto hanno coordinato le milizie sciite nella difesa di Baghdad.

Nonostante la sua efficacia, questo interventismo viene ampiamente criticato. L’opinione che la dottrina iraniana possa fomentare un’altra ripresa della violenza settaria in Iraq è ampiamente diffusa. Tesi sostenuta anche da Ali Khedery, negoziatore politico iracheno che ha lavorato con cinque differenti ambasciatori statunitensi.

“ Sia Assad che l’ex presidente iracheno Al-Maliki hanno compiuto crimini indicibili contro i sunniti grazie all’aiuto dell’Iran e di Hezbollah, rendendo l’odio intrareligioso nell’area  ancora più acceso. Dall’altra parte, gli Stati Uniti non hanno fatto niente per porre rimedio.” sostiene Kedery.

La nuova visibilità acquisita sembra però parte di una più vasta strategia delle forze armate iraniane, volta a dare l’idea di avere più controllo sulla situazione rispetto all’estate appena passata. Infatti, il governo iraniano e le sue forze armate hanno commesso molti errori negli ultimi anni. L’intelligence non è stata in grado di prevedere l’ascesa dell’Isis, sia in Siria che successivamente in Iraq. Vista la rilevanza del ruolo ricoperto, al generale vengonoimputati degli errori, alcuni dei quali risalenti addirittura alla guerra contro l’Iraq combattuta negli anni ottanta. Più recentemente è stato accusato di aver mal interpretato l’ondata di rivoluzioni avvenute nel mondo arabo, che secondo il militare sarebbero state il punto di svolta per l’estensione dell’influenza dell’Iran in Egitto, Siria, Iraq e Libano. L’unico risultato delle politiche iraniane inaugurate a seguito di quest’ondata è stato un peggioramento delle relazioni con le monarchie del Golfo e la Turchia, a causa soprattutto delle ingerenze iraniane nella guerra civile siriana.

Comunque, le autorità iraniane credono molto in lui e pensano che sia la figura su cui puntare per riguadagnare consenso e recuperare la credibilità perduta. La sua faccia sorridente dopo la riconquista  di una città già nelle mani dell’Isis  può rappresentare molto per un paese che vede la guerra avvicinarsi sempre più ai suoi confini.

“È un guerriero non convenzionale, che non lascia dormire sonni tranquilli ai nemici dell’Iran e vigila costantemente sul territorio nazionale. Per questi motivi è perfetto per il ruolo che le autorità iraniane vogliono affibbiargli: quello di colui che risolleverà le sorti del paese sconfiggendo il nemico esterno” dichiara un giornalista che ha avuto modo di conoscerlo. “Suleimani rappresenta la geopolitica della Repubblica Islamica, la quale però è responsabile sia di grandi risultati, sia di grossolani errori.”

Il capo delle brigate Quds ha dovuto far fronte anche a problemi non strettamente legati ai fronti iracheni e siriani. A causa delle sanzioni internazionali, l’Iran versa ormai da tempo in una situazione di crisi economica. Per questo motivo, il governo ha deciso di tagliare le spese militari, e i reparti speciali del generale non ne sono stati esclusi. Nonostante le minacce esterne e le pressioni di Suleimani, il presidente Rohani sembra deciso a continuare in questo modo, privilegiando le spese per le politiche sociali piuttosto che per la difesa.

Per di più, il governo iraniano ha ritirato l’appoggio all’ex presidente iracheno Al-Maliki in favore del suo successore Haider Al-Abadi. Questa decisione non è piaciuta al capo delle brigate Quds, che non ha mai nascosto il suo sostegno ad Al-Maliki anche nei momenti più difficili della sua presidenza.

A dispetto di tutti questi inconvenienti, il carisma e l’influenza di Suleimani non sembrano minimamente intaccati, e l’uso utilitaristico delle sue fotografie ne è la prova. Ciononostante, è doveroso ricordare che Qassem Soleimani, non è un politico né un diplomatico. Egli è un soldato fedele ai valori della rivoluzione islamica e al governo iraniano, e come tale, rispetterà sempre gli ordini dei suoi superiori.