Who is who: Qasem Soleimani

Nome: Qasem Soleimani
Nazionalità: Iraniana
Data di nascita: 11 marzo 1957
Ruolo: Comandante delle Niru-ye Qods (Brigata Quds)

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Qasem Soleimani nasce a Qanat-e Malek, minuscolo villaggio di montagna situato nella regione di Kerman, da una povera famiglia di contadini. Si trasferisce a Kerman, città ai margini del grande deserto salato (Dasht-e Lut), per motivi lavorativi, e qui si avvicina a Hojjat Kamiat, un predicatore vicino a Khomeini.
Dopo una breve militanza nella forza paramilitare dei Basij, entra a far parte dell’IRGC, i Guardiani della Rivoluzione, senza una particolare esperienza nel campo militare, e inizia la sua carriera nell’Iran nord-occidentale. Nel 1980 viene chiamato a combattere la guerra contro l’Iraq di Saddam Hussein, e dirige un’unità di combattenti formata da uomini di Kerman che Soleimani ha personalmente formato. Durante la guerra con l’Iraq partecipa a diverse missioni in territorio iracheno, stabilendo importanti contatti con le organizzazioni sciite avverse al regime baathista di Saddam, e distinguendosi per il coraggio e le capacità operative.
Dopo la guerra diventa capo dell’IRGC nella provincia di Kerman, e si occupa prevalentemente di missioni di contrasto al traffico di stupefacenti, prevalentemente oppiacei. La provincia di Kerman si trova in prossimità del confine con l’Afghanistan, uno delle frontiere maggiormente instabili per l’Iran. I successi nelle diverse operazioni anti trafficanti accrescono la sua fama nel mondo militare iraniano. Soleimani, nel 1999, è uno dei firmatari della missiva diretta al presidente Khatami, nella quale si invitava il presidente a reprimere le proteste studentesche, viste come preambolo di un possibile processo di regime change.

Tra il 1997 e il 1998 Soleimani diventa il comandante della Brigata Quds, considerata la “sezione estera” dei Pasdaran. Questa unità assume un carattere strategico di vitale importanza per la Repubblica Islamica: nata durante la guerra con l’Iraq allo scopo di svolgere attività di intelligence sul territorio nemico, è diventata il principale vettore di esportatore dell’ideologia islamica-sciita nella regione e la principale arma all’interno dell’apparato militare iraniano.
Composta da circa 20.000 uomini, è il più importante strumento della politica estera di Teheran: sostiene le milizie di Hezbollah i Libano, gli Houti in Yemen, Hamas in Palestina, e diverse milizie sciite in Iraq. E’ inoltre attualmente presente in Siria, a sostegno di Assad, ed è una delle principali forze di opposizione di Daesh.

La Brigata Quds è considerata il pilastro militare iraniano, lo strumento in grado di proiettare il potere militare di Teheran a livello internazionale. Alleanze e finanziamenti di milizie sciite e non, attività di intelligence nei diversi paesi mediorientali e un gran numero di uomini sul campo sono il fiore all’occhiello delle Froze Quds e della strategia militare asimmetrica della Repubblica Islamica, e forniscono la principale forma di deterrenza contro i due rivali nella regione: Israele e Arabia Saudita.

L’amministrazione americana conosce bene il potenziale dell’unità estera dei Pasdaran: nell’ultimo attacco dialettico contro l’Iran, Donald Trump ha accusato il paese di finanziare il terrorismo islamico, di destabilizzare la regione mediorientale e di aver effettuato cyberattacchi contro Israele e Stati Uniti. Accuse rivolte indirettamente alla speciale unità dei Pasdaran, che può essere sanzionata tramite il decreto esecutivo 13224 voluto da George Bush l’indomani dell’attacco alle Torri Gemelle. Decreto che permette al Tesoro americano di congelare liquidi e beni a persone o gruppi accusati di finanziare il terrorismo internazionale.

Soleimani viene considerato uno degli uomini più influenti della Repubblica Islamica: alcuni analisti considerano la sua figura più importante di quella di Khamenei per interpretare le future mosse dell’Iran sullo scenario Medio Orientale. Molte analisi sul futuro dell’Iran lo davano come papabile candidato al ruolo di Presidente della Repubblica nel dopo Rohani, voci smentite e bollate dallo stesso Soleimani come “sciocchezze scritte per dividere l’unità della Repubblica”.
A conferma dell’importanza della sua figura, il generale è stato inserito nel 2007 e nel 2011 nella lista delle persone iraniane sanzionate dagli Stati Uniti.

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