L’evoluzione della politica estera di Putin: uno sguardo su Ucraina, Siria ed Eurasia

Dopo la caduta dell’URSS la comunità internazionale divenne una struttura unipolare, guidata dai soli Stati Uniti. La neonata Federazione Russa ereditò un’economia debole ed una credibilità internazionale ai minimi termini.
La strada verso il ritorno tra i grandi del pianeta passa anche per le posizioni assunte negli eventi che coinvolgono le potenze mondiali. La Russia prova a fare proprio questo, così in Ucraina, come in Siria. Non meno importante è la scelta degli alleati ed il rapporto stretto con loro, proprio come è per la Russia nello spazio euroasiatico.

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Il caso Ucraina: la Crimea ritorna alla Russia

Quello che chiamiamo caso ucraino, si scatenò con la rivoluzione arancione del 2004 e le seguenti trattative per l’entrata dell’Ucraina nello spazio economico europeo, con il Presidente Juscenko. Non tutti i cittadini ucraini, però, intendevano divenire membri della famiglia europea, soprattutto nell’est e sud Ucraina.

A sconvolgere i piani ed aggravare la tensione furono le decisioni assunte dal nuovo Primo Ministro ucraino Viktor Janukovyč, che doveva condurre il Paese nel mercato europeo, ma che gelò ogni aspettativa occidentale sull’imminente integrazione ucraina nell’alleanza militare della Nato.

La presenza della Russia si fece significativa qualche anno dopo, quando nel 2010 Janukovyč divenne Presidente dell’Ucraina e firmò un accordo che permetteva alla Russia di mantenere la propria flotta nella base di Sebastiopoli, fino al 2042.

Sulla gravità della situazione ucraina si pronunciò lo stesso Parlamento europeo, con la RIS. 2012/2889, esprimendo forte preoccupazione per la diffusione dei sentimenti nazionalistici russi.

L’intervento russo avvenne a seguito della richiesta di aiuto indirizzata a Putin dal governo legittimo di Kiev. Di li a poco, Russia, Usa, Ue e rappresentati di Kiev firmarono l’accordo di Ginevra per l’allentamento della tensione e lo scioglimento dei gruppi illegali armati – che fu però disatteso.

La Crimea tornò alla Russia, conformemente all’Atto Finale di Helsinki (1975) sulla sicurezza e la cooperazione europea, ed al suo principio di autodeterminazione dei popoli. In più occasioni, Mosca ha ribadito l’annessione della Crimea, completata con il rifornimento di gas e la costruzione del ponte russo-crimeano sullo stretto di Kerch.

La Siria: da sempre nella storia della Russia

La Russia di Putin è sensibile alle vicende siriane, in quanto la Siria è uno storico alleato di Mosca ed occupa un’importante posizione strategica nella geopolitica del Medio Oriente.

La relazione politica tra Mosca e Damasco ha infatti radici lontane, in particolare dopo gli Accordi di Camp David (1978), quando la Siria divenne l’unico partner sovietico nel Medio Oriente. Nel 1980, URSS e Siria firmarono un Trattato di Amicizia, atto a difendere militarmente la Siria.
Dopo la fine dell’URSS, i rapporti però si raffreddarono, ed il suo ritorno è inteso ad ostacolare i progetti occidentali: estromettere la Russia dal Medio Oriente attraverso la costruzione di infrastrutture energetiche, passando per i territori non-russi ma vicini ai confini ex-sovietici.

Anche in questo caso, l’arrivo di Vladimir Putin segnò l’inizio di una precisa politica estera. L’allargamento dell’influenza di Mosca e la ripresa di posizioni militari nei territori partner ai suoi confini hanno rimesso la Russia in una posizione anti-egemonica, nella regione e nello scacchiere internazionale.

Quel che ha scatenato il confronto in Siria tra Russia e Usa è il tentativo di un regime change in uno Stato storicamente alleato e alle porte della Russia, per entrambe le superpotenze generali politiche di “Pivot to Asia”. Un tentativo contemporaneo alla crescita dello Stato Islamico, che assieme ai gruppi siriani anti-Assad (finanziati da Usa ed Occidente) hanno messo a serio rischio l’esistenza della Siria e del suo popolo (a maggioranza sunnita e guidato da uno sciita). L’obbiettivo era quello di rovesciare Assad ed influenzare l’area, contro la soluzione politica e l’autodeterminazione del popolo siriano proposte dalla Russia.

La Russia è stata così capace di difendere la Siria tanto dal terrorismo jihadista, tanto dalle potenze occidentali, che volevano disgregarla per farne un avamposto. L’ha difesa con aiuti umanitari, militari e diplomatici, riuscendo a legittimare la sua presenza nella regione, nell’intento di aumentare la propria influenza, a scapito proprio degli Usa.

Lo spazio russo nell’Eurasia

Dopo solo un anno dall’inizio della sua presidenza, Putin mise in campo una nuova politica estera e di vicinato. Infatti, già nel 2001, strinse un importante accordo con i partner asiatici: la SCO – organizzazione per la cooperazione di Shanghai. I membri che sottoscrissero tale documento si impegnavano collettivamente per una maggiore cooperazione in economia e in sicurezza: Russia, Cina, Kazakhstan, Kyrgyzstan, Tajikistan, Uzbekistan, India e Pakistan. Tre mali furono messi all’indice: terrorismo, separatismo ed estremismo.

L’anno dopo fu la volta del CSTO – Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva. Armenia, Bielorussia, Kazakhstan, Kyrgyzstan, Russia e Tajikistan si coalizzarono per una maggiore solidarietà, scongiurando la minaccia e l’uso della forza nelle future controversie. Gli stessi membri associarono poi le strutture CSTO a quelle dell’SCO nel 2007.

Accanto alle strutture militari, la Russia ha sviluppato, dal 2011 e dal 2014, quelle strettamente economiche, intese come alternative al potere di dollaro ed euro: Russia, Bielorussia e Kazakhstan si unirono nell’Unione Economica Eurasiatica.

Gli sviluppi più importanti sono ovviamente quelli registratisi tra le due maggiori potenze dell’Asia, ovvero Cina e Russia. Assieme guidano la SCO e le strutture economico-militari, grazie ad una sempre maggiore cooperazione in materia di commercio, investimenti tecnologici e diritti umani. “Power of Siberia” è il loro progetto del 2015: un anello di congiunzione tra il territorio russo e quello cinese. La stretta collaborazione si accentua poi nella Banca Asiatica d’Investimento per le infrastrutture, che dal 2014 si presenta come alternativa all’FMI.

Conclusioni

A livello accademico e politico, viene posto l’interrogativo se, con le sue azioni in Ucraina, Siria e le alleanze nell’Eurasia, la Russia stia cercando di ricostituire lo schema visto nella Guerra fredda e della contrapposizione Est – Ovest e tra superpotenze mondiali. Sebbene il Mondo sia cambiato dal secolo scorso, vi è sicuramente il tentativo da parte della Russia di riproporsi come alternativa agli Usa. Un filo rosso collega, in realtà, la Russia zarista, quella sovietica e quella attuale. Un lungo collegamento accomunato da alcuni elementi: una geografia impegnativa (molte frontiere naturali), una economia relativamente debole, un forte sentimento di eccezionalità (come tutte le superpotenze) e la presenza di una personalità forte (in grado di accentrare su di sé la guida di tutta la popolazione). Se da una parte è, quindi, chiaro il tentativo di porsi alla guida dell’Eurasia, dall’altro vi è la volontà di rappresentare, di nuovo, Stati e nazioni che si collocano contro l’influenza statunitense, anche alla conquista dello spazio europeo.


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