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“Operazione speciale” russa in Ucraina: la cittadinanza ai cittadini stranieri pronti a combattere per la Russia

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Il 4 gennaio 2024, il presidente russo Putin ha firmato un decreto che accelera la concessione della cittadinanza ai migranti stranieri disposti a firmare contratti di almeno un anno per servire nelle forze militari russe o altre “formazioni militari” – una descrizione che potrebbe applicarsi a organizzazioni mercenarie come il gruppo Wagner – in Ucraina. Secondo il decreto pubblicato sul sito ufficiale del Governo russo, anche le mogli, i figli, e i genitori degli stranieri che combattono per la Russia potranno avere accesso alla medesima procedura semplificata. Quest’ultima elimina requisiti precedentemente richiesti come la conoscenza della lingua e della storia russe e la residenza standard, vale a dire con permesso di soggiorno di cinque anni consecutivi in Russia, e riduce a un mese il tempo necessario per la valutazione della domanda di cittadinanza.

Il numero totale di cittadini stranieri che combattono per la Russia in Ucraina non è reso noto dal Cremlino, il cui Codice penale vieta la partecipazione di cittadini stranieri nell’esercito. Tuttavia, il recente decreto è chiaramente volto alla creazione di ulteriori incentivi per gli stranieri con esperienza militare ad unirsi ai ranghi russi. La decisione arriva infatti mentre la Russia tenta di ricostruire le unità militari attive in Ucraina, dove si stima che più di 300mila militari russi siano stati uccisi o feriti dall’inizio dell’operazione speciale il 24 febbraio 2022. Consapevole delle ingenti perdite e della difficile situazione al fronte, a dicembre 2023 Putin ha ordinato all’esercito russo di aumentare il numero delle truppe di circa 170mila uomini, con l’obiettivo di raggiungere 1.3 milioni di presenze. 

Migranti dall’Asia Centrale: i principali obiettivi del reclutamento militare russo

Già ad agosto 2023, attivisti per i diritti umani attivi in Russia affermavano che il Cremlino stava esercitando pressioni sui migranti provenienti dai Paesi dell’Asia Centrale per far loro firmare contratti con il Ministero della Difesa russo. Secondo dichiarazioni del Ministro della Difesa inglese Shapps risalenti a settembre 2023, è da almeno maggio 2023 che la Russia sta cercando di convincere i migranti provenienti dall’Asia Centrale a combattere in Ucraina promettendo in cambio l’ottenimento della cittadinanza russa e stipendi mensili fino a 4.186 dollari

Pur essendo economicamente dipendenti da Mosca, le autorità dei Paesi dell’Asia Centrale come il Kirghizistan e il Tagikistan sono determinate a mantenere la loro sovranità e hanno avvertito ripetutamente i loro cittadini di non partecipare ad attività militari all’estero: combattere per la Russia nella guerra contro l’Ucraina, così come in milizie mercenarie, violerebbe i codici penali nazionali. Soltanto nel primo quarto del 2023, circa 3 milioni di persone sono immigrate in Russia da diversi Paesi dell’Asia Centrale, principalmente Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan, in cerca di salari più alti. Durante il medesimo anno, e diversamente da quelli precedenti, sono stati molti anche i migranti ad aver intrapreso il percorso inverso, decidendo di fare ritorno ai loro Paesi di origine in Asia Centrale per evitare l’arruolamento. Infatti, nei mesi precedenti alla firma del decreto del 4 gennaio, le forze dell’ordine russe hanno “inseguito” stranieri risiedenti in Russia, rintracciandoli nelle moschee o nei magazzini dove molti di loro lavorano. Secondo Novaya Gazeta, un noto giornale russo, più di 3mila migranti sono stati arrestati a San Pietroburgo la notte di Capodanno 2023. Astra, un notiziario russo, riporta invece le testimonianze di alcuni migranti dichiaranti di essere stati costretti a firmare contratti con l’esercito. Tra i migranti, coloro che hanno già ottenuto la cittadinanza russa vengono invece direttamente mandati agli uffici di arruolamento per determinare la loro idoneità al servizio militare obbligatorio. 

Migranti “illegali” e “volontari”: chi sono gli uomini provenienti dal Sud globale disposti a combattere in Ucraina?  

Nonostante la Russia continui a reclutare massivamente dai Paesi ex-Sovietici, anche i migranti “illegali” provenienti da diverse aree geografiche sono stati trasformati in “volontari” disposti a combattere per il Cremlino. I migranti in fuga dal Medio Oriente e dall’Africa, principalmente da Siria, Afghanistan e Somalia, e diretti verso i Paesi dell’Unione Europea attraverso la Russia sono diventati bersaglio di tentativi di coscrizione. A novembre 2023 la Finlandia ha chiuso le frontiere con la Russia accusando quest’ultima di cercare di destabilizzare il Paese comunitario ammassando centinaia di richiedenti asilo lungo le sue frontiere. Le autorità russe hanno offerto ai migranti rimasti bloccati in Russia con visti scaduti la possibilità di scegliere tra essere deportati nei loro Paesi di origine e combattere per l’esercito russo. Entrare a far parte dell’esercito comporta uno stipendio mensile di più di 2mila dollari, considerato molto alto dai migranti in fuga dai conflitti e dalle crisi economiche in cui vertono i loro Paesi. 

Spinte principalmente dagli ingenti salari offerti ai militari, molte sono state anche gli uomini reclutati a Cuba e in Nepal. Nel mese di settembre 2023, Cuba ha annunciato di aver arrestato 17 persone per coinvolgimento nel traffico di esseri umani che dovevano essere inviati a combattere per Mosca. In gran parte dell’isola centroamericana, dove l’economia è in stallo, il turismo in declino, e l’inflazione in crescita, centinaia di uomini sono stati reclutati per combattere per il Cremlino. 

A dicembre 2023, anche la polizia del Nepal ha scoperto 10 persone coinvolte nel traffico illegale di giovani disoccupati, ingannati e/o convinti a unirsi all’esercito russo. Secondo un articolo recentemente pubblicato dalla CNN, sarebbero 15mila gli uomini della poverissima nazione himalaiana ad aver accettato di combattere in Ucraina con le forze armate russe per soldi – si parla anche nel loro caso di uno stipendio di circa 2mila dollari – e con la promessa di ottenere velocemente il passaporto russo. L’incapacità di recepire informazioni e comprendere ordini impartiti in lingua russa sarebbe la principale causa di morte in battaglia di molti “volontari” nepalesi.  

Nonostante le barriere linguistiche, concedere la cittadinanza russa ai cittadini stranieri pronti a combattere in Ucraina è state una scelta necessaria per Putin. Al momento, benché necessaria, una seconda ondata di mobilitazione nazionale (la prima era stata a settembre 2022) sembra non essere un’alternativa contemplata dal Cremlino, impegnato da mesi nel mitigare gli effetti dell’“operazione speciale” in Ucraina sulla vita dei civili russi e a proteggere l’attuale popolarità del Presidente Putin in vista delle elezioni presidenziali di marzo 2024. Soltanto una volta ottenuto il quinto mandato Putin potrebbe decidersi ad annunciare una seconda mobilitazione nazionale. Nel frattempo, gli ingenti numeri di volontari stranieri garantiscono il proseguimento della guerra.

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