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Quali provvedimenti legislativi in Francia durante il Covid-19 e la crisi energetica per la difesa economica delle infrastrutture critiche produttrici di energia?

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Il governo francese è fra i più attivi nella difesa delle proprie infrastrutture, il primo in Europa a costruire una famosa scuola specializzata nella loro difesa economica, ovvero l’Ecole de Guerre Economique. Ma non è l’unico provvedimento preso dalla Repubblica Francese, anzi. La difesa inizia da lontano, si allarga a nuovi comparti, prosegue ai giorni nostri ed è stata estesa a tutto il 2022. (Decreto n.2021-1758 che proroga fino al 31 dicembre 2022 il provvedimento per abbassare dal 25% al 10% la soglia per l’acquisizione del diritto di voto nell’ambito delle società che svolgono attività sensibili alla sicurezza pubblica, all’ordine pubblico e alla difesa nazionale).

Gli ultimi decreti in ordine di tempo sugli investimenti esteri in Francia riguardano il settore delle biotecnologie (aprile 2020) e il settore delle tecnologie coinvolte nella produzione di energia rinnovabile ( settembre 2021). 

La genesi della protezione delle infrastrutture critiche energetiche.

Esiste un rischio di blackout energetici in Europa legato all’aumento dei prezzi dell’energia elettrica e del gas naturale. Il timore, espresso recentemente dal COPASIR, e riportato da Formiche.net il 13 gennaio 2022, è che in un sistema di approvvigionamento energetico estremamente interconnesso come quello europeo, lo spegnimento di una singola centrale – ad esempio per mancanza di carburante – possa generare una reazione a catena in vari Stati membri. Il dibattito attuale sulla protezione delle fonti e della filiera energetica si inserisce in questo contesto con diversi adeguamenti normativi nei vari Stati dell’Unione Europea. In Francia i provvedimenti si sono succeduti tempestivamente. 

L'energia idroelettrica: Mappa della Francia con strutture EDF
Fonte : Ministère de l’Ecologie – EDF France
La strategicità del nucleare per la Francia
Fonte : Ministère de l’Ecologie – EDF France

La nascita della protezione delle infrastrutture critiche in Francia

Verso la metà degli anni ’80, il governo Chirac varò un programma di privatizzazioni simile a quello del Regno Unito. Già con l’Articolo 10 della Loi 86-916 du 6 août 1986, che disciplinava le modalità di cessione delle partecipazioni pubbliche, si prevedeva la possibilità di trasformare un’azione ordinaria, in mano pubblica, in una action spécifique (il corrispettivo di una Golden Share britannica), laddove fosse necessario assicurare la protezione degli interessi nazionali. La differenza fra l’impostazione francese e quella inglese è sostanzialmente riconducibile ad un fatto culturale pubblico più che a una attività contingente legata alla privatizzazione di singole imprese.

I rapporti con il liberalismo inglese e l’analisi della natura dei rapporti di forza tra le economie nazionali, ha portato la Francia a considerare la priorità delle questioni economiche sulle questioni militari arrivando, già  nel 1997,  alla creazione dell’Ecole de Guerre Economique (EGE) dove vengono sviluppate sia la cultura dell’informazione sia le tecniche economiche della specie, unitamente alla stretta collaborazione con gli organi di intelligence francesi.

I principali interventi regolatori francesi

Dal punto di vista regolatorio nel 2009 la legge finanziaria francese introduce nuovi requisiti per la documentazione dei prezzi di trasferimento relativi alle grandi società situate in Francia (fatturato annuo o importo delle attività lorde superiore a 400 milioni di euro). In relazione a questa nuova disposizione, la documentazione relativa alla cessione di quote deve contenere informazioni generali sul gruppo di società di riferimento (comprese tra l’altro le loro principali attività), le strutture operative e legali, le funzioni svolte e i rischi assunti, le principali attività immateriali e la politica dei prezzi di trasferimento del gruppo stesso. 

Dopo soli 3 anni, nel 2012 entra in vigore il decreto n°2012-691 (7/2012) sugli investimenti esteri soggetti ad autorizzazione preventiva, e nel gennaio 2013 la Francia istituisce una banca d’investimento pubblica, la “Banque Publique d’Investissement”. La nuova istituzione si concentrerà sul sostegno alle piccole e medie imprese, in analogia a quanto avviene in Italia tramite il ricorso a fondi della Cassa Depositi e Prestiti.

Il Ministro dell’Economia, nel maggio 2014, emana un decreto che modifica l’elenco, per gli investitori esteri, delle attività soggette a revisione dal Governo Francese e che sono considerate essenziali per la tutela degli interessi nazionali nei settori dell’ordine pubblico, della pubblica sicurezza e della difesa nazionale.

Per inciso gli investimenti provenienti dall’estero verso i comparti economici nazionali prendono il nome di Investimenti Diretti Esteri (IDE).

I comparti francesi dal 2014 al 2022 e le nuove soglie per la verifica degli IDE 

In relazione alla sostenibilità, il Governo francese ha avuto particolare attenzione per l’integrità e la sicurezza degli:

  • approvvigionamenti di energia (elettricità, gas, idrocarburi o altre fonti di energia);
  • approvvigionamenti idrici (acque e gestione, bonifica e gestione dei rifiuti);
  • servizi di trasporto (aerei, terrestri, marittimi);
  • servizi di telecomunicazione;
  • edifici o impianti di importanza vitale ;
  • tutela della salute pubblica.

A seguito di questa impostazione, nel periodo fra il 2015 e il 2018, il Governo francese effettua 3 grandi operazioni interne: diminuisce la sua partecipazione nel capitale della società Engie (ex GDF Suez), privatizza l’aeroporto di Nizza (2015) e la ditta Arianspace (2016), cedendo le quote di maggioranza relativa  a cordate a maggioranza assoluta francesi.

Nel novembre 2018, con decreto n. 2018-1057 sugli investimenti esteri soggetti ad autorizzazione preventiva, il Governo francese estende l’ambito di controllo delle partecipazioni estere a nuovi settori e industrie “essenziali per garantire gli interessi nazionali in materia di ordine pubblico, pubblica sicurezza o difesa nazionale”. Queste includono: 

  • operazioni spaziali; 
  • sicurezza informatica; 
  • intelligenza artificiale;
  • robotica;
  • semiconduttori e manifattura additiva;
  • hosting dei dati;
  • sistemi utilizzati per acquisire dati informatici o intercettare la corrispondenza;
  • sistemi informatici per le autorità pubbliche in materia di sicurezza nazionale;
  • sistemi informativi utilizzati in settori cruciali; 
  • ricerca e sviluppo di beni e tecnologie dual-use.  

Inoltre, secondo la nuova legge, non solo un investitore, ma anche una società presa di mira da un investitore estero può fare una richiesta di aiuto al Governo. Inoltre, l’autorizzazione può contenere determinate condizioni imposte a un investitore in relazione alla garanzia della durata delle tecnologie o della protezione dei dati.

A seguito dell’entrata in vigore del Regolamento (UE) 2019/452 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 19 marzo 2019, che istituisce il quadro per il controllo degli investimenti esteri diretti nell’Unione, la Francia rafforza il suo meccanismo di screening degli investimenti esteri con il ‘’PACTE Act’’, con decreto n. 2019-1590 del 31 dicembre 2019, e stabilisce le nuove soglie di attivazione delle revisioni obbligatorie degli investimenti, passando dal 33,33% al 25%.  

Di conseguenza viene così ampliata la portata settoriale del meccanismo aggiungendo la stampa e i media digitali, la sicurezza alimentare e le tecnologie critiche (ad esempio sicurezza informatica, intelligenza artificiale, robotica, produzione additiva, semiconduttori, tecnologie quantistiche e stoccaggio di energia). Inoltre, lo screening si concentrerà sull’accertare se un operatore straniero ha legami con un governo o un ente pubblico di altro Stato, che potrebbe essere non gradito al Governo francese. Pertanto, gli investitori sono obbligati a fornire informazioni su eventuali vincoli patrimoniali o sostegno finanziario ricevuto da uno Stato o da un ente pubblico al di fuori dell’Unione europea (considerando gli ultimi cinque anni).

Con l’arrivo della pandemia nei primi mesi 2020 (aprile), nel timore di scalate ostili verso società, che a causa della pandemia versavano in condizioni critiche, il Governo francese ha esteso il regime di screening degli IDE al settore delle biotecnologie, inserendo l’obbligo di informare il Governo di operazioni in corso e abbassando la soglia di controllo per la revisione governativa preventiva dal precedente 25% delle azioni delle società quotate al 10%. 

A settembre 2021 è stato adottato il Decreto ‘’Arrêté du 10 septembre 2021 relatif aux investissements étrangers en France NOR : ECOT2122313A’’  sul meccanismo di revisione degli investimenti esteri in Francia, (in vigore dal 1° gennaio 2022),  che estende l’elenco dei settori e delle tecnologie critiche alle  tecnologie coinvolte nella produzione di energia rinnovabile (Fornitura di elettricità, gas, vapore e aria condizionata, Ricerca e sviluppo scientifici.   

Le misure di protezione, inizialmente valide fino al 31 dicembre 2021, sono state prorogate fino al 31 dicembre 2022. 

In buona sostanza diversi interventi legislativi molto importanti sono stati realizzati in breve tempo, segno di un’attenzione particolare al problema della sicurezza della filiera energetica nazionale, e non solo di questa.

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