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TematicheEuropaPolonia: la sfida degli agricoltori al “nuovo corso” 

Polonia: la sfida degli agricoltori al “nuovo corso” 

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Le proteste degli agricoltori europei hanno toccato la Polonia, Paese che ha già avuto nel suo recente passato scontri sul tema della Politica Agricola Comune (PAC). Donald Tusk, l’attuale Primo Ministro (PM), ha tenuto una linea simile a quella del precedente governo sul tema affiancandola ad un attacco al Commissario europeo all’Agricoltura, Janusz Wojciechowski. Il tema si inserisce nella complicata transizione del Paese da un governo sovranista ad un “nuovo corso” in cui Tusk deve mantenere un equilibrio tra tutela dell’interesse nazionale e il rinnovato europeismo del Paese consolidando la maggioranza del suo governo nel Paese.

Tensioni preesistenti

La PAC è una delle politiche europee maggiormente interessate dalle proteste che stanno movimentando gli agricoltori in diversi Paesi europei. Anche in Polonia, la politica agricola comunitaria è oggetto di malcontento. I precedenti governi del partito nazional-conservatore “Diritto e Giustizia” (PiS) hanno ingaggiato diverse battaglie con Bruxelles sul budget a sostegno della PAC. Le dispute si sono concentrate sulla tutela delle “Camere Agricole” ossia “entità autogestite locali che sono contribuenti agricoli individuali e membri di cooperative rurali che possiedono terreni in tali consorzi”. Questi attriti hanno portato la Polonia a diventare leader della contestazione della PAC tra i Paesi dell’Europa centro-orientale i quali vedono la politica agricola comunitaria come causa di disparità economiche tra i vecchi e i nuovi Stati membri dell’UE.

Tale scenario si è evoluto nel 2023 con le tensioni tra la Commissione europea e una coalizione di cinque Paesi (Slovacchia, Ungheria, Polonia, Romania e Bulgaria) sulla questione dei “corridoi di solidarietà”, canali commerciali privilegiati per favorire le esportazioni di derrate agricole ucraine danneggiate dalla chiusura dei porti sul Mar Nero a causa dell’attuale conflitto in corso. Questi canali hanno generato distorsioni nel mercato comunitario svantaggiando in termini competitivi gli Stati della coalizione. A metà aprile, Ungheria e Polonia hanno deciso di proibire le importazioni di beni agricoli dall’Ucraina, decisione che, assieme alle rimostranze degli altri Paesi della coalizione, ha costretto Bruxelles ad imporre restrizioni temporanee alle importazioni ucraine, la cui scadenza era stata fissata il 15 settembre 2023. Tuttavia, all’inizio di settembre, Polonia, Ungheria e Slovacchia hanno richiesto alla Commissione una proroga delle restrizioni temendo un nuovo crollo dei prezzi nei loro mercati interni. Bruxelles ha rifiutato la proposta in quanto “le distorsioni di mercato nei cinque Paesi confinanti con l’Ucraina sono scomparse”. Perciò, Polonia, Ungheria e Slovacchia hanno introdotto unilateralmente dei divieti ai prodotti ucraini. 

Aria di cambiamento

Lo scenario ivi descritto non è solo una mera disputa economica sul commercio tra Stati con legittimi interessi nazionali. In Polonia la questione si è inserita in un contesto di trasformazione politica manifestatosi con le elezioni parlamentari del 15 ottobre 2023. Il clima elettorale acceso a livello domestico spiegherebbe i toni duri del precedente PM, Mateusz Morawiecki, sulla disputa commerciale accusando “gli oligarchi di Kiev” e l’UE di destabilizzare il mercato agricolo polacco. La vicenda si è inserita nella tematica elettorale più ampia del sostegno all’Ucraina contro l’invasione russa e delle relazioni di Varsavia con l’UE. Le elezioni hanno consegnato la maggioranza dei voti a PiS. Ciononostante, è stata l’opposizione liberale ed europeista, formata dal raggruppamento di Coalizione Civica di Donald Tusk, già PM tra il 2007 e il 2015, e dei suoi alleati di Nuova Sinistra e Terza Via, ad ottenere la maggioranza dei seggi al Parlamento. Il ritorno di Tusk, dopo otto anni di dominio politico dei nazional-conservatori, avvia un processo di “elite replacement” ossia sottrarre il controllo dei media e delle istituzioni pubbliche al partito sconfitto e risolvere le problematiche rimaste aperte.  

Proprio le proteste nel settore agricolo hanno rappresentato un nodo cruciale per il nuovo governo. Infatti, a novembre, è iniziata l’occupazione da parte degli agricoltori e dei camionisti di quattro degli otto punti di passaggio situati sul confine polacco-ucraino, per contestare la cessazione delle restrizioni all’importazione dei prodotti agricoli dall’Ucraina. Il nuovo esecutivo ha evitato sia interventi drastici contro i manifestanti sia la rimozione della misura restrittiva promulgata dal precedente governo. Inoltre, l’esecutivo in carica ha mantenuto toni calmi nel dialogo con Bruxelles. Al contempo, Tusk si è messo all’opera per cercare un accordo con Kiev seguendo le orme di Romania e Bulgaria e dei loro sistemi di licenze di esportazioni. Il 6 gennaio 2024 l’attuale ministro dell’Agricoltura, Czesław Siekierski, ha formalizzato un accordo con un gruppo di agricoltori nella regione di Podkarpackie nel quale il governo sussidia la produzione di mais per una cifra pari a 230 milioni di euro, impone una tassa agricola più bassa e agevola prestiti di liquidità. Perciò, gli agricoltori hanno interrotto le manifestazioni.

Nuove proteste

L’ondata di proteste degli agricoltori europei è arrivata pure in Polonia. A scatenare nuovamente il malcontento è stata l’istituzione da parte della Commissione europea di un “freno di emergenza” che limita fino a giugno 2025 l’importazione agroalimentare dall’Ucraina soltanto su “prodotti sensibili” quali uova, pollame e zucchero. L’iniziativa ha allarmato gli agricoltori polacchi in quanto non considerano sufficiente il meccanismo per contrastare il ribasso dei prezzi delle derrate agricole. Il 9 febbraio 2024 sono esplose nuove proteste nel Paese e il confine polacco-ucraino è stato di nuovo bloccato. Il governo si è schierato a favore degli agricoltori ma questa volta con una sostanziale novità ossia i toni dell’attuale esecutivo si sono inaspriti nei confronti di Bruxelles. In particolare, il Commissario europeo all’agricoltura, Janusz Wojciechowski, eletto nelle file di PiS alle ultime elezioni europee, è diventato il principale bersaglio delle rimostranze degli agricoltori polacchi che ne hanno richiesto le dimissioni. Paradossalmente, questa istanza è condivisa anche dall’opposizione che accusa il Commissario di aver fatto “dichiarazioni infelici nel passato” riguardanti i benefici del Green Deal per il settore agricolo del Paese. In questo momento, la sfida più importante, riguarda la capacità di Tusk di sintetizzare i sentimenti più nazionalisti con un rinnovato europeismo espresso nell’ultima tornata elettorale. A tal scopo, l’attuale PM ha promesso di riconquistare la fiducia dei partner UE per sbloccare i fondi europei congelati. Tuttavia, come sottolineato dallo European Policy Centre, l’europeismo di Tusk sembra volto ad aumentare il peso di Varsavia nelle decisioni europee più che ad avviare riforme sistemiche nell’UE. L’attuale maggioranza coesiste con il Presidente della Repubblica, l’euroscettico Andrzej Duda, che potrebbe usare il suo potere di veto per complicare l’operato del governo in carica. Le eventuali dimissioni di Wojciechowski potrebbero generare nuovi risvolti perché la Polonia perderebbe un suo inviato in una sede delicata come quella della Commissione europea all’agricoltura. Al contempo, ciò placherebbe le proteste degli agricoltori in Polonia così come in altri Paesi UE. Tusk dovrà essere in grado di negoziare con i partner europei per tutelare gli interessi degli agricoltori polacchi consolidando il consenso dell’opinione pubblica a favore dell’attuale maggioranza anche in ottica delle elezioni europee di giugno.

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