Dopo le recenti incursioni di droni russi nello spazio aereo europeo, la Commissione Europea rilancia l’integrazione delle difese europee con due nuove iniziative: l’Eastern Flank Watch e il muro anti-drone. Progetti che puntano a rafforzare la sicurezza del confine orientale dell’Unione e a ridurre la dipendenza dall’ombrello strategico americano, ma che sollevano interrogativi su interoperabilità, governance e soprattutto sulla volontà politica degli Stati membri.
Gli sconfinamenti dei droni russi negli spazi aerei di Polonia, Estonia e ancora più recentemente Danimarca hanno evidenziato ancora una volta le gravi carenze nelle capacità di difesa aerea anti-drone europea, portando i leader europei a riunirsi in un consiglio europeo informale a Copenaghen dell’1-2 ottobre. Lì hanno discusso gli sviluppi recenti nelle nove aree prioritarie su cui avevano concordato nel passato il Consiglio Europeo di marzo 2025, in particolare difesa aerea e missilistica, artiglieria, droni e sistemi anti-drone, mobilità militare e resilienza informatica. È in questo ambito che si collocano due nuove iniziative di difesa europea, l’Eastern Flank Watch e il cosiddetto “muro di droni”.
L’Eastern Flank Watch
In occasione del Consiglio Europeo di Copenaghen, la Commissione Europea ha rilasciato un discussion paper privato, visionato da Radio Free Europe, in cui evidenzia l’importanza strategica di quattro progetti di infrastrutture difensive. Oltre allo European Sky Shield Initiative, e la sua controparte spaziale, vengono aggiunti i più recenti Eastern Flank Watch e il muro di droni. L’Eastern Flank Watch era stata già presentata in una conferenza stampa del 28 settembre 2025 del Commissario Europeo per la Difesa e lo Spazio Andrius Kubilius.
L’Eastern Flank Watch è un progetto mirato a contrastare sia aggressioni militari che soprattutto forme di guerra ibrida. Il rafforzamento del confine orientale si basa in questo progetto su quattro elementi: difesa terrestre nel senso di fortificazioni e sistemi anti-mobilità (in linea con le iniziative nazionali o regionali, come l’East Shield e la Linea di Difesa Baltica), la barriera europea contro i droni, la sicurezza marittima nel Mar Baltico e nel Mar Nero ed il monitoraggio satellitare.
La componente più discussa e per ora più sviluppata dell’Eastern Flank Watch è il muro anti-drone, mentre gli altri pilastri dovrebbero essere sviluppati in una roadmap che sarà discussa durante il mese di ottobre 2025.
Il Muro Anti-Drone
Radio Free Europe riporta che il muro anti-drone “sarà progettato come una zona profonda e multistrato di sistemi tecnologicamente avanzati con capacità anti-drone interoperabili per il rilevamento, il tracciamento e la neutralizzazione, nonché capacità di colpire obiettivi terrestri sfruttando la tecnologia dei droni per attacchi di precisione”.
Il primo step, per il Commissario Kubilius, è anzitutto sviluppare una rete di rilevatori, che potrebbe essere costruita entro un anno secondo Euractiv, a cui dovrebbe seguire un potenziamento dei sistemi di sorveglianza e intercettazione, per esempio usando sistemi di rilevamento acustici sul modello ucraino.
Un “muro di droni” era stato già proposto nel maggio del 2024 dal Primo Ministro Polacco Tusk, in seguito alla creazione dello European Sky Shield Initiative, come iniziativa cooperativa regionale con la Polonia, Finlandia, Lituania e Lettonia. Tuttavia, in seguito alle recenti incursioni di droni russi, la Commissione Europea ha coinvolto nell’iniziativa anche Bulgaria, Danimarca, Ungheria, Romania, Slovacchia e Ucraina. Quest’ultima, in particolare, come conseguenza dell’invasione russa ha dovuto sviluppare tecnologie all’avanguardia e è capace di produrre quattro milioni di droni l’anno, secondo Euronews. Attingere al know-how di Kiev rappresenta dunque per l’UE un’occasione strategica, ed è per questo che il 30 settembre la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen ha dichiarato che la Commissione ha accettato di finanziare la produzione ucraina di droni con 2 miliardi di euro, a cui hanno seguito altri 6 miliardi provenienti dal Extraordinary Revenue Acceleration e la creazione della Drone Alliance presentata nel discorso sullo State of the Union. Inoltre, le compagnie estoni e lettoni coinvolte nel muro antidrone baltico (DefSecIntel Solutions e Origin Robotics), riporta Defence News, mirano ad essere coinvolte nella variante europea del muro.
Riguardo la partecipazione di Slovacchia ed Ungheria, invece, rimangono problematiche a causa delle loro relazioni tiepide con Mosca.
Nel contesto del muro di droni, la NATO è coinvolta in qualità di osservatore. La compatibilità del progetto con l’Alleanza Atlantica rimane sicuramente una questione da risolvere. Inoltre, come riportato da Politico, Francia e Germania restano contrarie a lasciare che sia la Commissione a gestire questa infrastruttura difensiva.
Nonostante non ci siano ancora previsioni circa il finanziamento del muro, Reuters riporta che un anonimo funzionario europeo ha riportato che i leader europei intavoleranno un’intensa discussione a partire da ottobre. TVP World ipotizza che i finanziamenti potrebbero provenire dal programma SAFE (Security Action for Europe Instrument), da 150 miliardi di euro, mentre Euractiv offre come alternativa il programma EDIP (European Defence Industrial Program), da 1,5 miliardi. Il muro di droni, tuttavia, permetterebbe secondo Finabel di risparmiare milioni di euro, in quanto sostituirebbe l’uso di sistemi occidentali estremamente costosi, come missili o jet da combattimento con droni comandati tramite intelligenza artificiale “informata” da radar, videocamere e rilevatori di radiofrequenze (ed i droni da abbattere sono spesso costruiti con materiali estremamente economici).
Considerazioni
L’Eastern Flank Watch, e nello specifico il muro anti-drone, si inseriscono nel crescente panorama di iniziative difensive promosse dall’Unione Europea in un contesto europeo, mirato ad incrementare la sicurezza del continente in un momento in cui l’ombrello americano si rivela meno convincente.
Da un lato, queste iniziative mostrano un cambio di paradigma: la Commissione Europea, per la prima volta, assume un ruolo operativo nella costruzione di infrastrutture di difesa comuni, andando oltre la mera coordinazione industriale promossa dal Libro Bianco per la Difesa e da RearmEU .
Criticità riguardo alle due iniziative riguardano come sempre questioni di interoperabilità, di comando (per esempio il decidere dove porre il quartier generale, e soprattutto il “chi, come e quando” della neutralizzazione di droni ostili). L’ultima parola resta tuttavia agli Stati Membri: i protagonismi nazionali rischiano infatti di disgregare l’iniziativa, e farla scivolare verso un minimo comune denominatore inadatto a fronteggiare le crescenti minacce russe.

