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Prospettive geopolitiche croate: tra il senso di riscossa e gli sguardi ad ovest

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Tra gli ultimi Stati membri ad aver fatto accesso nell’Unione Europea, la Croazia ha dimostrato fin da subito il suo interesse nel far parte di tale progetto politico. Un Paese riemerso dalle ceneri di una guerra fratricida rappresenta oggi uno dei casi più emblematici di risoluzione di un conflitto anche con l’ausilio dell’integrazione europea. Quali sono le inclinazioni geopolitiche della Croazia e come si configurato nel nuovo assetto regionale?

Un Paese europeo a tutti gli effetti

Dopo un lungo percorso cominciato ufficialmente nel 2003, il 1° luglio 2013 la Croazia è diventata Paese membro dell’Unione Europea. Esso rappresenta un grande passo avanti nell’insieme di strategie di integrazione europea. Infatti, sono da evidenziare tre elementi particolarmente significativi. I primi due sono di mero aspetto cronologico: la Croazia ad oggi è l’ultimo Stato che è riuscito nell’intento di ritagliarsi uno spazio politico nel progetto paneuropeo;, inoltre, è lo Stato di più recente formazione in tutta l’Unione. Infine, un ulteriore aspetto di particolare rilevanza è la sua specifica appartenenza regionale. La Croazia è infatti il primo Paese dei Balcani Occidentali ad essere inserito pienamente nel contesto europeo. Quanto è rilevante il profilo che ne emerge?

Il caso croato ci indica due elementi molto importanti: la capacità del Paese di ricostruirsi dopo un conflitto in relativamente in breve tempo e il ruolo essenziale delle organizzazioni come l’Unione Europea in materia di costruzione della pace. Attraverso le politiche di dialogo, cooperazione e di gestione pacifica delle controversie, fino ad ora non solo si è focalizzata nel cercare di mantenere sotto controllo eventuali criticità e sbilanciamenti ma è riuscita anche a formare uno strumento di stabilizzazione in società altrimenti tese a rinnovate ostilità. L’Unione Europea, attirando a sé un Paese come la Croazia, ha decisamente favorito un certo tipo di allineamento delle politiche, oltre che in materia economica e di scambi commerciali, anche a quelle legate maggiormente all’aspetto sociale.  In questo modo, viene garantito molto più facilmente un certo livellamento dei rapporti sia con la comunità internazionale che con gli attori regionali. 

Il tema della sicurezza

Oltre al rapporto con l’Unione Europea ed i suoi Stati membri, la Croazia si distingue particolarmente per la sua attiva partecipazione in ambito NATO. Entrata nel programma di Partenariato per la pace già nel 2000, nel 2009 diventa pieno membro dell’alleanza. Tra le varie missioni a cui ha preso parte è da annoverare quella in Afghanistan e Kosovo. Oltre a fornire personale e supporto logistico, viene garantito pieno accesso alle rotte marittime e aeree croate. Sempre in tema di sicurezza, proprio agli inizi di marzo il governo ha proposto l’istituzione di una nuova università focalizzata sulla formazione di staff militare ed addetti al sistema di difesa del Paese. Non più tardi dell’ottobre 2020 invece, gli Stati Uniti hanno erogato un finanziamento di 4.2 milioni di dollari destinati al nuovo Centro Operativo di Cybersicurezza del Paese adriatico. Negli ultimi dieci anni, ha ricevuto già più di 700 milioni dagli Stati Uniti per il potenziamento delle strutture militari e del personale. 

Un allineamento occidentale completo?

Seppur la Croazia si dimostri in linea con gli obiettivi politici e di sicurezza dell’Occidente e non manifesti particolari conformità con le ambizioni di altri attori internazionali, quali ad esempio Russia e Cina, la posizione del Paese rimane comunque tendente ad un certo grado di distacco da orientamenti particolarmente polarizzati. Un esempio storico che vale la pena ricordare fu la forte posizione assunta dalla Jugoslavia durante la Guerra Fredda: la Federazione, infatti, fu una tra le pochissime entità che riuscì a non schierarsi e a dissociarsi da qualsiasi inclinazione ad est. Con la storica defezione dal Cominform e dai disegni politici previsti da Stalin, il Paese ha dimostrato di voler sostenere a spada tratta i propri interessi nazionali a prescindere da quelli che possano essere i potenziali rischi e ripercussioni. Stesso discorso vale anche per l’ovest del mondo: per quanto possano essere saldi i rapporti con gli altri Paesi occidentali, non ci si può certo aspettare un allineamento tout court. L’esperienza della Domovinski Rat (Guerra della Patria), il senso di oppressione e ingiustizia percepito dalla popolazione e il conseguente sviluppo di un alto grado di nazionalismo, ancora oggi permeano le attività e strategie del Paese sia in politica interna che esterna. Non ci si può quindi sorprendere dei continui dovuti richiami da parte dell’Unione Europea in materia di rispetto per i diritti umani, come ad esempio negli innumerevoli casi di violazione dei principi di non discriminazione delle minoranze e di vessazione nei confronti dei richiedenti asilo.  

In ambito regionale, le relazioni rimangono fruttuose con la vicina Bosnia e Erzegovina. Proprio a febbraio di quest’anno, i due Paesi hanno siglato un nuovo accordo di cooperazione militare, il cui piano stabilisce le disposizioni per una quarantina di attività congiunte. Per quanto riguarda l’ambito politico, la Croazia si sta facendo particolarmente promotrice della presa in considerazione della Bosnia come potenziale Paese membro dell’Unione. Al contrario, tra i Paesi con cui non si evidenziano stretti rapporti è sicuramente da annoverare la Serbia. Oltre ad una presenza incombente dei traumi del passato, ad oggi rimangono attive varie dispute: quelle territoriali per quanto riguarda il confine lungo il Danubio, ovvero tra la Baranja croata e la Bačka serba; quella riguardante lo status dei criminali di guerra e gli esiti dei processi portati avanti dai rispettivi Paesi; infine, quella sul riconoscimento croato dello Stato del Kosovo considerato da parte serba con grande ostilità.  

Prospettive futureNonostante il sanguinoso conflitto fratricida si sia concluso ben ventisei anni fa, ad oggi gli umori non sembrano di gran lunga migliorati. È esattamente in questo contesto che si inserisce l’intento hobbesiano dell’Unione Europea: con la sua posizione super partes di guida alle politiche sociali e di supporto economico, aspira a garantire nella regione un certo standard di stabilità. Seppur tale obiettivo risulti chiaro nelle strategie europee nei confronti del vicinato, la fattibilità di un’effettiva integrazione rimane ancora parte di un futuro lontano. A tal proposito, con tutte le contraddizioni del caso, solo la Serbia è recentemente riuscita ad aggiudicarsi lo status di Paese candidato. Se gli alti tassi di corruzione nelle istituzioni, gli apparati finanziari deboli e l’eccessiva distanza dai valori sociali richiesti non riescono a raggiungere gli standard richiesti dall’Unione Europea, il vuoto non può far altro che riempirsi da altri, ovvero tutti quelle entità che possano offrire maggiore protezione a più basso costo.

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