Projecting Stability e NATO Mission Iraq: origini ed evoluzioni

Il 2014, segnato dall’annessione della Crimea, dalla guerra nell’Ucraina orientale, dalla caduta di Mosul e dalla proclamazione del Califfato da parte dell’ISIS, è stato cruciale anche per l’Alleanza: ha sottolineato come essa debba essere pronta ad affrontare contemporaneamente una serie di sfide convenzionali, ibride e non convenzionali. Per adattarsi a questo complesso contesto di sicurezza, la NATO ha adottato un approccio a 360 gradi, incentrato sulla necessità di perseguire le politiche e le posture necessarie per essere in grado di rispondere efficacemente alle sfide attuali e future. È proprio in questo contesto che si inseriscono i riferimenti al Projecting Stability, inteso come uno sforzo cooperativo tra l’Alleanza e i partner locali, e, di conseguenza, alla NATO Mission Iraq (NMI).

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Projecting Stability: cos’è?

Nell’aprile del 2016, durante un discorso a Washington D.C., il Segretario Generale Jens Soltenberg riferendosi all’agenda del Projecting Stability ha enumerato le sfide a cui l’Alleanza sarebbe stata sottoposta, specificando che “per proteggere il nostro territorio dobbiamo essere disposti a proiettare la stabilità oltre i nostri confini, perché se i nostri vicini sono più stabili, noi siamo più sicuri”. Nelle parole del Segretario, “proiettare la stabilità” comprende diversi elementi tra cui l’uso della forza per sconfiggere gruppi come l’ISIS ma anche l’uso di contingenti NATO per addestrare le forze locali a combattere piuttosto che dispiegare un grande numero di propri uomini.

Successivamente, con l’inizio dei preparativi per il vertice di Varsavia, la natura complessa delle sfide derivanti dalla regione del Medio Oriente e Nord Africa (MENA) è diventata più evidente: queste includevano sia conflitti armati prolungati, sia estese crisi umanitarie come quelle siriane o yemenite; così come il consolidamento territoriale e militare, per esempio, dell’ISIS. Dunque, per rispondere in maniera più efficace a questo scenario di sicurezza sempre più complesso, la NATO ha adottato il cosiddetto “approccio a 360 gradi”. 

Al summit di Varsavia, i leader dell’Alleanza hanno accolto le richieste fatte da Stoltenberg di rafforzare le capacità di consigliare ed assistere le forze locali, decidendo di adottare l’agenda del Projecting Stability con l’obiettivo di “contribuire maggiormente agli sforzi della comunità internazionale per proiettare la stabilità e rafforzare la sicurezza al di fuori del nostro territorio, contribuendo così alla sicurezza complessiva dell’Alleanza”. Durante il vertice, quindi, questo sforzo cooperativo della NATO nei confronti dei propri partner – che prevedeva una serie di aiuti tra i quali il sostegno e il rafforzamento delle istituzioni, delle forze locali e delle capacità di difesa – ha assunto una grande importanza alla stregua dei concetti di deterrenza e difesa

Due anni dopo, nel Communiqué del vertice di Bruxelles si è delineato ulteriormente ciò che, secondo l’Alleanza, costituisce il concetto di Projecting Stability: “continueremo a rafforzare il ruolo della NATO in questo senso, aiutando i partner a costruire istituzioni di difesa più forti, migliorare la capacità di governo e contribuire più efficacemente alla lotta contro il terrorismo. Questo investimento nella sicurezza dei partner contribuisce alla nostra sicurezza. Noi, insieme ad i nostri partner, continueremo ad aiutare a gestire le sfide pre, durante e post conflitto”. In quest’ottica di maggiore enfasi è stata annunciata anche una missione di addestramento in Iraq (NMI) per fornire consulenza tecnica ai funzionari della difesa e sicurezza iracheni. Secondo molti esperti, questa nuova missione può essere considerata un test per valutare in che termini l’Alleanza sarà in grado di utilizzare gli strumenti della Defence and Related Security Capacity Building Initiative (DCB), programma di supporto e di cooperazione con i partner locali.  

La NATO torna in Iraq

Per comprendere l’attuale NATO Mission Iraq (NMI) bisogna tornare indietro al 2004 quando il governo iracheno chiese assistenza all’Alleanza in termini di addestramento e supporto alle proprie forze di sicurezza. La missione, nota come NATO Training Mission Iraq (NTM-I), iniziò nel 2005 divenendo parte dello sforzo internazionale per aiutare l’Iraq a costituire forze di sicurezza efficaci e responsabili. Tutti i paesi membri della NATO presero parte a questa missione fornendo contributi finanziari o donando propri equipaggiamenti militari. Sotto l’ombrello della NTM-I, la NATO formò circa 15.000 ufficiali iracheni fino alla fine della missione, avvenuta nel 2011.

Nel luglio del 2015 è stato annunciato un pacchetto per il miglioramento della Defence and Related Security Capacity Building Initiative (DCB), lanciata nel Summit del Galles, che ha portato alla formazione di ufficiali iracheni in Giordania, a partire dall’aprile del 2016. Successivamente, a seguito di una richiesta del primo ministro iracheno, durante il vertice di Varsavia si è deciso di estendere l’addestramento all’interno del paese, mandando un team formato personale militare-civile della NATO a Baghdad, nel gennaio del 2017, per coordinare le attività di formazione. 

Si è arrivati poi al vertice di Bruxelles del 2018 in cui è stata annunciata formalmente la nuova missione in Iraq: la NATO Mission Iraq (NMI). Attualmente sotto l’autorità dell’Allied Joint Force Command di Napoli (JFC) e guidata dal generale canadese Jennie Carignan, la NMI è una missione di addestramento e capacity building progettata per aiutare le forze irachene a prevenire un eventuale ritorno dell’ISIS. Composta da circa 600 persone – 250 delle quali fornite dal Canada – provvederà, inoltre, a formare e supportare i funzionari della difesa e della sicurezza locali all’interno del Ministero della Difesa, dell’Ufficio del Consigliere per la Sicurezza Nazionale e delle accademie militari nelle seguenti aree:

  • Lotta agli ordigni esplosivi improvvisati (C-IED), smaltimento degli ordigni (EOD) e sminamento;
  • Pianificazione civile e militare;
  • Riforma delle istituzioni irachene;
  • Manutenzione di attrezzatture dell’epoca sovietica;
  • Medicina militare.

Nell’area dei C-IED e EOD, quattordici corsi e sei seminari sono stati condotti per i dirigenti iracheni. I corsi sono stati svolti alla Bomb Disposal School di Besmaya con l’obiettivo di migliorare le capacità di sgombero di ordigni esplosivi improvvisati nelle aree urbane, la neutralizzazione degli esplosivi interrati e il loro sminamento.

Nel settore di cooperazione civile-militare sei workshop hanno riunito ufficiali iracheni e direttori generali di dodici ministeri e agenzie, tra cui quello della Difesa e quello dell’Interno. La formazione, prevista a Baghdad, si occupa di rafforzare il coordinamento tra ministeri militari e civili iracheni nelle varie fasi delle operazioni di sicurezza e degli sforzi di ricostruzione.

Nell’ambito del riassetto organizzativo delle istituzioni di sicurezza irachene, la NATO sovraintende allo sviluppo di una struttura militare sostenibile ed altamente efficace. A tal fine, esperti civili dell’Alleanza sulla riforma del settore della sicurezza hanno partecipato ad iniziative congiunte, insieme ad altri esperti della Comunità Internazionale, del Ministero della Difesa iracheno e dell’Ufficio del Consigliere per la Sicurezza Nazionale. 

Nell’area di manutenzione delle attrezzature dell’era sovietica, l’Allied Mobile Training Team ha fornito supporto agli istruttori dell’Iraqi Engineering School & Maintenance per la riparazione dei mezzi corazzati dell’epoca sovietica a Taji, attraverso tre workshop.

Insieme a queste attività condotte all’interno del territorio iracheno, la NATO ha aiutato un gruppo di tirocinanti iracheni in termini di medicina militare in Germania e in Serbia, sotto il controllo del Defence Capacity Building Package in Iraq.

In generale questi sforzi contribuiranno a garantire che la formazione successiva possa continuare efficacemente anche attraverso istruttori iracheni adeguatamente formati e strutture di formazione attrezzate in maniera appropriata. 

Tutte queste attività dell’Alleanza a sostegno delle forze di sicurezza e delle istituzioni irachene hanno beneficiato, e beneficiano tuttora, del sostegno finanziario fornito attraverso un fondo fiduciario per la Defence and Related Security Capacity Building (DCB). Istituito nel 2015, il fondo è stato utilizzato a sostegno degli sforzi di sviluppo delle capacità della NATO in diversi paesi partner tra cui l’Iraq, in cui sono stati investiti fino ad ora quasi un milione di euro per favorire l’addestramento e lo sviluppo di capacità nei settori della medicina militare, il contrasto e lo smaltimento degli ordigni esplosivi e il rafforzamento della cooperazione tra civili e militari. 

L’Iraq come baluardo della cooperazione NATO-UE?

Nel 2016 la cooperazione NATO-UE è diventata prioritaria per entrambe le istituzioni attraverso la Dichiarazione congiunta adottata a margine del vertice di Varsavia, in cui sono state identificate le aree chiave di cooperazione. A due anni di distanza dalla prima, durante il summit di Bruxelles, è stata firmata una nuova Dichiarazione congiunta tra NATO e Unione Europea sempre in termini di cooperazione, in particolare riguardante mobilità militare, minacce ibride e contrasto al terrorismo. Il tipo di cooperazione definito nel vertice di Bruxelles è riscontrabile proprio in Iraq dove operano la missione NATO e quella dell’Unione Europea.

Nell’ottobre del 2017 il Consiglio dell’Unione Europea ha istituito la European Advisory Mission (EUAM) in Iraq. Prolungata recentemente fino al 30 aprile 2022, la missione – attualmente guidata da Christoph Buik, Direttore della Standing Police Capacity delle Nazioni Unite, e composta da 52 esperti dell’UE – lavora a stretto contatto con l’Ufficio del Consigliere per la Sicurezza Nazionale e con il Ministero dell’Interno iracheni, responsabili di guidare la riforma, ha tre grandi obiettivi strategici:

  • Fornire consulenza e competenze alle autorità irachene a livello strategico per individuare e definire i requisiti necessari all’attuazione degli aspetti inerenti alla dimensione civile della riforma del settore della sicurezza e della Iraqi National Security Strategy;
  • individuare le possibilità a livello nazionale, regionale e provinciale di un potenziale ulteriore impegno dell’UE volto a rispondere alle esigenze della riforma del settore della sicurezza civile;
  • assistere la delegazione dell’UE nel coordinare il proprio sostegno insieme a quello degli Stati membri nel campo della riforma del settore della sicurezza, garantendo la coerenza dell’azione dell’UE.

Questo processo, quindi, comporta il sostegno alle riforme istituzionali e agli sforzi per aiutare a contrastare il terrorismo (compresa la lotta all’estremismo violento) e la criminalità organizzata, con specifico riferimento alla gestione delle frontiere e alla criminalità finanziaria, in particolare alla corruzione, al riciclaggio di denaro e al traffico di beni culturali.

In questo contesto, come già detto, si inserisce la NMI della NATO. Il punto di contatto più evidente tra le due missioni è il miglioramento delle strutture di sicurezza nazionale irachene, quindi la lotta al terrorismo, la professionalità delle agenzie di sicurezza e di intelligence e la creazione di capacità di difesa adeguate ed efficaci. In un certo senso le due missioni sono complementari perché la NMI si concentra sull’addestramento per aiutare le forze irachene a combattere il terrorismo e, quindi, a prevenire il ritorno dell’ISIS, occupandosi della parte più operativa. L’EUAM, invece, fornisce consulenza e contribuisce all’attuazione della strategia nazionale antiterrorismo, gettando le basi per l’addestramento delle rispettive forze che si occupano di terrorismo in Iraq, concentrandosi quindi sull’orientamento strategico. 

Inoltre, nell’ottobre del 2018, il Consiglio dell’Unione Europea ha stabilito le linee guida che l’EUAM avrebbe dovuto seguire per futuri progetti con l’Alleanza Atlantica, affermando che “la pianificazione sarà coordinata con la NATO in Iraq affinché si migliori la coerenza tra le rispettive attività in modo da rafforzarsi a vicenda”. Il coordinamento della pianificazione di progetti futuri offrirebbe grandi opportunità per migliorare la cooperazione tra NMI e EUAM e quindi tra NATO e UE, proprio perché la pianificazione combinata è un punto di partenza per una partnership più stretta che consentirebbe di evitare ulteriori conflitti.

Le minacce alla sicurezza e alla stabilità nel 21esimo secolo richiedono un approccio globale che combini capacità e competenze sia civili che militari, elementi che la NATO e l’Unione Europea possono offrire. L’Iraq, dunque, è una grande opportunità per le due istituzioni per migliorare la cooperazione su tutti i fronti previsti dal vertice di Varsavia prima e Bruxelles poi. Infine, anche se in maniera diversa, le due missioni rappresentano due facce della stessa medaglia che, in caso di successo, potrebbero servire come base per potenziali missioni altrove. 

La NATO quindi, per la buona riuscita della missione, deve analizzare le lezioni apprese dalla NTM-I, missione che suggerisce che i progressi in termini di capacity building difficilmente possono essere sostenuti se i settori della sicurezza sono mal governati. L’Alleanza ha una grande esperienza in termini di rafforzamento delle capacità tuttavia, in un ambiente operativo come quello iracheno non basta, dunque si avrà un successo solo nel caso di un contesto politico favorevole. Qualora non si verificasse, allora anche gli sforzi di capacity building della NATO rischierebbero di entrare in crisi.

Alessandro Savini,
Geopolitica.info