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Progetto GAIA-X: la sfida UE ai colossi del cloud computing americani e cinesi

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Negli ultimi cinque anni, l’Unione Europea è intervenuta attivamente per innalzare gli standard di privacy, imporre sanzioni antitrust alle aziende tecnologiche e plasmare il dibattito su questioni come i danni alla privacy online e la creazione di un’intelligenza artificiale etica. Questo cambiamento è avvenuto sotto la commissione Juncker in mezzo alla crescente consapevolezza che l’Europa dovesse proteggere i suoi valori, interessi e cittadini in uno spazio digitale che stava gradualmente diventando un campo di battaglia geopolitico e geo-economico. Il risultato è che oggi l’UE è diventata la principale forza di regolamentazione digitale del mondo pur tuttavia mancando di quelle credenziali tecnologiche (in termini di investimento e di ricerca e sviluppo) per competere con le altre superpotenze, come la Cina e Stati Uniti.

Per ovviare a questa situazione, avviando un percorso vero verso l’autonomia digitale, Germania e Francia hanno deciso di collaborare per la creazione  di una piattaforma europea di cloud computing. Il progetto, soprannominato Gaia-X, a cui fanno capo la francese OVHcloud, specializzata in servizi di cloud computing, e T-Systems, la filiale IT della tedesca Deutsche Telekom ha come obiettivo quello di tutelare la sovranità digitale europea riducendo al tempo stesso la dipendenza tecnologica da provider americani e cinesi. La piattaforma sfrutterà il sistema OpenStack, software libero open source sviluppato da Rockspace Cloud e la NASA, la cui ultima versione è Train (2019).

I primi documenti tecnici sono già stati pubblicati. Gaia-X sarà un sistema di fornitori autonomi, dovrà garantire interoperabilità tra i servizi ed essere progettato per tutelare privacy e sicurezza informatica dei dati. Le aziende che aderiranno dovranno attenersi a regole comuni, nonché certificare i servizi, come oggi la Commissione chiede per i fornitori di un’altra infrastruttura critica, il 5G. Inoltre potrà valorizzare i dati pubblici, per esempio quelli geografici, senza svenderli, e tutelarne la sovranità. Come sottolineato dal ministro dell’Economia tedesco, Peter Altmaier e il suo omologo francese, Bruno Le Maire, Gaia punta a garantire un ecosistema digitale europeo sicuro e indipendente che faciliti la condivisione dei dati tra le aziende del vecchio continente.

Sebbene l’asse franco-tedesco sia il motore dell’iniziativa, il progetto è stato aperto anche ad altre aziende europee. In Italia, il ministro dell’Innovazione, Paola Pisano, ha avviato la collaborazione sul dossier. Interessate al progetto sono aziende pubbliche come Sogei, Inforcert e Pagopa e private come Tim, Aruba, St Microeletronics e Retelit. Con la scelta di proporre un sistema “federato” di aziende europee si punta ad ottenere il sostegno politico ed economico della Commissione europea al progetto, soprattutto del suo commissario al mercato interno, Thierry Breton, da sempre fervo sostenitore della necessità di una sovranità digitale europea. Il consorzio di aziende conta ormai più di 300 imprese coinvolte nel progetto e nonostante i ritardi causati dal coronavirus si appresta a lanciare un prototipo di Gaia entro la fine del 2020.

Difficile dire se per effetto di Gaia-X si affermerà un campione europeo del cloud. Attualmente infatti il mercato cloud è dominato dalla triade Amazon, Microsoft e Google a cui si è aggiunto negli ultimi anni il colosso cinese Alibaba. Secondo le ultime stime 2020 della società di consulenza Canalys, Amazon Web services (31%), Microsoft Azure (20%), Google Cloud (6%) e Alibaba Cloud (5%) rappresentano il 63% del mercato globale di cloud computing.  Per Gaia dunque si preannuncia una sfida difficile tra competitors consolidati e partner interni da conciliare, avendo quest’ultimi culture di impresa ed esigenze di business diverse.  Ma il gioco vale la candela. Secondo la società di analisi di mercato Gartner, nel 2022 i soli servizi cloud genereranno ricavi per 354 miliardi di dollari.

A fronte di questa iniziativa europea come hanno reagito Washington e Pechino? Come accaduto per la tassa sul digitale proposta dalla Commissione UE, l’amministrazione Trump ha espresso tutto il suo disappunto, bollando Gaia come una politica commerciale scorretta volta solo a svantaggiare gli affari dei big tech americani. Posizione che si è tuttavia attenuata soprattutto dopo le dichiarazioni di Altmaier, il quale non ha escluso per Gaia collaborazioni con società extraeuropee purché quest’ultime condividano i principi del progetto, ovvero apertura, interoperabilità, trasparenza e fiducia (insomma i prinicipi alla base del Regolamento europeo per la protezione dei dati personali (Gdpr). Proprio a seguito di queste dichiarazioni Microsoft si è fatta avanti proponendo al Ministro dell’Economia tedesco una propria partnership con il progetto Gaia-X.

Un portavoce dell’azienda ha dichiarato a Euractiv che “nell’era del cloud, tuttavia, riteniamo che sia sbagliato definire la sovranità lungo i confini territoriali”, aggiungendo che la società è “convinta” che possa offrire “un’architettura tecnologica adeguata” garantendo che la futura infrastruttura cloud dell’Europa sia protetta dall’accesso non autorizzato di attori malintenzionati. Una linea questa, adottata dalla società di Bill Gates che riprende/segue la posizione americana in materia di economia è: non considerare gli Stati Uniti e l’UE come punti equidistanti in un triangolo con la Cina ma collaborare, in quanto alleati, per la promozione di una società online aperta e democratica (che offre servizi efficienti ma che tuteli anche la privacy e diritti delle persone/utenti). In altri termini, Europa e Stati Uniti dovrebbero sviluppare una posizione transatlantica comune che definisca le norme che governano l’ecosistema digitale.

La Cina per ora non si è pronunciata né a favore né contro il progetto Gaia-X. Il dragone predilige una strategia dell’attesa volta a non esacerbare i rapporti con l’Unione. Rapporti che negli ultimi nove mesi del 2020 hanno visto un significativo irrigidimento delle posizioni europee soprattutto in seguito alla vicenda di Hong Kong, alle ripetute violazioni dei diritti umani in Xinjiang e ultima ma non meno importante, alla mancata apertura commerciale che i governi europei chiedono ormai da anni.

Con Gaia-X sembra proprio che l’Europa si stia muovendo nella giusta direzione per trasformarsi da semplice superpotenza regolatrice a superpotenza tecnologica in grado di salvaguardare veramente i propri valori e interessi nello spazio digitale, di raccogliere i benefici economici delle tecnologie digitali emergenti. Finora, l’Europa è stata interessata a scrivere le regole del gioco più che a giocarlo, lasciando l’iniziativa alla Cina e agli Stati Uniti. Ora, con Gaia-X il vento sembra poter cambiare e l’Europa pretendere un ruolo da protagonista.

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