Le primarie del DPP e le proteste di Hong Kong viste da Taipei

La Presidente Tsai Ing-wen (蔡英文) ha ufficialmente comunicato che sarà la candidata per il Democratic Progressive Party (DPP) alle elezioni presidenziali a Taiwan del 2020. Nei sondaggi condotti dal 10 al 12 giugno 2019, Tsai ha ricevuto il 35,68% e l’ex premier William Lai (賴清德) il 27,48%, secondo i dati riportati dal DPP giovedì 13 giugno.

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La notizia sembra banale, il presidente uscente che si ripresenta alle elezioni è qualcosa di scontato ma la prima volta a Taiwan un presidente in carica è stato sfidato da un candidato del proprio partito. Tsai all’indomani dell’annuncio della vittoria ha dichiarato, tramite i social media, che gli obiettivi principali della sua campagna rimangono gli stessi ossia proteggere la democrazia di Taiwan, mantenere i risultati delle riforme già attuate e rafforzare la sovranità nazionale. Il suo nuovo obiettivo sarà quello di “rendere il DPP più grande del DPP”, Tsai ha poi enfatizzato di voler comunicare in maniera efficace con il pubblico per far comprendere come i progressi economici sono il risultato delle riforme.

La popolarità di Tsai è in calo drastico, sin dal secondo anno del suo mandato, e le ragioni sono molteplici. Sicuramente la presidente non è un grande comunicatore, è spesso percepita come fredda e distante dall’elettorato taiwanese che è abituato a interazioni più dirette e immediate. Le riforme a cui il governo del DPP ha dovuto mettere mano, quella del sistema pensionistico innanzitutto, hanno generato un diffuso malcontento in vasti strati della popolazione.

Manifestazione di supporto alle proteste di Hong Kong a Taipei (foto dell’autore)

Si trattava di riforme essenziali e necessarie in quanto il sistema pensionistico ideato negli anni ottanta non era in grado di sopravvivere la stagnazione economica e il drastico calo della natalità degli ultimi decenni. Anche altre scelte, dalla decisione di abbandonare l’energia nucleare nel 2025 alla tardiva approvazione dei matrimoni tra coppie dello stesso sesso, hanno contrariato una parte dell’elettorato. La candidatura dell’ex primo ministro Lai, 59 anni, ha destato molta preoccupazione. Lai aveva in precedenza affermato di non voler correre alle presidenziali del 2020, ma appena due mesi dopo le sue dimissioni da premier ha annunciato di voler sfidare la presidente Tsai.

Manifestazione di supporto alle proteste di Hong Kong a Taipei (foto dell’autore)

Mostrando in maniera evidente le divisioni interne al DPP ma le stesse modalità delle primarie hanno creato grande confusione e incertezza. Si tratta di un metodo molto diverso da quello usato dai partiti europei o statunitensi, il DPP ha fatto un sondaggio telefonico usando un campione dell’intera popolazione taiwanese. Quindi non sono stati gli iscritti o i sostenitori del DPP a venire consultati ma un campione di tutto l’elettorato. Ad ogni intervistato è stata chiesta una previsione di voto, rispetto a delle coppie di candidati. I probabili candidati del KMT, le cui primarie si svolgeranno a metà luglio con modalità molto simili, venivano contrapposti sia a Tsai sia a Lai. Le modalità del sondaggio, dalla scelta dei parametri del campione sino alla formulazione delle domande, è stata oggetto di molte controversie. Il risultato del sondaggio secondo alcuni analisti potrebbe essere viziato da scelte nella metodologia dell’individuazione del campione, che hanno favorito la Presidente in carica.
La rilevazione non tiene poi conto del possibile astensionismo, molte persone potrebbe non andare a votare sull’onda di una sfiducia nell’operato del governo. Tuttavia i risultati del sondaggio danno Tsai nettamente in testa con un percentuale di circa il 35% sia contro il possibile candidato indipendente Ko Wen-je (柯文哲) fermo al 22,7%, attuale sindaco di Taipei, sia contro il sindaco di Kaohsiung Han Kuo-yu (韓國瑜) del KMT che si attesta al 24,51%. Mentre Lai contro gli stessi candidati riporta, sempre secondo il sondaggio, una vittoria con un margine molto minore. Un risultato che sembra di ottimo auspicio per Tsai, ma che contrasta con i sondaggi rispetto alla popolarità sia della presidente sia dell’operato del governo.

Manifestazione di supporto alle proteste di Hong Kong a Taipei (foto dell’autore)

Tuttavia i fatti di Hong Kong potrebbero costituire un importante punto di svolta nelle prossime elezioni, tutti i taiwanesi stanno guardando con attenzione a quanto succede dall’altra parte dello stretto e il delicato rapporto con Pechino è al centro della campagna presidenziale del 2020. Lo stesso Han Kuo-yu, il possibile candidato del KMT che sta focalizzando su di se gran parte dell’attenzione in questi mesi, ha espresso un netto rifiuto della formula “one country, two systems” durante un comizio a Douliu lo scorso sabato. Han, che fino ad ora si era mantenuto lontano da ogni riferimento alle Cross Strait relation e aveva auspicato un rapporto pragmatico e di buon vicinato con Pechino, ha evidentemente dovuto tranquillizzare il suo elettorato dopo la turbolenta settimana di Hong Kong. Le imponenti manifestazioni nell’ex colonia britannica hanno profondamente colpito l’opinione pubblica taiwanese e il candidato che più di tutti incarna la necessità di difendere la sovranità di Taiwan è la Presidente Tsai.