Presidenziali USA: cosa è successo e cosa potrebbe accadere

Hillary Clinton, almeno, non è sola. Con lei, come lei, hanno perso malamente i sondaggisti. Donald Trump li aveva avvisati, profetizzando nel giorno del voto: “Sarà una Brexit all’ennesima potenza”. Sbagliate le previsioni degli istituti di ricerca britannici sul referendum anti-UE, ancora più clamorosamente “fallate” quelle statunitensi sulle Presidenziali a stelle e strisce.

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Il “Berlusconi americano” – così lo aveva definito Patricia Thomas, corrispondente dall’Italia per l’agenzia internazionale di stampa Associated Press – ha vinto. E il rompete le righe nel campo degli sconfitti è stato pronunciato “solo” dal capo della campagna elettorale dell’ex Segretaria di Stato. Lei, invece, ha parlato dopo una lunga pausa di riflessione, mezza giornata o giù di lì.

La sbornia da sconfitta.  Il silenzio di Hillary Clinton nelle ore del trionfo di Donald Trump ha rumorosamente dato voce allo smarrimento di una “secchiona” che ha vissuto male questi mesi di scontro con un “bullo” e ne è uscita perdente. Al di là della goffa entrataccia dell’Fbi nella campagna elettorale con sortite e retromarce nell’inchiesta sulla mailgate di Hillary, troppe ombre nel passato della candidata repubblicana perchè il suo presente potesse risultare credibile. Vista la mappa degli Stati conquistati (a sorpresa) dall’avversario, neppure ispanici e afroamericani sembrano averle dato massicciamente fiducia. Bisogna, comunque, riconoscerle coraggio: lei ha parlato di aumento delle tasse per finanziare il sistema assistenziale, pur sapendo che gli americani “votano con il portafogli” e sono allergici a ogni rincaro fiscale. La reazione è sotto gli occhi di tutti.

La caduta delle case regnanti. Bush, Clinton, ancora Bush, otto anni di interregno-Obama, ancora Clinton … L’ultima puntata della “Dinasty alla Casa Bianca” è stata interrotta dall’irruzione di Trump che ha puntato tutto su una strategia di comunicazione aggressiva, confidando sulla stanchezza degli elettori verso i soliti noti della politica Usa. Da questo punto di vista, il successo del candidato repubblicano rischia di risultare devastante più per il gotha del suo partito che non per i Democratici. Col senno del poi, chissà che il veto dei Bush non abbia finito per imprimere una spinta decisiva alla corsa del “nemico in casa”.

La Cina, la Russia. Un incubo per molti, l’elezione di Donald Trump. Anche per gli studiosi di geopolitica che dovranno riconsiderare schemi e posizionamenti. La strana “guerra fredda” di questi anni con la Russia – combattuta tra sanzioni e controsanzioni – è finita, ma rischia di scatenarsene un’altra con la Cina. Dalle conseguenze economiche potenzialmente più inquietanti. Il nuovo Comandante in Capo degli Stati Uniti ha, infatti, parlato alla “pancia” del suo Paese promettendo dazi per contrastare la “concorrenza sleale” esercitata da Pechino. Ha, inoltre, criticato l’intesa di Parigi sui cambiamenti climatici dicendo che “il concetto di riscaldamento globale è stato creato da e per i cinesi al fine di rendere non competitiva la nostra produzione”.

Tempeste finanziarie e vasi di coccio. Se Trump dovesse dare seguito a questi annunci, malgrado la gran quantità di debito pubblico statunitense finanziata dai nipotini di Mao, le turbolenze finanziarie potrebbero diventare tsunami. E la gracile, rissosa, Europa ritrovarsi a vivere la scomoda condizione del vaso di coccio tra i vasi di ferro. Se la ride il paladino della Brexit, Nigel Farage, che non a caso è stato tra i primi a congratularsi con il “Berlusconi americano”. Poi, l’hanno fatto Marine Le Pen e Recep Erdogan …