Presentazione del libro “Heydar Aliyev e l’Azerbaigian indipendente”

In occasione del 95° anniversario della nascita del Presidente Heydar Aliyev, viene presentata a Roma (10 maggio, hotel Excelsior, ore 19) in un’iniziativa organizzata dall’Ambasciata della Repubblica dell’Azerbaigianla prima traduzione in italiano dei discorsi di Heydar Aliyev, fondatore del moderno Azerbaigian.

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Il volume, curato dal Centro di Cooperazione con l’Eurasia della Sapienza Università di Roma, raccoglie una selezione degli interventi pubblici e i discorsi ufficiali di Heydar Aliyev che è stato Presidente della Repubblica dell’Azerbaigian dall’ottobre del 1993 all’ottobre del 2003. I testi presentati sono estremamente utili – anche per un pubblico non specializzato – per comprendere le linee guida e i temi principali affrontati dalla leadership di Heydar Aliyev nei primi anni dell’indipendenza statuale della repubblica caucasica. I capitoli del volume raggruppano i discorsi di Heydar Aliyev non in maniera cronologica ma attorno a questi fondamentali nuclei tematici, che possono essere sintetizzati nell’esigenza di costruire, a partire dalle difficili condizioni di una repubblica ex sovietica invasa militarmente e in preda al caos politico ed economico, le condizioni per una modernizzazione dell’apparato statale.

Il primo capitolo è dedicato ai temi della politica interna, cioè alla sintesi programmatica dei valori e degli orientamenti che hanno guidato la leadership di Heydar Aliyev. Riprendendo l’eredità della prima repubblica azerbaigiana del 1918-1920, egli definisce una nuova forma di patriottismo civico che su definisce attorno alla specificità culturale ed identitaria dell’Azerbaigian. Questa specificità possiede, nella comunicazione politica del presidente, diversi aspetti: il secolarismo e la tolleranza verso le identità religiose e i gruppi minoritari nazionali, l’autonomia e il rafforzamento delle strutture statuali rispetto agli altri centri di potere che stavano lacerando il tessuto connettivo del Paese, la strategicità del Paese collocato tra Oriente ed Occidente e capace di sfruttare questa sua condizione per accrescere la propria indipendenza rispetto alle potenze regionali, la convinzione che le immense risorse energetiche azerbaigiane servano da volano per la modernizzazione del Paese, la ferita  aperta del Nagorno Karabakh con il suo immenso costo umanitario (1 milione tra rifugiati e sfollati interni nel 1992-1994) che però rappresenta un orizzonte ideale per la comunità nazionale azerbaigiana e che l’Azerbaigian sceglie di risolvere all’interno della legalità internazionale.

Il secondo capitolo riguarda appunto il conflitto con l’Armenia del 1992-1994, che ha l’occupazione non solo del Nagorno Karabakh – che le risoluzioni delle Nazioni Unite attribuiscono definitivamente all’Azerbaigian – ma anche l’occupazione di sette distretti non rivendicati per un totale del 20% del territorio nazionale.

La terza sezione è dedicata alla proiezione internazionale dell’Azerbaigian. Vengono proposti gli interventi alle Nazioni Unite nel 1994, dove il tema centrale è quello de conflitto ma anche di una sorta di “presentazione” del Paese alla comunità mondiale, e di commento alla stipula dell’accordo di cooperazione e partenariato con l’Unione Europea del 1996. Pur senza mai pensare a un ingresso nella UE il capo di Stato azerbaigiano ritiene centrale promuovere l’integrazione e la cooperazione del suo Paese con l’Europa, riconoscendosi come parte dell’Europa e intersezione fisica e culturale tra Oriente ed Occidente. Tre testi sono dedicati ai rapporti con l’Italia e la Santa Sede. E’ il primo presidente azerbaigiano a visitare il nostro Paese incontrando i suoi vertici politici ed istituzionali. Viene qui presentato il discorso che tenne alla presenza del Presidente Oscar Luigi Scalfaro. Si posero le basi per quella “relazione speciale” che fa del nostro Paese un partner strategico, non solo commerciale ma anche culturale e politico, dell’Azerbaigian. Un legame strategico confermato dagli accordi di partenariato stipulato nel 2014 e le cui basi venero poste dalla presidenza di Heydar Aliyev. Particolarmente forte anche il rapporto con la Santa Sede, che vede Giovanni Paolo II visitare l’Azerbaigian nel 2002. La natura secolare delle istituzioni azerbaigiane, la promozione della diversità culturale del Paese attraverso la parola-chiave del multiculturalismo, vera e propria eredità originale della presidenza: questi elementi rendono l’Azerbaigian tra i paesi a maggioranza musulmana quello dove oggi i cristiani e le altre minoranze religiose esercitano con più favore la propria libertà confessionale. L’ultima sezione è dedicata ai temi dello sviluppo economico e in particolare dei temi dell’energia. Vengono presentati il discorso, fondamentale per la parabola politica di  Heydar Aliyev, pronunciato a coronamento della firma del “contratto del secolo”, nel settembre del 1994. L’accordo tra il governo dell’Azerbaigian e il consorzio delle compagnie petrolifere multinazionali guidate dalla British Petroleum è stata la chiave di volta dello sviluppo economico e sociale del Paese, che in pochi anni è passato da una condizione critica a una crescita tumultuosa, che ha visto un abbattimento del tasso di povertà e un deciso innalzamento dello standard di vita degli azerbaigiani.

Il presidente Heydar Aliyev ha fondato il suo primo mandato su tre pilastri: la fine della guerra con l’Armenia attraverso una tregua militare, una posizione internazionale dell’Azerbaigian autonoma e non schiacciata su una delle grandi potenze che agiscono nell’area, lo sfruttamento, in collaborazione con le grandi compagnie energetiche occidentali, delle immense risorse energetiche di cui dispone il Paese caspico. Tre obiettivi che vengono centrati in pieno, e che assicurarono all’Azerbaigian una fortissima crescita economica e sociale, i cui frutti vennero colti in pieno – a beneficio di tutta la società azerbaigiana – dalla leadership successiva, guidata da Ilham Aliyev eletto presidente nell’ottobre del 2003 e da allora sempre riconfermato dal voto popolare. Il tutto nel segno della più rigorosa separazione tra religione e politica e con il riconoscimento dell’identità multiculturale del Paese.