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Libano chiave per evitare escalation in Medio Oriente: Meloni vede Miqati

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Tutte le sane amicizie possono aiutare la pace. O per lo meno contribuire a fermare un’escalation. Questo il senso della visita della Premier Meloni in Libano, oggi per un incontro one-to-one con l’omologo Najib Miqati, domani per il passaggio alla base militare “Millevoi” a Shama, nel Sud del Paese dei cedri.
La visita della Meloni segue l’accorato appello del Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, che una settimana fa ha dichiarato: “I nostri sforzi per prevenire l’escalation regionale devono essere intensificati, soprattutto in Libano e nel Mar Rosso”. Secondo l’American University di Beirut nei primi tre mesi di conflitto a fronte dei 306 attacchi da parte del gruppo antigovernativo terrorista sciita libanese Hezbollah verso Israele, ci sono stati 1200 attacchi di Israele verso il Sud del Libano.

Articolo precedentemente pubblicato su The Watcher Post e qui consultabile.

Perché l’Italia può essere decisiva in Libano
Italia e Libano possono contare su un’amicizia storica. E il governo italiano è molto impegnato a sostegno della stabilità in Libano, soprattutto dal punto di vista militare. L’Italia nell’ambito del progetto ONU “International Support Group for Lebanon” forma il personale militare libanese attraverso la Missione Militare bilaterale italiana in Libano (Mibil). A Shama nel sud del Libano l’Italia gestisce il Settore Ovest di Unifil con la Brigata alpina Taurinense. Non solo. Italia e Libano vantano produttivi scambi commerciali: nei primi 11 mesi del 2023 il nostro Paese è risultato il primo fornitore europeo del Libano (quinto al mondo), con una quota di mercato del 6,1%, ed è stato il 18esimo importatore dal Paese dei cedri, con una quota dell’1,3%. L’interscambio bilaterale vale 1,16 miliardi di euro, di cui 1,11 miliardi di export italiano.  

Come si inasprisce il conflitto in Libano
La stabilità libanese in questa fase è in crisi acuta. Il movimento sciita libanese Hezbollah è in guerra aperta contro le Forze di difesa israeliane. Proprio in queste ore almeno 30 razzi sono stati lanciati dal Libano verso il nord di Israele, sulla città di Kiryat Shmona. L’azione è stata rivendicata dagli Hezbollah, come risposta all’uccisione oltre confine di un “importante operativo di Jamaa Islamiyia”, organizzazione militare libanese legata ad Hamas, e come “risposta al massacro commesso dal nemico sionista nella città di Hebbariyeh, a sostegno del risoluto popolo palestinese nella Striscia di Gaza e alla sua coraggiosa e onorevole resistenza”. Lo riporta la tv libanese Al-Manar, vicina a Hezbollah. Nel frattempo attacchi aerei israeliani hanno colpito il centro medico del villaggio di Hebbarieh, nel sud del Libano, causando secondo fonti libanesi la morte di sette giovani medici volontari, il più anziano dei quali era un 25enne. La versione israeliana dello stesso attacco: “E’ stato colpito un importante agente terrorista appartenente ad Al-Jama’a al-Islamiyia e altri terroristi che erano con lui”. 

Non si fermano gli scontri tra Hezbollah e Cristiani
In Libano accade anche questo. Uno scontro scoppiato nel sud, lungo il fronte tra Israele e Hezbollah, tra abitanti Cristiani di Rmeish e gli stessi combattenti Hezbollah, che tentavano di lanciare razzi contro Israele da alcuni terreni agricoli di proprietà degli abitanti di Rmeish. Circondati da alcuni cittadini del paese, gli Hezbollah hanno sparato in aria prima di riuscire ad allontanarsi. Da anni i rapporti tra gli abitanti di Rmeish e Hezbollah sono molto tesi. Rmeish è uno dei pochi villaggi cristiani della zona, e gli abitanti hanno chiesto a Hezbollah di non usare i terreni del villaggio per lanciare attacchi su Israele. Ad oggi Rmeish resta una delle pochissime risparmiate dai raid aerei e di artiglieria israeliani sulle zone di confine.

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