0,00€

Nessun prodotto nel carrello.

0,00€

Nessun prodotto nel carrello.

TematicheItalia ed EuropaPost Brexit e l’attuale Regno “Unito”

Post Brexit e l’attuale Regno “Unito”

-

Anche se il risultato del referendum nel Regno Unito ci riguarda tutti, non dobbiamo permettere che domini la nostra agenda per i prossimi anni. Ci siamo dati un programma di riforme positive per rafforzare la nostra Unione, per rispondere con determinazione alle sfide del nostro tempo e per creare un’Europa migliore che dia forza ai suoi cittadini e li protegga in caso di necessità. Dobbiamo andare avanti e agire con urgenza, efficacia, determinazione e soprattutto all’insegna dell’unità”.

E’ così che, nel suo discorso dell’appena passato 14 settembre sullo stato dell’Unione, il presidente della Commissione europea Juncker fa riferimento diretto alla Brexit. L’uscita del Regno Unito ha di certo dato un colpo fendente all’Europa, ma la crisi intrinseca non è nuova e prestare troppa attenzione, sia mediatica che nelle politiche comunitarie alla questione britannica, è controproducente. L’articolo 50 deve essere attuato e nel più breve tempo possibile. L’Europa deve occuparsi della propria solidità, di nuovi programmi e dell’immagine che mostra al mondo. La mancanza di stabilità e di coesione interna è ormai palese e preoccupante, non a caso nell’incipit il presidente afferma “Mai prima d’ora ho visto i governi nazionali così indeboliti dalle forze del populismo e paralizzati dalla paura della sconfitta alle prossime elezioni”. Il timore che in altri stati si possa seguire l’esempio del Regno Unito allarma l’Unione e chi ne è fermo sostenitore.

Il prossimo 2 ottobre sarà una data cruciale: nello stesso giorno si terranno in Austria le elezioni presidenziali e in Ungheria, tramite referendum, i cittadini decideranno se accettare o meno la ripartizione delle quote di migranti e profughi decisa dalla Commissione europea. L’ipotesi per cui il candidato austriaco Norbert Hofer, portavoce del Partito della Libertà (FPÖ) di chiara connotazione anti-europea, possa uscire vincente, ovviamente preoccupa Juncker. Allo stesso modo il voto di Budapest potrebbe rivelarsi come un ennesimo taglio su una ferità già aperta, basti pensare a quanto, soprattutto nell’ultimo anno, la gestione inefficiente della crisi migratoria abbia danneggiato l’Europa. Seguiranno poi le aperture dei seggi in Italia per il referendum costituzionale ed in Francia e Germania per le elezioni nazionali del 2017.

Quanto la Brexit potrà influire sulla scelta di voto dei cittadini dei vari paesi membri dell’Unione? Di certo i risultati non sono così scontati, maggiormente se si pone attenzione agli ultimi sondaggi sull’economia britannica. Nonostante le previsioni catastrofiche pre-referendum, la situazione economica attuale non pare affatto disastrosa.

Nel mese di agosto è aumentata la percentuale degli acquisti da parte dei consumatori, la Bank of England ha diminuito notevolmente i tassi di interesse (passando dallo 0,5% allo 0,25%) allo scopo di incrementare l’economia nazionale.

Certamente gli effetti negativi non mancano e sono evidenti. La sterlina, che il giorno successivo al voto ha subito un forte calo, continua ad essere debole se paragonata a quattro mesi fa. Il settore immobiliare ha dovuto affrontare un aumento dei prezzi ed i costi delle importazioni sono aumentati sensibilmente, per lo più per i beni alimentari e per i metalli.

Riguardo all’occupazione, serve più tempo per ottenere dati affidabili che mostrino le conseguenze dell’uscita dall’UE.

Se l’economia pare comunque reggere nonostante tutto, la mancanza di stabilità si nota principalmente sul piano politico. Il nuovo Primo Ministro Theresa May, che fin dall’inizio della sua carica ha sottolineato che “Brexit means Brexit”, ora deve scontrarsi con un’Europa più intransigente e meno propensa a fare sconti. Ma soprattutto le tensioni provengono dalle regioni dotate di più autonomia del suo stesso paese, ovvero Scozia e Irlanda del Nord. Si ricordi che entrambe, insieme al Galles, dispongono di propri esecutivi e assemblee legislative. Se già al momento del referendum, i loro cittadini si erano espressi in netta maggioranza per il “remain”, ora il rapporto con il governo centrale è ancora più teso.

In Scozia già nel 2014 si era svolto un referendum per l’indipendenza. Circa il 55% dei votanti si era espresso a favore del mantenimento dello status quo. La Brexit da un lato ha riacceso i fervori indipendentisti, dall’altro spinge l’attuale premier scozzese Nicola Sturgeon a stringere accordi separati con l’UE e a partecipare attivamente al tavolo di contrattazione fra Gran Bretagna e Unione Europea, cercando di convincere la prima a rimanere nel mercato unico.

In Irlanda del Nord la situazione è abbastanza simile. Addirittura Micheál Martin (il leader del maggiore partito di opposizione) ha proposto un ulteriore referendum al fine di riunire i governi di Belfast e Dublino. Sebbene questa sia un’ipotesi poco credibile, visto l’excursus di lotte e di differenze culturali e religiose, non bisogna sottovalutare la pressione che può esercitare sulla May per ottenere più ascolto ed influenza nei futuri accordi tra Londra e Bruxelles.

Viste le problematiche questioni interne, il Regno Unito non appare oggi così “Unito” come suggerisce il suo nome.

Corsi Online

Articoli Correlati

L’Italia e il suo vicinato meridionale, intervista alla Presidente Stefania Craxi

Il Mediterraneo allargato è considerato l’area di prioritario interesse strategico per l’Italia. La regione è però spesso ostaggio di...

Italia, Germania e Russia: l’evoluzione dei rapporti bilaterali alla luce della guerra in Ucraina. Un confronto

È innegabile che il 24 febbraio 2022, nel momento in cui le truppe russe hanno varcato la frontiera ucraina...

’La nota merkeliana’. Italia, geopolitica di un Titanic?

Italia novello Titanic? La nuova presidente del consiglio naviga fra vincoli di bilancio e domande sociali, fra pareggi primari...

Le mozioni sulla situazione ucraina alla Camera: le diverse linee espresse dai gruppi parlamentari

Sono state presentate cinque mozioni (Centrodestra, Partito Democratico, Movimento 5 Stelle; Alleanza Verdi-Sinistra; Azione-Italia Viva) sulla situazione ucraina, all'interno...