La posizione di Taiwan sulle dichiarazioni di Xi Jinping

Durante un incontro con la stampa italiana il Rappresentante di Taiwan in Italia, l’Ambasciatore Andrea Lee, ha ribadito la posizione di Taipei rispetto al discorso di Xi Jinping sulle Cross Strait relation. Il presidente cinese Xi Jinping il 2 gennaio 2019 ha tenuto un discorso incentrato sulla cosiddetta questione taiwanese, in occasione del 40° anniversario del “messaggio ai compatrioti di Taiwan”. Un messaggio, quello del 1979, che costituì una svolta nei rapporti sino taiwanesi in quanto per la prima volta il Partito Comunista cinese si rivolse direttamente ai cittadini di Taiwan sostenendo la necessità, secondo le logiche e gli interessi del regime di Pechino, di una unificazione fondata sulla loro tesi di un comune destino tra le due sponde dello Stretto.

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I toni usati nel 1979 dal Comitato permanente dell’ufficio politico del Partito Comunista cinese, all’epoca presieduto da Deng Xiaoping, furono apparentemente legati a uno spirito di riconciliazione mentre il discorso di Xi Jinping è stato di impronta opposta. Il leader cinese ha menzionato apertamente l’urgenza di risolvere una questione che, nell’interpretazione comunista, si è protratta ormai per troppo tempo. Per la prima volta è stata menzionata le necessità di non “rimandare alla prossima generazione” il processo di una unificazione che è stata presentata da Xi come un processo ineluttabile che potrebbe includere anche “l’uso della forza militare”, facendo ricorso a “tutti i mezzi necessari contro le attività separatiste di Taiwan e le forze esterne che interferiscono nel processo di riunificazione” Il discorso di Xi ha generato reazioni preoccupate ovunque nel mondo. La maggior parte dei contenuti erano già stati espressi da Pechino in precedenza ma l’intensità dei toni minacciosi e, soprattutto, la menzione della soluzione “one country, two system” per gestire l’isola di Formosa, dopo l’eventuale unificazione/occupazione, hanno destato importanti segnali di allarme sia a Taiwan sia nei governi e paesi dell’area Asia-Pacifico e, ovviamente, negli Stati Uniti.

Il Rappresentante di Taiwan in Italia, Amb. Andrea Lee, ha incontrato a Roma la stampa italiana per ribadire la posizione del Governo di Taipei rispetto al messaggio di Xi Jinping, con l’esortazione a tutti i Paesi a mantenere relazioni attive con Taiwan per promuovere una soluzione pacifica delle questioni sino taiwanesi. Lee ha ribadito che “Taiwan desidera cooperare strettamente con tutte le nazioni che condividono valori universali come la libertà, la democrazia e lo stato di diritto, in modo da meglio assicurare la pace, la stabilità e la prosperità della regione Asia-Pacifico”. Una esigenza necessaria sia per la difesa della dinamica democrazia taiwanese sia per il mantenimento dell’equilibrio geopolitico della regione. Rispetto alla soluzione “one country, two system” espressa da Xi Jinping il Rappresentante taiwanese in Italia ha esplicitamente dichiarato che si tratta di una soluzione impensabile. Andrea Lee ha ironicamente paragonato la proposta cinese a quella di una persona che propone ad un proprietario terriero di diventare affittuario del suo stesso appezzamento. L’Ambasciatore ha sottolineato come nel discorso tenuto ormai quaranta anni fa, la dirigenza del Partito Comunista cinese offrì a Taiwan la possibilità di mantenere le forze armate e la propria rappresentatività politica.

La risposta della Presidente Tsai Ing-wen al discorso tenuto da Xi Jinping il 2 gennaio 2019

La proposta di Xi Jinping ha invece il sapore della provocazione, specialmente alla luce dell’applicazione comunista del “one country, two system” a Hong Kong, dove Pechino non ha rispettato quanto stabilito negli accordi del 1984 con il Regno Unito relativi alla introduzione, nel 2017, di elezioni pluraliste e democratiche per l’Assemblea legislativa. È a tutti evidente che Taiwan rappresenta un fondamentale baluardo democratico nella regione, una imprescindibile difesa strategica degli interessi occidentali nell’Indo Pacifico ma anche una vibrante economia. Durante l’incontro è stato sottolineato, tra l’altro, il valore significativo dell’interscambio commerciale taiwanese con i 28 paesi membri dell’Unione Europea che si attesta sui 53 miliardi di dollari statunitensi di interscambio commerciale. All’interno di questo quadro l’Italia si colloca al 5° posto con 4,6 miliardi di dollari.

Va ricordato infine un fatto di grande importanza: l’appartenenza storica e politica di Taiwan alla Cina, data per scontata da Pechino, è stata ampiamente smentita da numerosi studiosi. A differenza di altri territori contesi, come il Tibet, lo Xinjiang o la Mongolia interna, l’isola di Formosa non è mai stata parte integrante dell’impero cinese. Gli amministratori imperiali cinesi trattarono l’attuale territorio taiwanese come una vera e propria provincia coloniale. A tutti i cinesi era proibito di stringere relazioni con donne locali, l’emigrazione dalla Cina all’isola di Formosa era severamente proibita e non fu mai conseguito il controllo totale del territorio. Le impervie catene montuose dell’interno furono saldamente in mano alla popolazione aborigine sino all’arrivo dei giapponesi nel 1895. Mentre la narrazione, sostenuta da Pechino, di un ineluttabile processo di unificazione tra due entità profondamente divise dalle vicende politiche e storiche, e dall’attuale radicale differenza tra la libera democrazia taiwanese e il regime comunista cinese, non trova nessun riscontro nelle analisi degli storici e degli esperti.

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