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La ripresa economica degli Stati Uniti passa (anche) dai porti

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Tra gennaio e metà ottobre 2021 i porti di Los Angeles e di Long Beach, che da soli rappresentano il 40% del traffico container che dall’estero entra negli Stati Uniti, hanno processato un volume di container maggiore del 17% rispetto all’intero 2018, il quale già era stato un anno da record per la portualità statunitense. Ciò trova spiegazione nello scenario di crisi emerso negli ultimi due anni in cui si è reso necessario movimentare un volume nettamente superiore di merci, in minor tempo possibile, per assorbire la richiesta accumulata durante i mesi più duri della pandemia e, al contempo, far fronte alla domanda futura.

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Questo fenomeno di forte impennata della domanda in un brevissimo lasso di tempo ha interessato tutta la catena logistica mondiale; con particolare impatto negativo sui nodi commerciali e di transito marittimi. Il risultato è stata una diffusa e prolungata crisi della portualità, costretta tra l’incudine del Covid (chiusura delle banchine, minor personale impiegabile, tempi di lavorazione più lunghi) e il martello della rinnovata domanda di beni all’ingrosso e al dettaglio da parte sia dei singoli individui che delle grandi aziende (rimaste con i magazzini vuoti). Crisi estesa anche ai produttori di materie prime non più in grado di mantenere i ritmi imposti dalla domanda.

Questa crisi ha messo le compagnie di trasporto e di gestione delle infrastrutture di fronte ad una nuova sfida che nel caso dei porti di Los Angeles, Long Beach e dell’International Longshore and Warehouse Union (ILWU) ha richiesto l’estensione delle operazioni alle 24 ore giornaliere lungo tutti i giorni della settimana. Queste misure sono tese al mantenimento dell’efficienza del sistema ed alla riduzione dei giorni di stazionamento dei container nei depositi (altro nodo fondamentale della crisi mondiale che ha investito i porti). Come dimostrato dai dati tra gennaio e ottobre c’è stata una riduzione di circa 26 mila TEU stazionati per più di 9 giorni nelle banchine con una riduzione complessiva di circa 1/5 dei container bloccati per un lasso di tempo così lungo. Ciò è stato possibile grazie anche agli impegni presi da alcune delle maggiori compagnie del Paese che hanno esteso gli orari di movimentazione e all’adozione di agevolazioni per il loro trasporto durante i weekend da parte delle compagnie ferroviarie (BNSF e Union Pacific) estendendo anch’esse le operazioni 24/7.

L’impatto delle misure adottate

Una delle principali sfide per il ripristino della velocità e fluidità delle operazioni portuali è stata la riduzione degli spazi disponibili. Infatti, se, come nel caso di Long Beach e Los Angeles il volume delle movimentazioni è aumentato del 17% lo spazio delle banchine è rimasto lo stesso. Ciò ha comportato un accumulo di container presso le banchine e i magazzini, obbligando nei casi più estremi all’utilizzo di spazi lontani dalle infrastrutture. Ciò ha innalzando notevolmente i costi per la movimentazione del singolo container ed allungato i tempi di gestione delle richieste di carico e scarico merci da una media di 3 giorni nel periodo pre-pandemico a 6 nel settembre 2021.

Con la riduzione dei tempi di stazionamento in una settimana il numero di container fermi da oltre 9 giorni si è ridotto del 20% mostrando un primo segnale di ripresa del sistema e dell’efficacia delle iniziative adottate.

Gli operatori dei terminal stanno valutando un cambiamento dell’attuale sistema di tassazione Pier Pass con lo scopo di creare un incentivo fiscale per il traffico su gomma negli orari notturni e nei giorni festivi. Con l’aumento della movimentazione dei container durante le ore notturne e nei week end è possibile effettuare le manovre di carico e scarico in modo più efficiente e con una riduzione delle emissioni che hanno un diretto impatto sull’area circostante le infrastrutture. La capacità di implementare queste misure dipende dalla capacità delle compagnie portuali di garantire l’operatività del personale 24/7 come prima affermato.

In questo caso emblematico è quanto fatto da Stanley Black & Decker che ha destinato un terzo delle movimentazioni di Los Angeles e Long Beach negli orari di minor traffico mentre Gap Inc. ne ha rischedulato il 15%. Con la cooperazione di tutti gli altri attori di settore è possibile creare una catena logistica in grado di assorbire progressivamente la domanda e i ritardi generati negli ultimi anni.

Un caso studio prezioso per il sistema-infrastrutture italiano

I progressi avuti nelle prime due settimane dall’implementazione delle misure in questione indicano che un sistema logistico a ciclo continuo è in grado di rispondere con maggiore efficacia alle sfide imposte dall’attuale sistema economico e dagli stress geopolitici internazionali (dal Covid al blocco di Suez). Ciò ha le sue ricadute positive sui mercati interni che non soffrono una ricezione di beni a singhiozzo e su quelli internazionali, permettendo in tal modo un afflusso continuo di container a “buon mercato” verso i porti dell’estremo oriente (Cina, Giappone, Corea del Sud, Singapore) alimentando un ciclo positivo utile per frenare ulteriormente la crisi che da mesi ha investito il settore.

È chiaro che si tratta di un sistema a due velocità in cui i traffici si evolvono più rapidamente rispetto alle infrastrutture destinate ad accoglierli. In tal senso i 17 miliardi di dollari investiti dalla Casa Bianca sono un chiaro segnale della necessità (globale) di adeguare infrastrutture oramai non più adeguate ai ritmi dei flussi odierni. Tra i progetti in cantiere vi sono molti punti in comune con quanto emerso nel PNRR italiano e con le criticità dei porti italiane, oramai divenute endemiche. Esempio sono i progetti relativi all’ultimo miglio ferroviario ed al potenziamento delle operazioni per il passaggio sul trasporto gommato ed alla creazione di nuovi posti di lavoro.La capacità economica degli Stati Uniti non è un parametro di confronto con Roma ma fondamentale è individuare i punti chiave della pianificazione a medio e lungo termine sul tema e dei punti chiave attorno ai quali si articolano le strategie di Washington. Senza esempi virtuosi da seguire, i fondi stanziati per recuperare il gap del nostro paese rischiano di disperdersi senza una coerenza di fondo lasciando l’Italia, ancora una volta, fanalino di coda dei paesi più sviluppati.

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