I partiti populisti e giustizialisti in Pakistan e India, un fenomeno in crescita

Sembra emergere nel subcontinente indiano la tendenza alla formazione di partiti popolari che cercano di guadagnare il consenso della popolazione attuando un programma politico di lotta alla corruzione e di rinnovamento delle istituzioni. In Pakistan il partito Tehrik-e-Insaf (PTI) è divenuto la terza forza politica già alle elezioni del 2013 ed è dato oggi fra i favoriti della prossima tornata elettorale. Anche nella vicina India la diffusione dei partiti populisti e giustizialisti sta assumendo una discreta rilevanza. Il Aam Aadmi Party, o AAP, partito anti-corruzione condotto da Arvind Kerjriwal, sta scuotendo il panorama politico di Nuova Delhi.

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An insignificant party?

L’AAP è nato nel 2012 dall’unione delle idee degli attivisti Arvind Kejriwal e Anna Hazare, appartenenti al movimento popolare India Against Corruption. L’attuale capo, Arvind Kejriwal ha promosso la volontà di molti degli appartenenti al movimento di muovere gli opportuni passi per divenire un attore della competizione parlamentare, nonostante il parere contrario di Anna Hazare,. Il partito fece il suo debutto elettorale nel 2013 alle elezioni locali di Delhi con lo straordinario risultato di divenire il secondo partito di Delhi. In quell’ occasione l’AAP formò una maggioranza governativa di coalizione con il Partito del Congresso ma fu costretto a rinunciare al proprio ruolo a causa dell’opposizione distruttiva delle restanti forze politiche. Come sembra emergere nel documentario che ha reso famoso il fenomeno politico dell’AAP in occidente, dal titolo An Insignificant Man, la creazione del partito da parte del leader popolare Arvind Kejriwal è avvenuta in un momento favorevole alla formazione di una élite politica legata alle istanze popolari. Il fenomeno dell’aggregazione di forze popolari e i risultati elettorali raccolti attorno alla figura di Arvind Kejrival sono con ogni probabilità segno di una svolta nella élite politica indiana che, come avrebbe definito il politologo Gaetano Mosca, rappresenta un caso nel quale: «non è la formula politica che determina il modo di formazione della classe politica, ma al contrario è questa che sempre adotta quella formula che più le conviene» (Elementi di scienza politica, in Sola G. (a cura di), Scritti politici di Gaetano Mosca, Vol. 2, Torino, Utet, 1982 p. 227). Pare infatti palesarsi in India un momento politico nel quale ha inizio il processo di formazione di una nuova élite a seguito di rivolgimenti sociali causati dalla condizione economica e dalla diffusione di una rinnovata percezione di identità sociale sempre più trasversale al sistema delle caste religiose. I risultati di questo sommovimento sociale, ben visibili nella nascita del nuovo partito catalizzato da Arvind Kejrival, sono rappresentati dalla vittoria di ben 67 seggi su 70 nelle elezioni del 2015 per  l’Assemblea Legislativa di Delhi e dalla conseguente guida di tale Assemblea regionale. A seguito di questa vittoria l’AAP ha poi affrontato un periodo di crisi e scissione interna. Nell’anno appena trascorso il partito ha infine sostenuto l’ingresso nel panorama nazionale con la lotta elettorale nei contesti regionali di Goa, dove è stato pesantemente sconfitto, e del Punjab, dove ha conquistato 22 seggi su 117 (insieme all’alleato Lok Insaaf Party).

Partito per la giustizia del Pakistan.

Il PTI dell’ex-giocatore di cricket Imran Khan ha vissuto il vero e proprio boom elettorale e di immagine nel 2013 quando, partendo dalla modesta posizione di un solo seggio all’Assemblea Nazionale, è divenuto la terza forza politica della Repubblica Islamica del Pakistan con circa sette milioni e mezzo di voti ottenuti per l’Assemblea Nazionale. Oltre a ciò ha raggiunto la ribalta del dibattito politico e ha avuto un ruolo determinante nel processo di squalifica del Primo Ministro Nawaz Sharif quest’anno (2017). L’opinione accademica pakistana è divisa in merito al fenomeno: il PTI è considerato in maniera positiva per la sua dinamicità ma negativamente per il suo utilizzo spregiudicato dei messaggi populisti, del carisma della sua leadership e del ricorso sistematico alla solidarietà tribale. Il forte messaggio di riforma è senza dubbio visto con scetticismo dall’establishment politico, ma non c’è dubbio che il PTI abbia utilizzato la sua leva populista in situazioni come quella della metropoli di Karachi dove la sicurezza ed il ruolo delle istituzioni nel garantirla erano già messe pesantemente in discussione.  In ultima analisi le élites del partito in questione hanno approfittato del deperimento delle condizioni di sicurezza per entrare in maniera significativa nel dibattito politico e si sono ormai consolidate nel sistema democratico. L’incremento dei movimenti di opposizione democratica religiosa che scelgono la via della lotta politica ma non del delitto a scopo politico è un altro indicatore del consolidamento democratico della Repubblica Islamica del Pakistan. Dal 2007 ad oggi è stata registrata la nascita di numerose organizzazioni extraparlamentari che si sono aggiunte al dibattito politico pakistano senza tuttavia fondersi con gruppi terroristici o intraprendere la strada della violenza politica.  Ad esempio sono nati movimenti come ad il Tehrik-e-Labaik, formatosi nel 2015 a Karachi, o la Pakistan Women Muslim League che mettono in discussione il sistema politico e partitico senza utilizzare strumenti terroristici ma compiendo atti di dissenso e protesta democratici. In numerose occasioni, come a novembre appena trascorso, si sono verificate manifestazioni ed eventi similari di contrasto al potere ufficiale che hanno riguardato e coinvolto gruppi sociali trasversali, seppur guidati dalle frange elitarie dei nuovi movimenti. Sembra quindi che anche in Pakistan si sia sull’orlo della formazione di un nuovo sistema di élites che basano la loro “formula politica”, per usare di nuovo le parole di Mosca, sull’appoggio popolare. Questo assunto è molto interessante nello stato islamico che, nella sua travagliata storia, ha visto, in momenti di instabilità simile a quello appena vissuto e per ben tre volte, l’intervento dei militari e la creazione di un governo di tipo autoritario (1958-1973, 1978-1988 e 1999-2007), mentre in questa occasione, nonostante gli straordinari poteri conferitigli, lo strumento militare non ha voluto inficiare il panorama politico.

Un nuovo panorama politico nel subcontinente?

La situazione in India e Pakistan analizzata come fenomeno contemporaneo evidenzia la tendenza di una presa di coscienza del popolo trasversale alla religione e al sostrato culturale geograficamente diffusa in tutto il sub-continente. Sembra che la contemporanea formazione di partiti popolari e l’ampliamento del sistema partitico stia avvenendo come un vero e proprio processo di generazione di nuove élites. Il processo ha preso il via a causa del vuoto di governance creatosi per la mancanza di risposte al problema della povertà, in particolare in India, e della sicurezza, problema comune a entrambi i paesi, da parte del sistema dei partiti tradizionali che l’AAP ed il PTI contestano. Si vedrà nei prossimi anni se tali nuove élites saranno in grado di influenzare positivamente o meno il cammino politico dei paesi dell’Asia Meridionale.